La scorsa settimana ho accolto a Campobasso Barbara Spinelli, una donna esile, semplice e dai tratti garbati. Arrivava da Parigi, e insieme a giornalisti di Repubblica, che conoscono bene il Molise, ha voluto visitare la nostra regione, per ascoltare, capire e farsi un’idea di cosa succede nelle periferie dell’Unione Europea. Suo padre nel 1941 venne inviato al confino nell’isola di Ventotene dal regime fascista. E pur consapevole che i carri armati di Hitler spaziavano con la croce uncinata dai Pirenei a Stalingrado, trovò dentro di sé la forza di scrivere il Manifesto di un’Europa unita, democratica, popolare, senza frontiere né barriere. Suo marito, da Ministro del Tesoro del Governo Prodi, sostenne con determinazione le politiche di integrazione comunitaria, il rafforzamento dell’euro ed il consolidamento delle funzioni del Parlamento Europeo, della Banca Centrale di Francoforte e della Commissione.
Questa autorevole opinionista, ha voluto toccare con mano i disagi, i ritardi e gli effetti della crisi mondiale, in un territorio marginale che arretra, giorno dopo giorno, in termini sociali, economici e di speranza per il futuro. Ha voluto conoscere le battaglie di retroguardia di una classe dirigente locale, divisa, inconcludente e litigiosa, che si illude di risolvere nel pollaio molisano, lo scontro titanico in atto tra il capitalismo selvaggio americano ed il capitalismo autoritario cinese. Ai nuovi potenti del mondo conviene far saltare l’euro, avere tante piccole nazioni in lotta l’una contro l’altra, e smontare il progetto di unificazione politica che potrebbe mettere a rischio i nuovi equilibri globali. Lo schema è lo stesso delle potenze europee che per secoli si opposero all’unità d’Italia, così che il Ducato di Parma, il Granducato di Toscana o lo Stato Pontificio non creassero disturbi a Prussia, Austria e Francia. Se gli europei riusciranno ad accantonare i propri contrasti e mettere insieme le loro forze, saranno in grado di preservare la crescita economica, lo sviluppo locale, i diritti nel lavoro, il Welfare state, le tutele sociali e un modello politico fondato sulla dignità umana.
Dalla crisi non si esce inseguendo il Masaniello di turno, abbattendo il sistema e predicando improbabili rivoluzioni d’ottobre. Serve responsabilità, apertura mentale e capacità di cambiare approccio, privilegiando i talenti, investendo sul sapere, affermando la legalità, contrastando il degrado morale e adoperandosi per la soluzione dei problemi.
Nella sanità non possiamo tollerare sacche di sprechi, prebende e una gestione disinvolta che favorisca i soliti noti a danno dei malati e del sistema sanitario pubblico. Per questo dobbiamo incalzare il governo nazionale, reclamare i livelli essenziali d’assistenza e sollecitare la rimozione dei vertici dell’ASREM. Quanti imboscati ci sono nella struttura? Quanti medici ed infermieri svolgono la propria attività lontani dalle corsie ospedaliere in funzioni amministrative che potrebbero essere demandate serenamente ad altre figure?
Perché l’assessorato al bilancio si è dimenticato di assegnare un milione di euro, ricevuto dal governo, per i rimborsi dei libri di testo in favore di settemila alunni e studenti di famiglie meno abbienti? Per quali ragioni non si è mai riflettuto seriamente sul dimensionamento scolastico, sulla formazione integrata superiore, sul rapporto scuola-lavoro e sul collegamento tra fabbisogni del mercato del lavoro regionale e Università del Molise?
Perché da dieci anni non si riesce a bandire la gara per l’assegnazione del servizio di trasporto pubblico locale e si costringono gli utenti ed i lavoratori del settore a permanere in condizioni di precarietà, disagio ed incertezze? Che fine hanno fatto i 22 milioni di euro di finanziamento per l’Interporto di Termoli ed i 67 milioni assegnati da Roma per il dissesto idrogeologico? Perché da anni persistono i commissariamenti delle comunità montane, arrivando all’assurdo che questi enti non hanno più funzioni con l’impossibilità per i cento addetti di assolvere alle proprie prestazioni, mentre ci sono comuni, altri enti e la stessa regione che hanno carenze d’organico?
