Pasqua, domani?
Sul carro armato posò il grigio la tortora
e il cecchino di fronte non esitò sul grilletto.
Neanche il bianco della colomba a fianco,
nessun bagliore di pietà. Ferro al ferro, di fumo.
(Pasqua del quarantatré e volavano piume).
Una volta ancora il libro alto del pope
divenne groviera. Mantello rosso, frontiera.
Eppure in petto tramandano dolci i saggi
buone azioni, sermoni ad effetto i “sanitari”
delle buone novelle, oggi. Nei fasciatoi,
sui sagrati ingioiellati. Parate di aerei in saldo.
Ogni anno mi ritrovo al cospetto di film retrò
processioni d’incatenati al ricordo.
A che pro, da duemila anni e passa
se il sentiero tracciato è ancora stracciato
senza redenzione.
Colombe voleranno tra le mani e tortore
e l’usignolo insieme al corvo, al falco, all’uomo-
fra le teste, tra i rami palmati, fra i piombi.
Sarà ancora festa, domani, a bordo
tra bagordi e strette di mano d’ordinanza
e l’uovo da scambiare che addolcisce l’amaro?
Il sospetto d’un uomo che non rinasce mai.
Eppure Qualcuno è risorto dalla pietà.
Anche domani.
Era domani d’un’altra era?
