ricucire i frammenti
19 Aprile 2010 Share

ricucire i frammenti

 

La tela di Aracne apre il libro sesto delle Metamorfosi. Prima dell'intervento della dea gelosa, Aracne è il centro di una comunità femminile. Insuperabile nella sua arte, Aracne è così piena di grazia che donne da ogni luogo vengono da lei per vederla cardare, filare, tessere. Attorno a lei si radunano altre donne che guardano, parlano, lavorano, riposano. Qui il telaio rappresenta un'occasione per creare comunità e pace, un contesto in cui è possibile, per il piacere, essere non violento e non possessivo. Ma chi è Atena? Non realmente femmina, giacché emerge, priva di madre, dalla testa del padre, una fantasia maschile che si fa carne, che strangola la voce delle donne reali. Lei è la figlia vergine il cui scudo è la testa di un'altra vittima donna, Medusa. Atena è la pseudo-donna che racconta la storia del giusto ordine. Centrali, nel suo arazzo, sono gli dei in tutta la loro gloria, ma ai quattro angoli della tela, all'interno del bordo di rami d'olivo, Atena tesse un ammonimento alla donna artista, affinché essa non resista all'autorità ed alla gerarchia: in colori brillanti, quattro figure dicono "Pericolo!". L'errore di Aracne è solo apparentemente l'orgoglio per la propria arte (che è pienamente giustificato: Aracne vince la gara); in verità, lei è in pericolo perché racconta una storia pericolosa. Fra le donne rappresentate nel suo arazzo c'è la stessa Medusa. Raccontare lo stupro di Medusa da parte di Poseidone è suggerire ciò che può nascondere il mito per cui la donna muta gli uomini in pietra. Aracne, narrando sulla tela le storie delle donne stuprate da dei mutati in bestie, demistifica gli dei (il sacro) e li rivela come bestie (la violenza). Ovidio può raccontare la sua versione della storia solo perché la versione della donna è stata strappata in pezzi e lei stessa ricondotta ad uno stato "naturale" per la propria stessa abilità.

Ha scritto Sartre che se respingiamo il teatro di simboli, vogliamo che il nostro sia un teatro di miti e vogliamo tentare di mostrare al pubblico i grandi miti della morte, dell’esilio, dell’amore. Aracne non ha timori e ricama una ventina di violenze su donne e stupri perpetrati dagli dei, sempre sotto false spoglie. Disegna Europa ingannata dal fantasma di un toro; raffigura Asterie ghermita da un'aquila, Leda che sotto le ali di un cigno giace supina. Vi aggiunge Giove che, sotto le spoglie di un satiro, ingravida di due gemelli la figlia di Nicteo; che si muta in Anfitrione per avere Alcmena di Tirinto e si trasforma in oro per ingannare Dànae, in fuoco per la figlia di Asopo, in pastore per prendersi Mnemòsine, in serpe screziato la figlia di Cerere. Aracne, inoltre, ricama Nettuno, mentre in aspetto di giovenco penetra la vergine figlia di Eolo, come Enìpeo genera gli Aloìdi, e come ariete inganni la figlia di Bisalte. E Nettuno è raffigurato mentre da destriero conobbe la madre delle messi, e sotto la forma di uccello prese la madre, con serpi per capelli, del cavallo alato e Melanto da delfino. Nella tessitura di Aracne c'è pure Febo in veste di contadino, e le volte che assunse penne di sparviero o pelle di leone, e quando in panni di pastore ingannò Isse, figlia di Macareo. C'è come Libero sedusse Erìgone trasformandosi in uva, come Saturno in cavallo generò il biforme Chirone. “L'estremo tratto  reca fiori intrecciati con avvolgenti edere” ( vv. 103-138). Ma Atena era stata concepita in seguito ad uno stupro di Giove, come abbiamo visto. Ciò spiega la rabbia di lei, dea della ragione, a cui si aggiunge quella di vedere  di essere sconfitta  nel tessere da Aracne. Neanche il “partigiano” Ovidio nega questo: “Né Pallade né Invidia potrebbero in alcunché sminuire quel lavoro: la vergine guerriera dai capelli biondi si crucciò del successo e squarciò la ricamata tela, dov’erano i misfatti dei numi; e poiché in una mano stringeva la spola, fatta col legno del monte Citore, tre quattro volte percosse la fronte di Aracne, figlia di Idmone. La sventurata non resse e disperata cinse la gola con un laccio. Mentre ella pendeva, avutane pietà, le venne in soccorso” (vv. 129-134). Ma la pietas della dea, miserata, è di trasformarla in eterno nel ragno, animale che le ripugnava, come ricorda Virgilio. La metafora della tessitura accompagna la filosofia sin dal suo inizio. Atena, la ragione, è anche la dea del filare e del tessere. Solo una volta, infatti, narra il mito, Atena, cioè la ragione, diede prova di una incontrollata invidia. La dea mette da parte la ragione, proprio nella gara con Aracne: quando scrutò attentamente l’opera della nemica, per scoprirvi gli errori e non ne trovò. Secondo altre versioni del mito, la corda con cui Aracne si era impiccata fu tramutata in una ragnatela e Aracne vi si arrampicò salvandosi da sola la vita. Ma rimase sempre, come scrisse Virgilio, “invisa Minervae”. Tutto ciò introduce in una filosofia: filosofia-nonfilosofia, positivo-negativo. Il rapporto è stretto perché, come per tessere bisogna prima separare e poi collegare le parti. Quello che serve ulteriormente al paragone è che il tessere, come la filosofia, dapprima separa e secerne, quindi riunisce: “All’arte di separare appartengono quella [arte] del cardare e tutte quelle ora dette: l’arte di separare che si riferisce alla lana e ai fili, e chi realizza in un modo con la spola, e nell’altro con le mani. […] Il vero tessere è nel ricollegare quello che è stato separato nella cardatura. Ma cosa deve tessere la filosofia e la filosofia di donna? Occorre filare e tessere il pensabile e l’impensabile, il razionale e il non razionale, la contingenza e la necessità”. Hannah Arendt chiede il confronto con la frammentarietà, perché la catastrofe o il movimento tellurico, che pure non distruggono la storia, danno una nuova disposizione di frammenti. Zambrano: “Sapere che in ogni istante della vita, per ogni evento e circostanza, esiste una certa mescolanza di ragione e di irragionevolezza, di legge e disordine”. Pertanto, la filosofia, in particolare quella femminile, deve intervenire per ricucire i frammenti, con la consapevolezza che la cucitura è sempre provvisoria e fragile. È il “pensare senza ringhiera” della Arendt, cioè il pensiero che abbandona il ragionamento consequenziale. Occorre accettare la contraddittorietà e, come Penelope, costruire e decostruire, bisogna trasformare quei fili in storia, senza che si annullino nella storia. ☺

 

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