Come mai ogni anno la giunta paga parcelle per centinaia di migliaia di euro ad avvocati esterni quando ha alle proprie dipendenze legali preparati e competenti che potrebbero agire gratuitamente in difesa dell’amministrazione? Perché il Commissario ad acta della sanità stabilisce nel Bollettino Ufficiale del 16 giugno che l’unica PET-TC che resterà in funzione in Molise non sarà quella dell’ospedale Cardarelli ma quella della Neuromed di Pozzilli?
La politica è stordita dal caos nazionale, il sindacato insegue le emergenze, l’impresa porta i libri in tribunale ed i giovani non sanno dove fuggire. La fiducia viene meno e la rabbia cresce contro tutto e tutti in una miscela esplosiva simile alla Repubblica di Weimar. La fase è dura, Monti ha deluso molti italiani, la speculazione sui mercati persiste e la povertà aumenta insieme all’esasperazione. Restare lucidi, freddi e determinati in un simile frangente è molto difficile, ma non farlo, equivale a rubare il futuro ai nostri figli.☺
petraroia.michele@virgilio.it
La scorsa settimana ho accolto a Campobasso Barbara Spinelli, una donna esile, semplice e dai tratti garbati. Arrivava da Parigi, e insieme a giornalisti di Repubblica, che conoscono bene il Molise, ha voluto visitare la nostra regione, per ascoltare, capire e farsi un’idea di cosa succede nelle periferie dell’Unione Europea. Suo padre nel 1941 venne inviato al confino nell’isola di Ventotene dal regime fascista. E pur consapevole che i carri armati di Hitler spaziavano con la croce uncinata dai Pirenei a Stalingrado, trovò dentro di sé la forza di scrivere il Manifesto di un’Europa unita, democratica, popolare, senza frontiere né barriere. Suo marito, da Ministro del Tesoro del Governo Prodi, sostenne con determinazione le politiche di integrazione comunitaria, il rafforzamento dell’euro ed il consolidamento delle funzioni del Parlamento Europeo, della Banca Centrale di Francoforte e della Commissione.
Questa autorevole opinionista, ha voluto toccare con mano i disagi, i ritardi e gli effetti della crisi mondiale, in un territorio marginale che arretra, giorno dopo giorno, in termini sociali, economici e di speranza per il futuro. Ha voluto conoscere le battaglie di retroguardia di una classe dirigente locale, divisa, inconcludente e litigiosa, che si illude di risolvere nel pollaio molisano, lo scontro titanico in atto tra il capitalismo selvaggio americano ed il capitalismo autoritario cinese. Ai nuovi potenti del mondo conviene far saltare l’euro, avere tante piccole nazioni in lotta l’una contro l’altra, e smontare il progetto di unificazione politica che potrebbe mettere a rischio i nuovi equilibri globali. Lo schema è lo stesso delle potenze europee che per secoli si opposero all’unità d’Italia, così che il Ducato di Parma, il Granducato di Toscana o lo Stato Pontificio non creassero disturbi a Prussia, Austria e Francia. Se gli europei riusciranno ad accantonare i propri contrasti e mettere insieme le loro forze, saranno in grado di preservare la crescita economica, lo sviluppo locale, i diritti nel lavoro, il Welfare state, le tutele sociali e un modello politico fondato sulla dignità umana.
Dalla crisi non si esce inseguendo il Masaniello di turno, abbattendo il sistema e predicando improbabili rivoluzioni d’ottobre. Serve responsabilità, apertura mentale e capacità di cambiare approccio, privilegiando i talenti, investendo sul sapere, affermando la legalità, contrastando il degrado morale e adoperandosi per la soluzione dei problemi.
