Verità svelata
15 Ottobre 2021
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Verità svelata

Quando Bernini era ormai scomparso da diverso tempo, il figlio Domenico pubblicò una biografia, alla stesura della quale aveva impiegato diversi anni, alla quale, su richiesta del Padre, aveva messo mano. Molto spazio in essa è riservato alla dolorosa vicenda dei campanili e alle sue conseguenze.

Dopo un resoconto dei fatti, l’autore racconta che il padre “in quel medesimo tempo, in cui abbandonato dalla fortuna, fece vedere a Roma le più belle opere, persuaso eziandio, che sí come suole il falso prendere vigore dalla prestezza così la verità della sua buona fede risorgerebbe più bella colla dimora e col tempo. E questo sentimento che fu a lui di consolazione espose a noi un meraviglioso gruppo, in cui rappresentarsi il Tempo che scopre la Verità”.

La scultura a cui Domenico fa riferimento è la Verità Svelata dal Tempo alla cui lavorazione Gian Lorenzo si dedicò di propria iniziativa tra il 1646-1652, mosso dal desiderio di far parlare il marmo al suo posto.

Bernini iniziò a meditare su quest’ opera, di cui rimangono bozzetti conservati a Lipsia nel Museum der Bildenden Künste intorno al 1646, ma si dedicò più intensamente all’esecuzione dell’opera dopo il 1651, dopo che la fontana dei Quattro Fiumi riaffermò pubblicamente, soprattutto agli occhi di Innocenzo X, la verità della sua grandezza d’artista: la sua ardita scelta di appoggiare l’obelisco della fontana su un falso, uno scoglio vuoto all’interno, dando prova della sua capacità di gestire le grandi strutture e i relativi pesi.

Testamento

Gian Lorenzo parla della Verità nel testamento ed offre la sua interpretazione per far luce su quanto la storia di quest’opera fosse effettivamente legata al suo vissuto: “E perché delle mie opere, non senza raggione, ho ritenuto presso di me la statua della Verità dal Tempo, perciò cade do questa statua sotto la presente disposizione testamentaria voglio che stia in casa dove abiterà il primogenito, per aver in perpetuo una memoria, nella mia discendenza, della mia persona scoperta a, come ancora, perché guardando quella, tutti i miei discendenti potranno ricordarsi la più bella virtù del mondo consiste nella verità: perché, alla fine, questa viene di scoperta dal Tempo”.

Gli eredi nel 1924 posero la statua in deposito presso la Galleria Borghese di Roma, dov’è custodita.

Donna, sole, terra

Bernini scolpì una donna nuda dal corpo declinato, in trasognato abbandono, seduta su un masso con in mano il sole, ai piedi il globo terrestre: “la Verità” è illuminata dalla luce divina che è più grande di tutte le cose terrene. Un voluminoso drappo che precedentemente l’avvolgeva è sollevato alle spalle. La scultura esprime una vibrante sensualità nella morbidezza del corpo svelato,  complice anche la posizione più che disinvolta in cui è resa, con le gambe divaricate. Nel saggio Veritas, pubblicato nel 1998, Mattias Winner osserva: nonostante la postura non mostri “sufficiente decoro come dovrebbe accadere in un nudo femminile, la figura comunica un tranquillo abbandono nella sua nudità, che non ha nulla d’impudico. L’espressione fa parte dell’intima essenza della Verità, offrirsi senza veli alla vera luce: la nuda Veritas”.

L’artista utilizzò un blocco di marmo. Sono visibili le fasi della lavorazione: alle superfici perfettamente rifinite con la levigatura, sono evidenziate le parti non finite. “Il metafisico splendore luminoso che si associa alla rivelazione della Verità non trova equivalente nel sole sorretto dalla statua, ma emana da tutte le membra femminili, levigate, tanto da riflettere luce” (Tomaso Montanari, 2004 Monografia, Veritas).☺

 

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