Marius pictor
7 Luglio 2026
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Marius pictor

Mario de Maria, noto anche con lo pseudonimo di Marius Pictor, è stato un importantissimo pittore e architetto italiano. Nato a Bologna nel 1852 e morto nel 1924, è considerato uno dei massimi esponenti del Simbolismo italiano.
Pittore delle lune
La sua figura è celebre per le sue atmosfere misteriose e per il soprannome dato dall’amico Gabriele D’Annunzio: il “pittore delle lune”, dovuto alla sua straordinaria capacità di catturare la luce notturna e crepuscolare. Il suo interesse era rivolto verso lo studio della luce tanto diurna, quanto notturna, artificiale o naturale. “Non immagini quanto mi fa piacere la discussione sul mio quadro” scriveva da Lilienthal “perché realmente io pure non saprei dirti se rappresenti sole o luna”. Spiegherà che i suoi quadri sono ambientati in luci né diurne né notturne, ma mentali.
Questa luminosità astratta della realtà crea sospensioni temporali ideali per accogliere le trasfigurazioni e le animazioni della natura suggerite dalla scienza di fine Ottocento alla poesia e all’arte. La luce naturale è indagata nelle sue diverse sfumature ed è volta a generare composizioni suggestive e soprannaturali.
Vedutista urbano
De Maria era solito inserire nelle sue vedute urbane delle finestre illuminate, come si vede in Capri di notte e Un arco di pescheria a Roma. In questo modo egli lascia intendere una presenza umana, un barlume di vita che è però solo accennato nel silenzio della scena.
Sempre durante il suo periodo romano il mistero si infittisce e in Antiche architetture la luce da gialla diventa rosso fuoco. Potremmo immaginare che qualcuno stia leggendo un libro, ma dobbiamo pensare che a fine Ottocento l’illuminazione funzionava a gas ed era ancora costosa, quindi usarla nel pieno della notte potrebbe significare dover far fronte ad un’emergenza.
Simbiosi di architetture
Durante il periodo trascorso a Venezia, Marius realizza Angolo di Venezia con Madonnina e Convegno amoroso, in cui il gioco di luci fa trasparire, da una tenda aperta la presenza di qualcuno che abbia acceso la luce della finestra – il primo quadro; nel secondo i due “protagonisti” sembrano voler entrare a Palazzo Gritti con fare furtivo e le illuminazioni sono diverse: la luce gialla di una festa e una luce rossa molto sensuale e diabolica.
Al periodo romano appartiene Una sera d’estate a Parigi produce l’effetto opposto: l’illuminazione sembra essere esagerata e non pertinente rispetto al cielo presumibilmente pomeridiano. Questa contraddizione restituisce un senso straniante e angosciante.☺

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