Nella sanità non possiamo tollerare sacche di sprechi, prebende e una gestione disinvolta che favorisca i soliti noti a danno dei malati e del sistema sanitario pubblico. Per questo dobbiamo incalzare il governo nazionale, reclamare i livelli essenziali d’assistenza e sollecitare la rimozione dei vertici dell’ASREM. Quanti imboscati ci sono nella struttura? Quanti medici ed infermieri svolgono la propria attività lontani dalle corsie ospedaliere in funzioni amministrative che potrebbero essere demandate serenamente ad altre figure?
Perché l’assessorato al bilancio si è dimenticato di assegnare un milione di euro, ricevuto dal governo, per i rimborsi dei libri di testo in favore di settemila alunni e studenti di famiglie meno abbienti? Per quali ragioni non si è mai riflettuto seriamente sul dimensionamento scolastico, sulla formazione integrata superiore, sul rapporto scuola-lavoro e sul collegamento tra fabbisogni del mercato del lavoro regionale e Università del Molise?
Perché da dieci anni non si riesce a bandire la gara per l’assegnazione del servizio di trasporto pubblico locale e si costringono gli utenti ed i lavoratori del settore a permanere in condizioni di precarietà, disagio ed incertezze? Che fine hanno fatto i 22 milioni di euro di finanziamento per l’Interporto di Termoli ed i 67 milioni assegnati da Roma per il dissesto idrogeologico? Perché da anni persistono i commissariamenti delle comunità montane, arrivando all’assurdo che questi enti non hanno più funzioni con l’impossibilità per i cento addetti di assolvere alle proprie prestazioni, mentre ci sono comuni, altri enti e la stessa regione che hanno carenze d’organico?
Come mai ogni anno la giunta paga parcelle per centinaia di migliaia di euro ad avvocati esterni quando ha alle proprie dipendenze legali preparati e competenti che potrebbero agire gratuitamente in difesa dell’amministrazione? Perché il Commissario ad acta della sanità stabilisce nel Bollettino Ufficiale del 16 giugno che l’unica PET-TC che resterà in funzione in Molise non sarà quella dell’ospedale Cardarelli ma quella della Neuromed di Pozzilli?
La politica è stordita dal caos nazionale, il sindacato insegue le emergenze, l’impresa porta i libri in tribunale ed i giovani non sanno dove fuggire. La fiducia viene meno e la rabbia cresce contro tutto e tutti in una miscela esplosiva simile alla Repubblica di Weimar. La fase è dura, Monti ha deluso molti italiani, la speculazione sui mercati persiste e la povertà aumenta insieme all’esasperazione. Restare lucidi, freddi e determinati in un simile frangente è molto difficile, ma non farlo, equivale a rubare il futuro ai nostri figli.☺
La scorsa settimana ho accolto a Campobasso Barbara Spinelli, una donna esile, semplice e dai tratti garbati. Arrivava da Parigi, e insieme a giornalisti di Repubblica, che conoscono bene il Molise, ha voluto visitare la nostra regione, per ascoltare, capire e farsi un’idea di cosa succede nelle periferie dell’Unione Europea. Suo padre nel 1941 venne inviato al confino nell’isola di Ventotene dal regime fascista. E pur consapevole che i carri armati di Hitler spaziavano con la croce uncinata dai Pirenei a Stalingrado, trovò dentro di sé la forza di scrivere il Manifesto di un’Europa unita, democratica, popolare, senza frontiere né barriere. Suo marito, da Ministro del Tesoro del Governo Prodi, sostenne con determinazione le politiche di integrazione comunitaria, il rafforzamento dell’euro ed il consolidamento delle funzioni del Parlamento Europeo, della Banca Centrale di Francoforte e della Commissione.
