Povertà, solidarietà, politiche sociali
Il 15 novembre c’è stata la ventinovesima giornata nazionale della Colletta Alimentare. In Italia, in 12.000 punti vendita, oltre 5 milioni di persone hanno donato 8.300 tonnellate di alimenti. Un gesto di solidarietà il cui risultato permetterà al Banco Alimentare, attraverso i 7.600 enti caritativi convenzionati, di dare sostegno, nei prossimi mesi, a 1.800.000 persone bisognose. Un gesto concreto che alimenta speranza, un segno di carità al quale il popolo italiano non si è sottratto, ma che non rimuove le cause strutturali della povertà, cioè ciò che, ancora oggi, nel 2025, genera disuguaglianza, emarginazione, solitudine.
Si stima che quasi l’11% della popolazione mondiale, circa 800 milioni di persone, viva con un massimo di 1,90 $ al giorno. Un dato agghiacciante ma, come recita un detto popolare, “il sazio non crede al digiuno”! Anche in Italia il fenomeno è allarmante: le statistiche dicono che ci sono 5.744.300 persone in povertà assoluta nel 2024, pari al 9,8% dei residenti in Italia. Il fenomeno è ancora più grave tra i ragazzi e i bambini per i quali la percentuale oscilla tra il 13,8% e il 15%.
Il nostro paese è tra i primi posti nelle statistiche europee riguardanti la povertà e il disagio sociale. Poniamoci alcune domande. Cos’è la povertà? Chi sono i poveri? Quali sono le cause che generano povertà? Cosa fanno i governi per “Sconfiggere la povertà”, come recita l’Obiettivo 1 dell’agenda 2030? Esaminiamo tre concetti che aiutano a definire e comprendere la povertà.
La povertà assoluta è calcolata dall’ISTAT e definisce povere quelle persone o quelle famiglie che non hanno risorse economiche sufficienti per far fronte mensilmente all’acquisto di beni e servizi necessari per vivere in condizioni dignitose nel contesto italiano. Questa soglia assoluta è, infatti, identificata dal valore di un paniere di beni e servizi ritenuti essenziali nel contesto sociale di riferimento e viene annualmente rivalutato. Ad esempio, oggi, la soglia, per chi vive da solo, oscilla tra 552 € per chi vive in un piccolo comune del Sud e 819 € per chi vive in una città del nord. Nel Molise per una famiglia di due adulti e tre minori la soglia sarebbe di 1.559,93 €. Con questo criterio, in Italia nel 2024 sono stati stimati 5,7 milioni persone in povertà assoluta, pari al 9,8% della popolazione residente. Un dato che risulta notevolmente aumentato se confrontato con la povertà assoluta del 2015, che era del 7,6%.
La povertà relativa, è adottata come standard di riferimento dall’Unione Europea e rappresenta il numero di individui il cui reddito è inferiore ad una frazione del reddito medio o mediano della popolazione. L’ISTAT ha valutato questa povertà pari a 8,3 milioni pari al 13,7% della popolazione residente e, utilizzando il criterio di EUROSTAT, secondo cui sono povere tutte le famiglie il cui reddito è inferiore al 60% del reddito mediano, questa povertà supererebbe i 12 milioni di persone pari al 19,9% della popolazione.
Vulnerabilità alla povertà è una ulteriore grandezza che misura la povertà di domani, cioè il numero di famiglie e quindi di persone che nel futuro hanno una probabilità superiore alla media nazionale di sperimentare una situazione di povertà. I dati delle ricerche effettuate dicono che anche questo parametro è in considerevole aumento. Il 40% delle famiglie non povere è vulnerabile.
Questi parametri succintamente descritti e i valori calcolati dall’ISTAT fotografano una realtà che dovrebbe preoccupare chi governa il Paese e in generale la politica. Lo denuncia in modo inequivocabile Antonio Russo, portavoce di Alleanza contro la povertà: “La povertà è oggi un fenomeno strutturale, che nell’ultimo decennio non ha fatto che crescere e radicarsi nel nostro Paese, diventando sempre più dilagante e trasversale”. E, con riferimento al governo Meloni: “Mentre l’Italia si impegna con l’Europa a spendere 2 miliardi in più ogni anno per le armi, da qui al 2035, nel frattempo risparmia 1 miliardo l’anno sui poveri, che nel nostro Paese sono, e sono destinati ad essere, sempre di più” e “in- tanto, la platea dei beneficiari delle misure di contrasto, nel passaggio dal reddito di cittadinanza all’assegno d’inclusione, si è dimezzata”.
Ora la povertà è sempre esistita, ma è con la rivoluzione industriale che essa diventa un fenomeno sociale, una vera questione sociale. Già Karl Marx, nell’inquadrare la povertà quale effetto delle disuguaglianze economiche e sociali, denunciava come il capitalismo, nel suo sviluppo, avrebbe generato l’impoverimento delle masse e la contestuale centralizzazione della ricchezza nelle mani di pochi. Purtroppo, l’etica della responsabilità di Hans Jonas non trova spazio in un governo il cui approccio viene definito come “neoliberismo autoritario” o “liberismo brutale”, dove la politica è asservita alle oligarchie finanziarie e l’opposizione non trova la strada per emanciparsi.
Quel principio etico riguarda anche gli elettori.☺
