primavera giovanile
3 Luglio 2011 Share

primavera giovanile

 

A stagione referendaria conclusa è possibile osare una risposta affermativa all’interrogativo che in tanti ci andiamo ponendo: i giovani segni di speranza?

Di certo, nel quadro che la storia ci fornisce sulle opinioni degli adulti a proposito dei giovani, non si riesce a cogliere una linea prevalente tra gli opposti verdetti di spregio e di apprezzamento. Ma è la storia che va presa come l’autentico arbitro su questo fronte, come pure su ogni vicenda che coinvolga singoli o popoli.

Proviamo allora a ricostruire questa meravigliosa e, per alcuni versi stupefacente, avventura dei referendum dei giorni scorsi, così come l’abbiamo vissuta sul territorio molisano. Da oltre un anno alcune associazioni, poche, che presentano una chiara identità di impegno civile, lanciano i primi segnali di allerta  per quel che riguarda lo schieramento a difesa dell’acqua come bene comune, contro la privatizzazione. Aderiscono più soggetti singoli e associati. Con il passare del tempo, come sempre capita, si sfilacciano i gruppi e resistono in pochi per numero e compattezza. Assente del tutto la politica. Si consolidano soprattutto alcuni team giovanili con una numerosa e attiva rappresentanza anche femminile. La loro provenienza è la più diversa, un gruppo di tifoseria sportiva, coordinamento degli studenti, altri ancora che si ritrovano ogni sera in locali che si prestano ad ospitare dibattiti attinenti questioni più salienti nella quotidianità della vita ma anche dal respiro più ampio: mercato alternativo e solidale, pace e guerra, filiera corta da sostenere per garantire la valorizzazione dei prodotti agroalimentari locali e la salvaguardia del lavoro dei contadini, programmi per l’attuazione di iniziative di solidarietà in campi e contesti diversi.

L’impegno regge malgrado il flusso di andirivieni di persone e di piccoli gruppi. Fino alla costituzione del Comitato Regionale a difesa dell’acqua come bene comune contro la privatizzazione. La sede la si fissa a Campobasso nella residenza del solido gruppo degli Ultrasantirazzisti, che da anni fa della tifoseria sportiva un’occasione di socializzazione eccellente, al punto da ricavarne anche opportunità per l’attivazione di iniziative a sostegno di popolazioni del terzo mondo con raccolta fondi e con la presenza attiva di loro iscritti sui territori a beneficio dei quali promuovono progetti e iniziative. Di recente una loro delegazione si è recata nel territorio del Chiapas in Messico.

La primavera referendaria appena conclusa, con esiti decisamente ben auguranti, ha visto questa gioventù super impegnata nel capoluogo regionale e in un gran numero di comuni a fornire informazioni, ad operare nell’azione di volantinaggio, nell’organizzazione di conferenze stampa, nella raccolta fondi a sostegno della campagna referendaria, a passare intere mattinate, pomeriggi e weekend nel sollecitare le autorizzazioni delle istituzioni per l’utilizzo di spazi pubblici in cui diffondere messaggi, affiggere manifesti e locandine, e svolgere iniziative di animazione e così fino al punto di assicurare la rappresentanza del Comitato all’interno delle sezioni elettorali.

Vivere la vita scendendo in campo è stato e resta per questo modello giovanile una testimonianza che ha qualcosa da insegnare ad una generazione di adulti che sempre più lascia alle sue spalle tracce di rassegnata rinuncia alla partecipazione attiva alla storia di un presente che la riguarda.

Erich Fromm, autorevole analista dell’uomo e della società, tempo fa scriveva: “nella nostra società ci troviamo di fronte allo stesso fenomeno che ha favorito ovunque il sorgere del fascismo: l’irrile- vanza e l’impotenza dell’individuo. Non ci emozioniamo più, i nostri sentimenti e il nostro giudizio critico si bloccano, e alla fine il nostro atteggiamento di fronte agli avvenimenti del mondo assume un carattere di piattezza e di indifferenza”. Guarda caso, il saggio del nostro autore porta un titolo di piena attualità: Fuga dalla Libertà.

Non è accaduto in questo momento di deciso impegno al voler esserci sollecitato per buona parte anche dalla testimonianza di questa generazione giovanile che è scesa in campo in ogni regione d’Italia e che ha dato al Molise un chiaro segnale di risveglio della coscienza civile del popolo che dovrebbe fornire ulteriori risultati per dare al nostro territorio chiari bagliori di speranza per un diverso modo di gestire il bene comune.

Su  questa generazione giovanile pesano in maniera atroce le ricadute di una crisi economica ma anche di valori che fa sentire il suo carico in maniera opprimente.

Raccogliamo allora queste testimonianze che forniscono messaggi chiari della volontà di determinare un futuro che vada oltre il panorama grigio in cui la società adulta li ha generati e li costringe a crescere. Non si può non condividere quel che scrive, proprio in questi giorni, Alessandro D’Avenia un insegnante romanziere, giovane anche lui: “la società italiana è una piramide rovesciata, pochi giovani portano il peso di un’Italia che invecchia”.

Alla luce dello spettacolo che abbiamo avuto sotto gli occhi in occasione di questa vicenda referendaria vista dalla parte dei giovani, recherei una aggiunta all’osservazione dell’autore citato: quando i giovani si fanno carico dei problemi che investono la società forniscono lezioni di storia vissuta e segnali di speranza ad una generazione adulta per lo più rassegnata ad un panorama politico e civile carente di etica nel privato e nel pubblico. Perché si desti. ☺

 le.leone@tiscali.it

 

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