Sempre di meno?
31 Agosto 2026
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Sempre di meno?

Il 18 luglio scorso la morte ci ha sottratto Christiane Barkhausen Canale, una vera amica, prima che collaboratrice appassionata e puntuale della nostra rivista. Fu la malattia – felicemente risoltasi – di Giorgio, suo compagno e mio amico, a farci incontrare e da allora non ci perdemmo più di vista. Marxista convinta, era rimasta entusiasta dal mio appellarla “diversamente credente”. Viveva una grande passione per l’America Latina, tanto che era stata traduttrice ufficiale per il governo della Germania dell’est in molti incontri, come con Fidel Castro. Ci accomunavano i progetti di Rete Radié Resch per il Brasile, dove il suo compagno di vita e di fede aveva subìto anche torture durante la dittatura militare, da cui non si era ripreso fino alla tragica morte. Ci ha arricchiti di conoscenza e di amore per Tina Modotti, della quale lascia il suo prezioso archivio a Bonefro. La sua grande sensibilità per il confronto e il dialogo l’aveva portata a partecipare settimanalmente, negli anni in cui ero a Bonefro, agli incontri con la comunità dei credenti, sulla pagina del vangelo domenicale, con grande frutto reciproco. Diverse le feste che abbiamo trascorso insieme, dove la tavola era un ottimo pretesto per approfondire la nostra ricerca dei valori che caratterizzano il vivere umano come la solidarietà, la giustizia, la pace. Non si era sottratta neppure a raggiungermi a Larino, per partecipare alle cene multietniche condividendo la sua sensibilità per le altre culture. Per tutti noi resta un faro che continuerà a illuminare il cammino sempre più difficile, anche perché siamo sempre di meno. Faccio mio l’angosciante interrogativo di Isaia (21,11): “Sentinella quanto resta della notte?”, rivolgendo un appello alle giovani generazioni perché raccolgano il testimone da donne così preziose e, con vivo entusiasmo, si coinvolgano in una lotta di liberazione per sé e per gli altri, prima che il fuoco si spenga sotto la cenere. C’è molto da fare e occorre che si uniscano le forze e gli aneliti per dirottare una storia sempre più catastrofica a livello locale, nazionale e mondiale.
Nella provincia di Isernia c’è stata la raccolta di firme per indire il referendum, in quanto un comitato di cittadini propone di voler far parte dell’Abruzzo e staccarsi dal Molise. In questa fase, più che discutere dei pro e dei contro, sarebbe il caso di interrogarci seriamente sul perché si è arrivati a una tale aspirazione. La prima responsabilità, certamente, è dei politicanti nostrani che hanno scambiato il consiglio regionale per un posto occupazionale da conservare in tutti i modi. Individui così insulsi e indecorosi credo che la regione Molise, nei suoi pochi anni di vita (esiste solo dal 27/12/1963), non li abbia mai avuti. E dirne male è già prenderli in considerazione! Sono comitati elettorali senza neppure uno scatto di orgoglio. La loro esistenza in vita è dovuta alla rete clientelare che si sono costruiti negli anni con il denaro pubblico, nel fallimento più totale dei partiti di appartenenza: cacicchi che si spostano da un partito all’altro con il loro seguito, senza ritegno e con la massima noncuranza di un minimo senso dell’onore. È pur vero che i cittadini sono costretti ad accontentarsi di quello che il mercato offre ma il primo effetto è proprio la disaffezione al voto da parte di oltre la metà degli elettori. E questo, tutto sommato, fa il loro gioco, perché hanno meno clienti da accontentare avendo come unico obiettivo solo l’elezione. Dopo la indecorosa gestione regionale del centro-destra di Toma era impossibile perdere per il centro-sinistra! E invece non solo ci sono riusciti brillantemente ma i pochi eletti hanno pure festeggiato! Poiché al peggio non c’è limite, l’attuale amministrazione, guidata da Roberti, sta riuscendo a fare addirittura peggio del predecessore, nell’indifferenza più totale dei ‘sini- strati’ che invece sono occupati già a spartirsi il porco in base alle loro bramosie. Ho la netta sensazione, però, che rimarrà loro indigesto e non ci sarà sufficiente bicarbonato per farli eruttare.
Urge uno scatto di orgoglio nella società sana che pure il Molise ha. Non possiamo rimanere a guardare, di fronte a tanto sfacelo, o semplicemente a vergognarci della classe dirigente che continuano a propinarci. È un problema tanto della destra, dove basta mostrare un nuovo osso, oggi Vannacci ieri la Lega, che subito una muta di cani famelici si mette ad inseguirlo, quanto della sinistra, dove ciò che conta è distinguersi gli uni dagli altri. Se auspichiamo che la destra, fallimentare in tutte le sue politiche costruite a vantaggio unicamente dei più ricchi, fomentando anche l’odio tra i poveri, mai più vinca e governi, non possiamo rassegnarci a una sinistra insulsa e distruttiva. Ripartiamo dai princìpi della rivoluzione francese: libertà, uguaglianza e fraternità. Soprattutto dall’ultimo, perché non è possibile scommettere sulla produzione e il commercio di armi, sulle guerre che generano solo morte e distruzione, sul denaro che può comprare tutto, anche il sudore e il sangue delle persone.
Nel nome della fraternità costruiamo una politica solidale che restituisca dignità al genere umano. Individuiamo persone serie e competenti, staniamole, perché, purtroppo o per fortuna, non si mettono facilmente in mostra, e con loro ripartiamo, in modo che un mondo altro non solo sia possibile ma necessitante, prima che la catastrofe, che già incombe, diventi irreparabile.☺

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