Nani e giganti
18 Febbraio 2020
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Nani e giganti

Mentre mi accingo a scrivere queste righe, nel maldestro tentativo di sostituire, provvisoriamente, il mio caro amico Domenico D’Adamo, è scoccato il silenzio elettorale. L’intera Penisola è ancora una volta col fiato sospeso, guardando alle regionali come fossero elezioni di midterm. Ignorando, però, che la degenerazione della politica verso il populismo più sfrenato si alimenta anche dal racconto dei commentatori, più o meno blasonati, che si aspettano conseguenze immediate a seguito di ogni tornata elettorale. Come a dire: è importante spararla sempre più grossa per ottenere risultati immediati, tanto non si avrà mai il tempo di portare a termine un programma politico di ampio respiro. Non c’è poi da meravigliarsi se, uscendo dalle sale cinematografiche, molti osannano come grandi statisti, anzi giganti, quei politici della Prima Repubblica ai quali lanciavano monetine trent’anni fa. Non possiamo dare loro torto, se mettiamo a confronto il Craxi di Sigonella col Salvini che scodinzola dietro a Putin e si fa grosso al citofono di un minore ignaro.

Il “cazzaro verde” continua a macinare consensi, parlando alla pancia di cittadini che non leggono più, non s’informano, non hanno più opinioni, né un briciolo di umanità. Questa fase della storia repubblicana sarà probabilmente ricordata come un momento di grande instabilità. Mai si erano viste maggioranze cambiare dalla sera alla mattina, percentuali così ballerine da creare e disfare movimenti politici nel giro di poche settimane. Ora siamo tutti lì a rivolgere le nostre speranze sulle giovani Sardine, un’aggregazione che cerca di convogliare i sentimenti di sinistra – di cui non nascondo di sentire io stesso una forte nostalgia – pur senza una minima idea di quale debba essere il futuro del Paese. Uniti contro la violenza verbale e politica di una destra sempre più xenofoba e razzista, ma privi di un piano per contrastarla. Siamo, insomma, alle solite.

La situazione non è certamente più rosea nel nostro martoriato Molise. Il Presidente Toma non manca occasione per osannare l’ottimo esempio di buongoverno del centrodestra “unito”. Omettendo di aggiungere il complemento “dalle poltrone”. Mentre le altre regioni già programmano le priorità di spesa per gli anni a venire, noi siamo indietro con l’approvazione del bilancio. Il professore, gran maestro di contabilità, non fa altro che nascondere sotto al tappeto debiti fuori bilancio, concorsi irregolari, esternalizzazioni di ogni sorta di servizi. La Corte dei Conti lo bastona, lui intima all’opposizione di “studiare!”. Abbiamo una sanità allo sbando, è sotto gli occhi di tutti ma, neanche fosse un bambino capriccioso, si arrocca sulla sfida al Governo nazionale per ottenere l’ennesima onorificenza: la nomina a commissario. Sarà forse perché il suo più grande sponsor politico, che detiene una grossa fetta della sanità privata e che decide, de facto, chi siederà sulla poltrona più importante di via Genova, ha bisogno di avere un interlocutore diretto in materia di rimborsi? Se la sanità pubblica muore, però, lo fa a vantaggio di una privatizzazione sempre più palese. E a nulla saranno valsi gli sforzi dei 5stelle nello sblocco del turnover, se in Regione nessuno si attiverà per accelerare i concorsi.

Siamo in tempi di vacche magre, lo sappiamo, ma allora perché conservare carrozzoni come le Comunità montane, in “liquidazione” da 9 anni, ma con continui aumenti di risorse? A cosa serve avere qualche consigliere in più a Palazzo Moffa, se da settimane la maggioranza rallenta i lavori per paura di andare ancora una volta sotto? In attesa di un rimpasto, rimpastino o ribaltone che sia, i molisani senza lavoro e senza diritti assistono inermi al teatrino della politica. L’ex governatore è ormai al centro dell’aula e vota “secondo coscienza”, una volta con la maggioranza, l’altra con l’opposizione, finché non riceverà l’agognata poltrona. Un gigante rispetto a Toma, non fosse altro per esperienza e tattica politica. Le ex Lega che, in linea con quanto fa il partito a livello nazionale, fanno un gran rumore ma senza coraggio. Anche loro, alla ricerca di una più comoda cadrega.

Nel frattempo, i 5stelle si sgolano ad ogni seduta e, dopo aver prodotto molte più proposte di legge rispetto alla maggioranza, sono chiamati ingiustamente a rispondere delle vicende di Roma. Ma è ancora lì, sarò di parte, che ripongo le mie speranze. Se il Movimento riuscirà a superare il suo limite più grande, la post-ideologia, potrà ancora proporsi per rappresentare i cittadini stanchi del nanismo politico dominante. E, magari, continuare la lotta contro i poteri forti, i ladri e i ruffiani, che hanno costretto intere generazioni ad emigrare. Decidendo di stare dalla parte che meglio rappresentano: i cittadini senza santi in paradiso, gli ultimi, quelli che si definiscono moralmente “di sinistra”. Comunque vada, restano dei giganti per averci provato con tanto ardore.

Tornando al Bel Paese e al suo clima gattopardesco, in cui si fa rumore affinché tutto resti uguale, possiamo dire che Davide non è stato il solo ad aver sconfitto un gigante. La politica dei nani temo stia prendendo il sopravvento.☺

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