L’unione fa la forza
17 Marzo 2026
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L’unione fa la forza

La copertina del Messaggero di Sant’Antonio di gennaio riporta un’ immagine veramente bella, che oltre a catturare la mia attenzione per il colore, raffigura tre piccole formichine che, come giocolieri e funamboli, trasportano il loro cibo per l’inverno aiutandosi reciprocamente. Basterebbe essere solo un po’ più attenti nell’osservare la natura che ci circonda e imparare da essa per comprendere come la sinergia, gli intenti comuni e il lavorare non solo per sé stessi, equivale a sviluppare la crescita personale e della collettività.
“Homo homini lupus” sentenziavano gli antichi. Ogni essere umano è una belva nei confronti del suo simile. È questo ciò che ha scritto Plauto 2.200 anni fa… ma è davvero ancora così? Collaborare invece dovrebbe essere “la parola d’ordine”, come ritroviamo nel titolo di un saggio del professor Ennio Ripamonti, psicologo e formatore, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ripamonti afferma che, attraverso una strategia collaborativa, si ottengono risultati molto più efficaci. “Si fa massa critica” e si mettono insieme le risorse unendo il proprio pezzetto, a quello degli altri proprio come in un puzzle, sviluppando quell’intelligenza connettiva che ci permette di collegarci con gli altri diversi da noi. L’unione ci permette di uscire fuori dal nostro “io” creando ponti di incontri e non di scontri.
Oggi sembra che siamo ritornati al darwinismo sociale dove a sopravvivere era il più forte, quello capace di dominare e perfino di eliminare il più debole. In realtà anche Darwin aveva compreso l’ importanza della cooperazione tra specie.
Perché allora, per noi umani, è così difficile collaborare? In tutta onestà non riesco a dare una risposta… anche io mi pongo spesso questa domanda e soprattutto se anche io riesca a farlo. Quello che so con certezza è che non è facile… no, non lo è. È una continua ginnastica e quando i miei muscoli risentono dello “sforzo fisico” torno indietro nel tempo. Ho vissuto in una grande famiglia, una vera palestra per imparare “a collaborare”. Abbiamo dovuto imparare da subito a condividere gli spazi, i giochi, talvolta anche i libri, i vestiti perché eravamo numerosi e ognuno faceva il proprio lavoro. Ad iniziare da mio padre e mia madre e poi dal più piccolo al più grande (anche se i più piccoli venivano a volte esonerati!).
Per essere capaci di collaborare serve un processo educativo. La collaborazione non esclude il conflitto: “A volte si pensa che si debba sempre andare d’accordo con gli altri, ma sappiamo bene che non è cosi”, scrive Ripamonti, che continua affermando che si può arrivare a collaborare anche passando da controversie e differenti opinioni. Collaborare e fare squadra è un vantaggio per tutti. Un motore per la crescita, soprattutto se cresciamo in ambienti dove vengono valorizzate le capacità competitive senza arrivare ad esasperare la competizione.
Il Papa nel suo messaggio per questa Quaresima ci invita ad un ascolto fatto di relazione con l’altro, al digiuno ma ad avere fame di giustizia e di responsabilità, in famiglia, tra amici e nelle comunità. Di lasciare le parole di odio per far posto invece a parole di speranza e di pace. Ci invita “all’insieme”, al desiderio della condivisione non solo di fede ma di vita.
Facciamo tutti parte della famiglia umana, una famiglia che ci è stata donata, in cui ognuno di noi può dare il proprio contributo attraverso il lavoro e l’impegno. Personalmente non ho mai ritenuto i lupi animali volutamente cattivi. Vivono il loro essere animali selvatici come la loro natura richiede. E non credo nemmeno che gli agnelli siano miti e indifesi. Anche loro vivono la loro condizione di essere ciò che sono.
Noi siamo nati donne e uomini… viviamo il nostro essere. Possiamo però impegnarci ad essere una forza buona e cooperativa. Né lupi e né agnelli.☺

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