l’inedito fattibile
2 Luglio 2012
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l’inedito fattibile

 

Estate, tempo di mare. Secchiello e paletta fanno la felicità dei bambini per i loro giochi di sabbia, con gli stampini poi vengono riprodotte immagini. Per loro è normale ed è fin troppo bello seguirli nelle fantasie creative. Quello che è anomalo e ci preoccupa non poco sono invece due categorie di adulti alle prese con la sabbia: quelli che a mo’ del classico struzzo preferiscono infilarvici la testa per non vedere e sentire che cosa sta accadendo intorno a loro e quelli che amano insabbiare tutto ciò che sa di nuovo, di problematico, di diverso, mentre nel contempo si fanno proseliti con lo stampo, vere clonazioni di discutibili originali.

Sarà che siamo dalla parte di chi il mare non può permetterselo, in ogni caso contagiati e interpreti della rabbia di quelli, sempre troppi, che ancora arrostiscono nelle casette di legno perché per loro la ricostruzione, a dieci anni dal terremoto, non ancora prende corpo, pretendiamo ben altro che una pacca sulla spalla attestante solidarietà mista a commiserazione. Non è più possibile né imboscarsi per evitare di assumersi responsabilità né continuare a fare i pupari pensando di manovrare le persone a proprio uso e consumo. Auguriamo ben altra sorte ai terremotati dell’Emilia Romagna!

Nella società come nella chiesa cerchiamo l’inedito fattibile, per usare un’espressione cara a Paulo Freire. Forse non abbiamo ancora raggiunto il fondo a livello nazionale se gli indignati non sono ancora così numerosi da porre fine a un governo di banchieri, ultima emanazione di un capitalismo onnivoro, che tiene assoldati i partiti dell’ex maggioranza con quelli che avrebbero dovuto essere alternativi e di opposizione. Insieme formano un cocktail così indigesto da diventare incapaci di rinnovare la politica, cambiando la legge elettorale, e di schierarsi dalla parte dei lavoratori, facendo ripartire l’economia.

Nel Molise, naturalmente, le cose non vanno meglio. Il temporaneamente retrocesso a due volte presidente della giunta regionale, grazie ai giudici che hanno provvisoriamente rese nulle le ultime elezioni, nonché tre volte impareggiabile e ineguagliabile commissario, ma ahimè commissariato sulla sanità, inquisito sui fondi del terremoto, segnalato per gli sperperi del dopo alluvione, fa ancora il bello e il cattivo tempo. Lui detta e finanche buona parte della sedicente opposizione esegue. Il classico stringiamoci a coorte per tutelare la casta anziché i cittadini, già collaudato a livello nazionale. Premesso che i giudici non ci sono stati mai particolarmente simpatici in quanto se la legge è uguale per tutti è altrettanto vero purtroppo che non tutti sono uguali per la legge e in genere, come il cane, rischiano di mordere solo e sempre lo stracciato, ci chiediamo: possibile che ci sono voluti loro per mettere in luce che cosa accade nel regno di Iorio? Ora che i giudici hanno dato la stura, cominciano a dissolversi pure i fedelissimi, mentre l’opposizione litiga intorno a una questione esistenziale: a chi tocca giocare col secchiello e la paletta!

Seguiamo con attenzione e interesse il movimento giustizia e libertà dato che, perseguendo proprio l’inedito fattibile, chiede regole chiare di partecipazione democratica in modo che la gestione della cosa pubblica non continui ad essere esclusiva di pochi macchinisti incapaci di mantenere il treno sui binari della correttezza e del servizio. Non prestare ascolto al dissenso, ostinarsi a rimanere asserragliati nei palazzi abbandonati pure dai portieri significa che presto dovranno gettarsi dalle finestre e non è detto che si trovino a passare persone con il telone teso, pronte a evitare loro un rumoroso tonfo.

Mentre il centrodestra scricchiola, il centrosinistra fa di tutto per non essere un’alternativa credibile. Ad Isernia, per esempio, il centrodestra preso atto della sconfitta politica (la gente ha gradito i candidati che erano in maggioranza, ma non la loro leader che, guarda caso, era la sorella del facente funzione di governatore) ha provveduto a dimettersi per tornare alle elezioni; soggetti invece come Leva, segretario regionale del pd e Ruta, ancora e sempre lui, col grado di presidente di quattro gatti, animano la protesta contro le dimissioni perché così non possono fare gli inciuci a cui sono adusi. Un’alternativa seria a livello locale come a livello nazionale ha bisogno anzitutto di idee che devono poi necessariamente camminare sulle gambe di persone credibili e non compromesse.

E tutto questo vale anche per l’istituzione chiesa che sta implodendo. La gerontocrazia vaticana finalmente comincia ad essere messa a nudo. Il grave non è che qualcosa cominci a trapelare e ad essere divulgato, ma che siano potuti accadere simili squallidi giochi e che i sacri (?) palazzi possano ospitare persone così bieche. Cardinali come Bertone, con la schiera di faccendieri e intrallazzatori, non hanno ragione di rimanere un minuto in più in Vaticano, anzi è proprio questo staterello che non ha più ragione di esistere, ammesso che l’abbia avuta in passato. Un’impostazione sinodale del papato e la presenza di donne (dove sta scritto che queste non possono essere cardinali, visto che è solo un titolo onorifico?) forse comincerebbero a ridare dignità a una realtà sempre più divorata dai corvi. Una chiesa altra certamente diventerebbe spinta per una politica altra e non assisteremmo perlomeno più all’attuale degradante asservimento reciproco. ☺

 

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