Politica e diritti della persona
11 Gennaio 2026
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Politica e diritti della persona

Sullo sfondo della riforma degli ambiti territoriali sociali ed in attesa del pronunciamento del TAR Molise sui ricorsi promossi dai comuni ex-capofila, il Molise si è sdegnato di fronte alla vicenda del pestaggio di un adolescente attuata da un gruppo di coetanei nel comune di Santa Croce di Magliano. Il fatto – terribile ed inumano – è stato condannato dalla totalità delle istituzioni e dai cittadini. Nella giornata del 18 dicembre scorso si è addirittura riunita una task force presso la Prefettura di Campobasso, alla quale hanno partecipato, oltre alla Prefetta, il sindaco di Santa Croce di Magliano, i vertici delle Forze dell’Ordine, l’Ufficio Scolastico regionale e la Consigliera regionale con delega agli Affari sociali, unitamente alla responsabile dell’Ambito territoriale sociale di Larino.
Esito della riunione, secondo quanto riportato dalla stampa locale, il raggiungimento di prime intese per una implementazione della presenza dei servizi sociali presso il Comune di Santa Croce e per ulteriori attività di sensibilizzazione della popolazione giovanile.
Mi occupo, ormai da anni, di diritto di famiglia e della persona, ho lavorato per tanti anni in un centro antiviolenza a Termoli e mi colpisce sempre il fatto che la politica – in tutti gli ambiti – intervenga sempre di fronte all’emergenza e si ponga sempre molto poco il problema della prevenzione.
Il quadro dei servizi territoriali dedicato alle famiglie ed alle persone vulnerabili è del resto sconfortante: al netto delle professionalità locali, se si sommano le richieste ordinarie provenienti dai cittadini (supporto psicologico e sociale) e le richieste di presa in carico provenienti dai Tribunali ordinali e dal Tribunale per i Minorenni di Campobasso, la totalità supera di gran lunga le capacità di gestione del sistema pubblico, che è di fatto saturo. Mi riferisco sia ai servizi sociali territoriali, alle équipe multidisciplinari dell’ATS ed ai consultori familiari. Di conseguenza si crea un inevitabile rallentamento degli interventi psico-sociali sui nuclei familiari e dei procedimenti civili e minorili, con conseguente intempestività (ed inefficacia) delle azioni.
Il personale è oberato di richieste e non riesce a smaltirle tutte, perché sul sociale e sul sociale-sanitario non si investe mai abbastanza, salvo qualche uscita spot legata all’emergenza di turno, come quella di Santa Croce. Se a ciò si aggiunge il sistema di affidamento degli appalti dei servizi pubblici negli ambiti sociali territoriali, a volte legato anche alle contingenze politiche (è un fatto che tutti sanno, ma nessuno dice) che non garantisce continuità nella presa in carico dei casi, la frittata è fatta.
La qualità delle nostre vite dipende dalla qualità delle cure che sappiamo offrire e dalla tempestività delle risposte che riusciamo a dare ai giovani ed alle famiglie in difficoltà. È facile condannare, eppure spesso dimentichiamo che il male ha sempre delle radici. Tocca a tutti noi correggere ed estirpare il marcio ed essere attori di un cambiamento, ma è compito della politica creare gli strumenti perché questo cambiamento sia effettivo. Invece troppo spesso il sociale, da sempre sottofinanziato, è stato anche preda della politica, attraverso una corruzione sottile fatta di raccomandazioni, di favoritismi e di soldi inutili dati a pioggia agli amici degli amici. Quando il sistema di cura è esposto come una terra di conquista, non deve stupire che a farne le spese siamo tutti noi. ☺

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