Maestra sempre
1 Marzo 2014 Share

Maestra sempre

Da neo-pensionata sto vivendo una vacanza senza scadenze, ma ancora non riesco ad abituarmi. Ogni tanto, presa da un’insopprimibile nostalgia, torno a scuola e, per gentile concessione delle colleghe, tento persino una lezione, però  non è la stessa cosa: la felicità di stare con i bambini è offuscata dalla consapevolezza di un rapporto precario, fittizio, quasi di frodo. La scuola dà dipendenza se vissuta con passione  e io cerco di disintossicarmi pensando che essa sta irreversibilmente cambiando e che negli ultimi tempi già avvertivo il disagio delle innovazioni con l’uso di strumenti telematici: giudizi, pagelle, registri e altro in formato elettronico.

La mia non vuole essere una difesa ostinata della scuola tradizionale sostenuta anacronisticamente contro il divenire della storia e il mutare dei tempi che stanno informatizzando sistemi educativi, vite e coscienze, trasformando, anzi quasi disumanizzando, modi di pensare, strutture e rapporti interpersonali. Ormai il futuro dell’educazione non può prescindere dalle tecnologie digitali che sembrano contribuire a migliorare oltre che le procedure amministrative, la stessa  qualità didattica essendo  considerate un  mezzo naturale, vicino al mondo e alle attitudini degli allievi. Oggi ci sono addirittura progetti ed esperienze concrete di formazione a distanza veicolati mediante il computer e internet che omologano persino i ruoli tra discenti e docenti in un continuo interscambio di saperi. Tutto ciò per ora riguarda università, scuole superiori e alcune scuole di primo e secondo grado, ma finirà per travolgere, inevitabilmente, anche le scuole dei più piccoli.

Pur con tutto il rispetto per le tecnologie e le loro promesse, per me l’insegnante resta il primo e il più importante mediatore didattico. Non so immaginare l’insegnamento senza il contatto, la vicinanza tra persone, la reciprocità, la condivisione, il tempo come dono; né concepire un rapporto educativo che si apra più alla mente che al cuore e che non abbia davanti un volto che,  interpellandoti non solo con le parole ma anche con gli sguardi, il tono della voce, i silenzi, ti offra  la chiave per entrare e restare in un’anima che, trepidante e sconosciuta, aspetta solo di essere  scoperta, ascoltata, nutrita e amata.

Sarò obsoleta, deamicisiana, ridicolmente romantica, ma sono convinta che nell’insegnamento sia indispensabile creare dei legami, stabilire una solidità affettiva, fonte di conoscenza vera, capace di scuotere dai bambini, ragazzi o giovani che siano, l’aggressività, l’insicurezza, il nonsenso che tante volte li abita; li incoraggi a camminare per vie autonome nella solitudine e nella relazione e a guardare con speranza al domani e agli uomini.  ☺

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