Ribellarsi a chi distrugge
19 Dicembre 2022
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Ribellarsi a chi distrugge

In mancanza di una visione politica della realtà e dei fatti, di quella capacità fondamentale di considerare i diversi punti di vista e di riuscire a metterli insieme per renderli condivisibili, e, dell’altra capacità/necessità di riuscire a trovare la causa per interpretare bene gli effetti, si finisce – quando va bene – con il diventare tifosi, e, quando si esagera, ultras o ultrà. Non nel suo significato francese di “ultra realista”, ma di intransigente, incapace di aprirsi agli altri che tifano per una squadra diversa dalla sua.

Se la figura di ultrà appare esagerata, diventa davvero inaccettabile, a chi ultrà non lo è, quella di ipocrita, nel momento in cui dopo aver dichiarato (giustamente) Putin un mostro criminale, lo vuole trasformare in capro espiatorio di tutte le guerre dichiarate, negli ultimi settant’anni, da altrettanti capi di governo.  Guerre per le quali non ha speso una parola, un gesto, che potesse dare l’idea della propria contrarietà. Forse, o non forse, per la paura di usare la parola “criminale”, che è quella giusta per indicare chiunque dichiara la guerra o la alimenta inviando armi e quant’altro perché non si ponga fine all’opera propria della guerra, che è quella di distruggere, diffondere paure, incubi, dolore. In pratica spargere sangue dove essa viene combattuta.

È nella mente del sistema neoliberista, quello delle banche e delle multinazionali, il senso dell’onnipotenza, e, con esso, il bisogno di andare avanti solo per depredare, che vuol dire cancellare la speranza e la voglia di costruire un mondo nuovo guidato dalla conoscenza e dai valori, non dal denaro che, così, torna ad essere uno strumento e non un fine, che è, poi, come la realtà ogni giorno che passa dimostra, la fine.

C’è da dire, per la verità, che siamo tutti – ad eccezione di papa Francesco, dei giovani di Greta Thunberg e pochi altri – ipocriti di fronte alla guerra delle guerre, che dura da alcuni decenni, dichiarata “progresso”, che, con il consumismo e la globalizzazione, sta portando la Terra alla disperazione per non essere più in grado di soddisfare le nostre necessità

Non ribellarsi oggi a chi alimenta, con la scusa di un criminale che l’ha dichiarata, la follia della guerra con le risorse tolte alla sanità e alla scuola, in pratica al bisogno di futuro delle nuove generazioni, vuol dire essere complici di criminali, visto che le armi, le bombe (soprattutto atomiche) servono solo per togliere ad altri la vita ed a eliminare risorse fondamentali per l’ affermazione della sovranità alimentare, che serve all’umanità intera per avere cibo, aria e acqua e non soffrire e, perfino, morire per la loro mancanza.

Non ribellarsi ad un sistema predatorio e distruttivo nelle mani della finanza (banche e multinazionali), il neoliberismo, vuol dire accettare lo strapotere di un dio perverso, folle, criminale, qual è quello del denaro, diventare adepti e complici dei disastri che ha procurato e che continua a procurare fino alla sua implosione, che coinvolgerà anche tutti noi nel momento in cui non siamo in grado di definirlo, rappresentarlo e combatterlo.

Non dare un taglio netto all’ ipocrisia che nasconde la verità dei fatti e i comportamenti subdoli di chi la pratica e la diffonde, vuol dire essere noi per primi ipocriti, e, come tali non essere, con tutti gli altri, in grado di sognare, pensare, ideare, progettare, programmare, trovare le strategie adatte a dare vita a un domani che vede tornare la Natura al centro, quale vera protagonista, e tutti noi ad adorarla nel rispetto dei suoi valori e delle sue risorse. L’ipocrisia di chi nel 2015, a Parigi, individua nel clima in profonda crisi un pericolo per il domani del mondo e, appena rientrato nel proprio Paese si dimentica delle decisioni condivise con i rappresentati di tutti gli altri Paesi del mondo e continua a fare, quando a non peggiorare, tutto quello che faceva prima. Per poi tornare, in un altro luogo del mondo, a incontrarsi di nuovo per prendere atto dell’aggravamento della situazione e sottoscrivere di nuovo l’impegno di fare quanto è possibile per salvare il clima. Di rientro nel proprio Paese decide di riproporre, con la scusa della guerra dichiarata da uno scellerato, la riapertura di miniere di carbone: distruzione di vegetazione e biodiversità, perforazioni e altro ancora, cioè tutte le cause che, arricchendo alcuni, hanno ridotto allo stato di non ritorno alla normalità la situazione climatica. Anzi, la guerra scellerata diventa l’occasione di pensare – come prima scrivevo – ad un suo allargamento e, come tale, alla necessità di impoverire il mondo con altri finanziamenti  per nuovi armamenti.

Ribellarsi iniziando dal Molise, visto che rischia di venire cancellato per colpa dei governi di centrodestra (quello di Di Laura Frattura il più espressivo di quest’area), che hanno azzerato la sanità e stanno per azzerare la sua risorsa primaria, l’agricoltura.☺

 

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