Piano paesaggistico
Lo sviluppo energetico non può prescindere dalla conoscenza del territorio e da un governo presente. Una Regione che decide con coscienza di non governare il proprio territorio, un Molise che decide volutamente di non programmare l’uso delle risorse del proprio territorio, quale autonomia intende difendere? Oggi più che mai è urgente avere la redazione di un Piano paesaggistico regionale, alla luce di quello che sta accadendo a livello geopolitico e alle numerose istanze di insediamento di impianti di produzione di energia elettrica, che deve farci lavorare per una completa indipendenza energetica. Ma, mentre il mondo va avanti e lavora per la sostenibilità, la Regione Molise risulta ancora inspiegabilmente senza una minima programmazione del proprio futuro. Per anni mi sono battuta in Consiglio, insieme a un territorio intero, con atti per la tutela ambientale e per capire che tipo di pianificazioni intendono avere i governi regionali, sollecitando urgentemente la messa in redazione di un piano paesaggistico, di cui ormai si sono perse le tracce.
Le risposte pervenute dalla maggioranza di centrodestra, però, sono sempre state astratte senza dare una vera soluzione. Soprattutto durante queste ultime legislature dove non c’è un minimo confronto su nessun piano: da quello energetico, fino a quello dei rifiuti. Ma adesso è ora di dire basta alla politica fatta di ‘spot stagionali’ o di ‘campagne elettorali’: ci deve essere una programmazione organica e servono regole certe per le imprese e i cittadini. A tutti noi serve capire quali aree della nostra regione sono ‘idonee’ ma soprattutto quali ‘non idonee’ per permettere l’installazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile, così come previsto dal Decreto ministeriale 10 del 2010 che affida alle Regioni questa mappa. Questo è l’unico modo per impedire la proliferazione selvaggia di parchi eolici o centrali a biomasse.
Continuo a ribadire la mia posizione: le fonti rinnovabili sono il nostro futuro e dico ‘sì’ alla transizione energetica ma il tutto va fatto in modo armonico. Staccare il cordone dalla dipendenza energetica, aprendo alle rinnovabili ma mettendo in condizione i cittadini e le imprese di conoscere le zone dove installare gli impianti senza ledere la tutela ambientale e l’identità di un territorio. Eppure ancora una volta registriamo il fallimento di un governo regionale che, anziché fare un mea culpa, continua a stigmatizzare il problema o, in modo ancora più grave, a non partecipare alle riunioni del Consiglio dei ministri là dove invitato per tutelare il proprio territorio. È accaduto per la valutazione di impatto ambientale, deliberata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, per un impianto agrivoltaico nel Comune di Rotello. La Regione Molise, non solo non ha mai ottemperato al decreto che consentiva di individuare aree e siti non idonei all’installazione di impianti per energie rinnovabili, ma volutamente ha deciso di abbandonare l’idea di uno sviluppo sostenibile.
Ora un nuovo decreto legislativo stabilisce che occorre individuare anche quelli idonei, tenuto conto degli strumenti di pianificazione ambientale. Peccato che in Molise non si capisce che fine abbia fatto il Piano paesaggistico. In passato lo chiesi direttamente al Presidente della Regione, con l’ennesima mozione urgente. Non avere un Piano paesaggistico che indichi le aree destinate all’installazione dei parchi per la produzione di energie rinnovabili, significa aprire alla possibilità che questi possano essere realizzati ovunque. A chi giova non avere una mappa precisa delle aree ritenute idonee e di quelle che non lo sono? Chi trae beneficio da questo vuoto normativo?
Il territorio ha diritto a risposte chiare in merito a uno strumento di cui non possiamo fare a meno, anche relativamente alla individuazione delle aree idonee e non idonee per progetti di produzione di energia rinnovabile. Progresso e tutela del territorio possono camminare insieme, anzi devono: l’ efficientamento energetico non è obiettivo da realizzare in contrapposizione con lo sviluppo del territorio tarato sulle proprie vocazioni. Ma se la politica resta inerme, non procede spedita con gli strumenti che ha a disposizione, sorvola sugli atti indispensabili per tradurre in concretezza i proclami, rischiamo di parlare… al vento.☺
