Pace
14 Novembre 2025
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Pace

La Pace… che non è quella stanza bianca dalle pareti imbottite dove ogni memoria è persa, ma una strada, che attraversa città ferite, con le saracinesche abbassate e i vetri infranti e che tuttavia nasconde un posto abitato dove all’alba qualcuno scalda del latte e con due tazze mette in pausa la notte. La Pace… che quando arriva, non cancella il rumore, solo gli dà un senso, un significato, lo accorda. La Pace… che non basta cercarla nel petto, seduti a bordo letto, contando i respiri fino a dieci, ma che diventa misura reale negli ulivi non sradicati, nelle aule ancora aperte, nelle parole che viaggiano senza scorta e tornano integre. La Pace… che è arte minuziosa come di chi rammenda una vela dopo la furia della tempesta. La Pace… che chiede di allenare lo sguardo a riconoscere un volto prima di un confine, una storia prima di una bandiera. La Pace… che necessita di coraggio nel deporre non solo le armi, ma anche quei proclami altisonanti. Perché ogni guerra comincia con una frase pronunciata troppo forte e finisce (se finisce) quando qualcuno decide di abbassare il tono, di parlare piano piano. La Pace… che non è un premio ma un patto quotidiano da firmare al banco del mercato, restituendo il resto giusto; nel traffico, lasciando spazio e tempo; nelle riunioni, quando timidamente qualcuno azzarda un “non sono d’accordo” e nessuno la scaccia. È la politica delle attenzioni, la diplomazia del considerare anche le cose più piccole.
La Pace… che non è “definizione” di stati, ruoli o competenze, ma una scelta ostinata e paziente di tenere insieme ogni diversità: “Il lupo con l’agnello, il leopardo con il capretto; il vitello con il leoncello, la vacca con l’orsa”, il sogno di Isaia (Isaia 11,6-7) e per questo mi permetto di sognare anch’io: un mondo dove i bambini imparano l’alfabeto in più lingue tanto da non avere più bisogno di tradurre il loro pianto. Un mondo dove i padri e le madri possono riposare senza balzare in piedi al minimo scricchiolio e dove i mezzi di informazione tornano a raccontare di catastrofi evitate, di campi che producono ancora spighe, di treni che arrivano in orario. Non è ingenuità la mia, no, è progetto al quale lavorare. Progetto che ha il suo inizio in gesti semplici e concreti: una porta aperta, una mano tesa, una parola d’amore…☺

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