Questa autorevole opinionista, ha voluto toccare con mano i disagi, i ritardi e gli effetti della crisi mondiale, in un territorio marginale che arretra, giorno dopo giorno, in termini sociali, economici e di speranza per il futuro. Ha voluto conoscere le battaglie di retroguardia di una classe dirigente locale, divisa, inconcludente e litigiosa, che si illude di risolvere nel pollaio molisano, lo scontro titanico in atto tra il capitalismo selvaggio americano ed il capitalismo autoritario cinese. Ai nuovi potenti del mondo conviene far saltare l’euro, avere tante piccole nazioni in lotta l’una contro l’altra, e smontare il progetto di unificazione politica che potrebbe mettere a rischio i nuovi equilibri globali. Lo schema è lo stesso delle potenze europee che per secoli si opposero all’unità d’Italia, così che il Ducato di Parma, il Granducato di Toscana o lo Stato Pontificio non creassero disturbi a Prussia, Austria e Francia. Se gli europei riusciranno ad accantonare i propri contrasti e mettere insieme le loro forze, saranno in grado di preservare la crescita economica, lo sviluppo locale, i diritti nel lavoro, il Welfare state, le tutele sociali e un modello politico fondato sulla dignità umana.
Dalla crisi non si esce inseguendo il Masaniello di turno, abbattendo il sistema e predicando improbabili rivoluzioni d’ottobre. Serve responsabilità, apertura mentale e capacità di cambiare approccio, privilegiando i talenti, investendo sul sapere, affermando la legalità, contrastando il degrado morale e adoperandosi per la soluzione dei problemi.
Nella sanità non possiamo tollerare sacche di sprechi, prebende e una gestione disinvolta che favorisca i soliti noti a danno dei malati e del sistema sanitario pubblico. Per questo dobbiamo incalzare il governo nazionale, reclamare i livelli essenziali d’assistenza e sollecitare la rimozione dei vertici dell’ASREM. Quanti imboscati ci sono nella struttura? Quanti medici ed infermieri svolgono la propria attività lontani dalle corsie ospedaliere in funzioni amministrative che potrebbero essere demandate serenamente ad altre figure?
Perché l’assessorato al bilancio si è dimenticato di assegnare un milione di euro, ricevuto dal governo, per i rimborsi dei libri di testo in favore di settemila alunni e studenti di famiglie meno abbienti? Per quali ragioni non si è mai riflettuto seriamente sul dimensionamento scolastico, sulla formazione integrata superiore, sul rapporto scuola-lavoro e sul collegamento tra fabbisogni del mercato del lavoro regionale e Università del Molise?
Perché da dieci anni non si riesce a bandire la gara per l’assegnazione del servizio di trasporto pubblico locale e si costringono gli utenti ed i lavoratori del settore a permanere in condizioni di precarietà, disagio ed incertezze? Che fine hanno fatto i 22 milioni di euro di finanziamento per l’Interporto di Termoli ed i 67 milioni assegnati da Roma per il dissesto idrogeologico? Perché da anni persistono i commissariamenti delle comunità montane, arrivando all’assurdo che questi enti non hanno più funzioni con l’impossibilità per i cento addetti di assolvere alle proprie prestazioni, mentre ci sono comuni, altri enti e la stessa regione che hanno carenze d’organico?
Come mai ogni anno la giunta paga parcelle per centinaia di migliaia di euro ad avvocati esterni quando ha alle proprie dipendenze legali preparati e competenti che potrebbero agire gratuitamente in difesa dell’amministrazione? Perché il Commissario ad acta della sanità stabilisce nel Bollettino Ufficiale del 16 giugno che l’unica PET-TC che resterà in funzione in Molise non sarà quella dell’ospedale Cardarelli ma quella della Neuromed di Pozzilli?
La politica è stordita dal caos nazionale, il sindacato insegue le emergenze, l’impresa porta i libri in tribunale ed i giovani non sanno dove fuggire. La fiducia viene meno e la rabbia cresce contro tutto e tutti in una miscela esplosiva simile alla Repubblica di Weimar. La fase è dura, Monti ha deluso molti italiani, la speculazione sui mercati persiste e la povertà aumenta insieme all’esasperazione. Restare lucidi, freddi e determinati in un simile frangente è molto difficile, ma non farlo, equivale a rubare il futuro ai nostri figli.☺
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