Nuovo ordine sociale
23 Maggio 2020
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Nuovo ordine sociale

“Prudenza e obbedienza, perché la pandemia non torni”. È il titolo del fondo de L’Osservatore Romano del 29 Aprile, un fondo di grande sapienza nel giorno in cui “i nani e ballerini” della stampa e della politica italiana aggredivano l’isolato presidente del consiglio Conte. Trovo ripugnante la miseria di quella parte della classe dirigente italiana che come l’ultimo degli sciocchi guarda, pur nella tragedia dei nostri tempi, il suo particolare ignorando la foresta di problemi che la società italiani e milioni di poveri cristi hanno davanti a sé. Campione di questo bestiario è il sen. Renzi.
Un passo avanti, due indietro è un saggio che Lenin scrisse nel 1904, un’immagine che bene si adatta alla storia di questi mesi di sofferenza. Scoppiata la pandemia, salvo qualche scriteriato irresponsabile, il mantra che uomini di governo, commentatori e tanti altri hanno ripetuto suonava così: “abbiamo imparato la lezione, domani nulla sarà più come prima”.
Le lezioni sono molto semplici e drammaticamente serie.
In primis l’origine del problema che ad oggi vuol dire milioni di contagiati, qualche centinaia di migliaia di morti e un disastro economico. Queste disgrazie non dipendono né dal pipistrello, né dal mercante di Wuhan. Non è un caso che da diversi anni scienziati e ricercatori avevano annunciato l’arrivo di una pericolosa pandemia. Il problema è nella meticolosa ferocia con la quale il mondo degli umani, ai tempi del neocapitalismo, ha devastato la natura e frantumato gli equilibri eco-ambientali più profondi. L’ obiettivo non dichiarato ma praticato con costanza certosina è stato, ed è, quello di trasformare il Pianeta in una immensa fabbrica con tutti quegli effetti collaterali che sono degni del museo degli orrori. L’ingordigia di questa società, dominata dal feticismo delle merci e dal profitto a qualsiasi costo, ha rotto l’equilibrio nella natura che si era affermato in milioni di anni. Questa rottura ha prodotto un salto di qualità, una frattura epocale. Sino a ieri le epidemie, le pandemie, le pestilenze erano delle casualità, degli eventi drammatici ma straordinari; oggi il rischio reale è la convivenza con le pandemie, la moltiplicazione nel tempo e nei luoghi di incontrollabili epidemie. La prima lezione è quindi chiara: ricostruire l’equilibrio fra uomo e natura, fare della “sostenibilità” la stella polare del tempo che verrà.
La seconda lezione, non meno eloquente, riguarda l’ organizzazione delle nostre comunità, la nostra vita sociale. Dalla fine degli anni ‘70 in Italia e in tutto l’ Occidente è in corso un’ opera sistematica di demolizione dello stato sociale, ovvero di quel sistema di leggi, regole e diritti sociali che il movimento operaio e popolare ha conquistato dopo la seconda guerra mondiale. Conquiste che hanno significato una civilizzazione degli aspetti più aspri e crudeli del capitalismo. Nella sanità la demolizione del welfare state si è mossa in due direzioni: una riduzione della spesa, un taglio dei servizi, del personale medico e paramedico. La spesa sanitaria in Italia è considerevolmente più bassa di quella tedesca e francese e questo paradossalmente mentre la sanità è divenuta sempre più la discarica di grandi e irrisolti problemi sociali. In secondo luogo abbiamo avuto uno svuotamento della riforma sanitaria del 1978, ovvero una rimozione di fatto dei princìpi della prevenzione e della medicina nel territorio, e una centralità monopolistica dell’ ospedale. Questa vera e propria controriforma si è completata con una promiscuità spesso per- niciosa con gli interessi del settore privato, più del 50% delle risorse finanziarie vanno alla sanità privata e alle esternalizzazioni. Queste le ragioni fondamentali della mancanza di controllo e gestione sanitaria del coronavirus. La lezione dovrebbe quindi essere chiara: riprendere le fila della riforma del 1978, riportare al centro la cultura della prevenzione, la promozione della salute e un ospedale non più “fordista”, ma luogo democratico per i pazienti e per chi vi lavora.
Terza lezione, il destino e l’uso delle risorse finanziarie dello Stato e dell’Europa, decisivi per la resistenza sociale dei cittadini e per la ripresa dell’economia. I tanti miliardi annunciati da Conte si sono impaludati nelle maglie della burocrazia della Pubblica Amministrazione e nei corridoi del sistema bancario. È storia antica e usuale nel nostro paese, ma questa volta la questione è particolarmente dolorosa, gronda di “lacrime e sangue”, e molti dei nostri cittadini rischiano di non vedere il nuovo giorno. È questa una ferita che può diventare purulenta per la stessa democrazia.
In queste settimane di pandemia, dopo anni di oscurantismo, tutti questi problemi sono tornati all’ordine del giorno e in tanti hanno manifestato buone intenzioni.
Ora siamo alla prova del budino e se il buongiorno si vede dal mattino, le cose non si mettono bene e forte è il rischio dei leniniani “due passi indietro”. La svolta verde in economia e nell’industria è tornata in un angolo e sono riprese a cantare le sirene del passato: in agricoltura la ministra Bellanova è al servizio delle corporazioni di sempre, le voci che chiedono una nuova rivoluzione del servizio sanitario sono sempre più sole e le nefandezze del sistema burocratico-finan- ziario sono coperte dagli schiamazzi di una destra sfascista e pericolosa. Insomma si ripropone una verità antica: quando una crisi esplode o le forze di sinistra e democratiche con il “popolo in movimento” aprono le porte a un nuovo e giusto ordine sociale o grande è il rischio che il morto torni ad afferrare il vivo.☺

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