Scontro necessario
31 Gennaio 2014
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Scontro necessario

“Grande è la confusione sotto il cielo”, diceva Mao Tze Tung, ma la situazione non è eccellente, tutt’altro.

Fra poco più di un mese si dovrebbe compiere il terzo, ultimo atto importante di questo interminabile congresso del Partito democratico: la elezione dei segretari regionali con il sistema delle primarie. È questione di grande rilievo e non solo per il Pd: è ormai evidente che il destino del Partito democratico chiama in causa lo stesso assetto democratico del nostro paese. Si può avere o non avere simpatia per Renzi, ma è del tutto evidente che un suo fallimento comprometterebbe il Pd e quel poco che resta del nostro sistema politico-istituzionale. Ma Renzi rischia di essere un caciocavallo appeso nel nulla, se le primarie per eleggere i segretari regionali non avranno una buona partecipazione di militanti e cittadini, se non ci saranno progetti e programmi chiari in campo e se non si avrà un vero e profondo cambiamento della classe dirigente.

Questo discorso ha un particolare valore per la nostra regione, dove il “gattopardismo” ha ispirato scelte e comportamenti di gran parte dei gruppi dirigenti dei partiti molisani, compreso il Partito democratico; dove i partiti non hanno più nulla della comunità politica e sempre più sono ridotti in comitati, in organizzazioni personali e di gruppo; dove la politica ha perso la sua dignità per diventare “il tempio” dei mercanti, il luogo elettivo delle clientele e degli affari privati. Purtroppo non è solo la politica ad essere devastata, perché una parte importante della società civile ha la stessa febbre e le stesse malattie.

È quindi necessaria una svolta radicale nei comportamenti, nelle scelte, a partire dalla elezione del nuovo segretario regionale del Partito democratico. Se il prossimo segretario regionale del Pd sarà eletto con i consueti patteggiamenti, nella logica di organigrammi che spartiscono posti e prebende istituzionali, se la filosofia sarà: “tutto cambi, perché nulla cambi”, allora il disastro sarà grande. Diversamente, se avremo un confronto e uno scontro politico, se sul tavolo vi sarà la possibilità di un rinnovamento radicale di uomini, programmi e comportamenti, allora sarà possibile una nuova primavera della politica. Se, poi, lasciamo il Molise e veniamo alla vicenda nazionale, la musica non è molto diversa.

La società italiana, l’Europa e le democrazie occidentali hanno dinnanzi a sé problemi storici; siamo dentro un processo rivoluzionario che ha cambiato e sta cambiando il mondo e, pur tuttavia, gran parte della classe politica e della classe dirigente di questo nostro paese ha solo una cosa in testa: come tutelare e perseguire i propri particolarissimi interessi. Mi riferisco, in primo luogo, agli scandali che continuano a devastare la morale pubblica e la dignità della politica. Dalla Sardegna alla tristissima vicenda aquilana, dalla discarica di Malagrotta alle mutande verdi del governatore Cota è un lungo elenco  che testimonia non solo  la voracità, ma anche la stupidità del “nuovo politico” che si è affermato in questi ultimi anni. Se ieri rubare era un gravissimo peccato, perseverare di questi tempi è proprio una diabolica idiozia. Ma la corruzione pubblica penalmente perseguibile è solo un aspetto del problema. Paradossalmente, in questa fase politica, la questione più grave è l’irresponsabilità, è quella mediocrità nutrita unicamente di calcoli personali e di gruppo che rischia di compromettere quel poco di assetto democratico che, malgrado tutto, continua a resistere.

Il quesito che pongo è molto semplice. Per quale interesse generale bisogna attendere più di un anno prima di avere un parlamento autorevole e un governo vero in grado di affrontare la crisi morale e materiale del paese? Cosa di serio ostacola una scelta di buon senso, oltre che politicamente lungimirante, come quella di fare una legge elettorale responsabile e poi andare al voto? Si dice: la crisi economica, il venticello della ripresina, lo spread che cala sono tutti motivi che consigliano di stare tranquilli e aspettare tempi migliori.  Che vi siano “autorevoli” personalità che abbiano questa convinzione è possibile, sbagliano, ma siamo nel campo della buona fede. In realtà la grande maggioranza che suona la grancassa della responsabilità per votare il più tardi possibile dice balle, ben consapevole di dire balle. Chiedo, cosa può fare un governo diviso su tutto, salvo il bricolage politico? Nulla, se non amministrare la sua sopravvivenza.

Siamo di fronte ad una crisi così  profonda che richiederebbe grandi scelte e riforme, per intenderci come quelle che fece Roosevelt all’indomani della grande depressione economica americana negli anni ‘30. Altro che i pannicelli caldi che ci propongono Letta e Alfano. Il nuovo segretario del Partito democratico mostra almeno consapevolezza, agita il problema ed è cosa buona il dialogo che sembra aprirsi fra Matteo Renzi e i segretari della Fiom e della CGIL. Peraltro, anche per il sindacato valgono quei brevi versi di un famoso libro di Hemingway: “E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te”. Sarebbe un grave errore da parte sindacale ritenere che la crisi di legittimità e di credibilità della politica gli sia estranea. Chi più e chi meno tutti i soggetti politici, istituzionali e sindacali hanno un drammatico problema di consenso. Per questo trascinare la situazione nel galleggiamento è oggi la scelta più irresponsabile e miope che si possa immaginare.  ☺

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