Patto tra eletti ed elettori
21 Giugno 2016
La Fonte (351 articles)
0 comments
Share

Patto tra eletti ed elettori

Conosceremo a breve i risultati della consultazione per il rinnovo di molte amministrazioni locali, a partire da quelle di Roma, Milano e Napoli. L’ultima settimana del mese sarà dedicata al campionato dell’interpretazione del voto e, in quella specialissima competizione, ciascuno avrà modo di attribuirsi una vittoria e una medaglia. Saranno cancellate, da un giorno all’altro, le reciproche accuse di compromissione con l’italica propensione alla corruzione e, più in generale, all’ illegalità. Per qualche tempo perderà quota anche il livello dello scontro tra garantisti e giustizialisti, in attesa di un’ ulteriore competizione per il potere.

In realtà una sconfitta, dopo questa tornata elettorale, ci sarà e riguarderà la qualità dell’azione di governo nella maggior parte dei comuni interessati dal voto. Intendiamoci: speriamo, ed è possibile, che in alcuni casi i nuovi amministratori sappiano dare buona prova di sé, ma il tema del quale parliamo non può essere affidato al caso o alle pur lodevoli eccezioni. Per fare in modo che si affermi la tendenza ad un progressivo e generale miglioramento della governance locale, della quale c’è un grandissimo bisogno in Italia, bisogna avere obiettivi chiari e una strategia precisa per perseguirli.

Le campagne elettorali sono l’occasione principale per i candidati che vogliano porsi, e condividerlo con gli elettori, un piano per tirar fuori le città dal degrado civile in cui stanno precipitando. In molti propongono “patti” con gli elettori basati su contenuti programmatici a volte sensati, spesso bizzarri e irrealizzabili, quasi sempre di corto respiro. I più sensibili si impegnano anche, e solennemente, ad agire nel rispetto dell’etica pubblica e del bene comune e spesso sono in perfetta buona fede, ma questo non basta. Non si può investire un voto sulla promessa di non rubare. Lo si potrebbe investire su una prospettiva, proposta e garantita dalle forze politiche, affidata alla capacità creativa e attuativa di candidati aperti alla partecipazione attiva dei cittadini.

Ma le forze politiche, e con esse i nuovi movimenti, vivono una condizione precaria che non consente loro di avere o di offrire certezze, né per l’oggi né per il futuro. In questo vuoto valoriale e programmatico i candidati sono chiamati a fare uno sforzo aggiuntivo per andare oltre le belle promesse ed esplicitare il metodo che intendono adottare per tentare di rimettere le comunità locali sulla via dell’avanzamento civile. Ne discende l’esigenza imprescindibile di puntare non al facile consenso, ma al buon governo delle città con un metodo partecipativo e democratico.

Ci sono diverse elaborazioni ed esperienze concrete a disposizione di chi volesse accettare la sfida del consolidamento della convivenza civile nel comune che si propone di amministrare. In particolare, esiste uno strumento che può aiutare a migliorare l’organizzazione e il funzionamento della governance locale che, sopratutto nei paesi del Nord Europa, è destinatario di molta attenzione: si chiama “Strategia Europea per l’Innovazione e la Buona Governance a livello locale” ed è stata adottato dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa nel 2008.

La Strategia è uno strumento concreto che può essere utilizzato per creare sinergie tra partner locali, regionali e nazionali, ma anche scambi di buone pratiche, ed è basata su princìpi come la partecipazione, la trasparenza, l’efficacia e l’efficienza, il comportamento etico, la coesione sociale, la sostenibilità, la sana gestione finanziaria e la responsabilità. Il Consiglio d’Europa offre gli strumenti e il supporto tecnico per misurare la qualità iniziale della governance locale nel singolo comune, i progressi che vengono fatti nel tempo e un riconoscimento formale per i risultati positivi raggiunti.

Il fatto che, in Italia, l’attuazione di questa Strategia non venga proposta con un “patto” tra candidati e cittadini significa che manca la volontà politica di cambiare veramente registro nel funzionamento degli organi di governo e dell’intera amministrazione locale. Nella competizione per diventare sindaco di un comune abbondano, così, sia i contenuti-civetta di campanile sia gli attrezzi arrugginiti della più sterile polemica partitica nazionale, ma è del tutto assente l’impegno concreto a far tesoro delle buone pratiche esistenti altrove e a raggiungere risultati eccellenti da offrire a propria volta come modello. Il processo di selezione di una classe dirigente di qualità, capace di tenere insieme visione, capacità decisionale, concretezza operativa e cultura democratica, non viene attivato e si aprono spazi enormi per faccendieri e nullafacenti. Si sprofonda, così, nel corpo molle della mediocrità.

In questa cornice i cittadini, stretti tra un diffuso e pungente disagio economico, l’assenza di servizi accettabili, gli spettri artificiosi di bibliche invasioni di migranti e l’assenza di una prospettiva condivisa, rischiano di smarrire definitivamente il senso della comunità e della democrazia. ☺

La Fonte

La Fonte