Sfascisti alla riscossa
Si vis pacem, para bellum, se vuoi la pace, prepara la guerra, così Ursula Von der Leyen ha esordito alla presentazione del Rearm EU, piano sul riarmo europeo da 800 miliardi di euro per essere pronti ad affrontare i russi, nel caso ve ne fosse bisogno. Curiosamente il detto latino Si vis pacem, para bellum è ricavato da una frase di Flavio Vegezio Renato, funzionario dell’epoca di Teodosio, (V sec. d.c.) noto, non per essere esperto di questioni belliche ma per aver scritto un saggio di medicina veterinaria sulla cura dei muli. La Presidente della Commissione Europea, persona colta e con grande fiuto politico, saprà che il noto detto latino, ancorché citato da pseudostorici oltre che da politici della domenica, non ha mai assicurato ai suoi sostenitori un ostacolo ai conflitti, ma solo infiniti lutti, distruzione e miserie, insieme a grandi vantaggi economici a chi ha preparato la guerra per fare la pace, anche perché se uno si prepara alla guerra, un motivo per farla lo trova. Quella pensata da Vegezio è una figura retorica che non ha bisogno di conferme, valida per la poetica bellica non per la prosa, non ha riscontro logico, né pratico e così si riduce ad essere una parentesi tra due guerre, una pace negativa o assenza di guerra: in buona sostanza, una supercazzola.
La pace invece, dalle parole di Spinoza, “è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia”. Non è nemmeno realistico pensare che la deterrenza nucleare oggi garantisca la pace, visto che nel mondo ci sono 56 conflitti che interessano 92 Paesi, direttamente o indirettamente, Italia compresa. Se nel 2014 l’Europa avesse avuto una Costituzione, un presidente eletto democraticamente e una politica estera condivisa, oggi parleremmo di altro e non di guerra. La sig.ra Merkel, statista vera, questo lo aveva compreso bene, e nonostante non ne avesse i mezzi, tentò di governare il conflitto tra Russia e Ucraina e a Minsk, in Bielorussia, sostenne, sottoscrivendo ella stessa in qualità di testimone, un accordo di pace sicuramente migliore di quello che gli ucraini saranno costretti a firmare dopo aver perso sostanzialmente la guerra. Non poté garantirne all’epoca l’adempimento perché priva di mandato. Se avessimo investito allora sulla pace tutti quei soldi che insieme agli americani abbiamo destinato agli armamenti, oggi avremmo un milione e mezzo di morti in meno e un Paese sicuramente più forte e più ricco: l’Ucraina che non c’è più. E qui ci viene in soccorso un detto latino meno aggressivo di quello di Vegezio ma sicuramente più impegnativo perché la pace va costruita tutti i giorni, disse Filippo Turati, padre nobile del Socialismo italiano, in un discorso tenuto alla Camera il 12 giugno 1909, prima ancora che scoppiassero le due guerre mondiali: “Il famoso si vis pacem, para bellum non è che un giuoco di parole da oracolo di Delfo. Torniamo, signori, al senso comune, che dice: si vis pacem, para pacem. Poniamo fine a questa vana follia della gara degli armamenti che estenua le nazioni; creiamo gli arbitrati; federiamo gli Stati; se altri non vuol dare l’esempio, e noi si cominci”.
L’Europa in questi anni ha tentato, senza successo, di raffreddare lo spirito nazionalistico dei sovranisti, ma il clima sta cambiando, gli egoismi si moltiplicano e sembra che invece di lavorare per la pace si stiano creando le condizioni per nuovi conflitti. La sfida tra federalisti e sovranisti si è fatta più spinosa perché ora si fa a gara a chi ce l’ha più grosso. Non mi stupirebbe sapere che quel genio di Trump, che funziona come un orologio rotto, chiedesse a Putin di entrare nella NATO e non sarebbe neanche una novità. Gli Italiani tutto questo lo hanno capito, non è un caso che la stragrande maggioranza di loro è contro ogni guerra ma anche contro il riarmo degli Stati Nazionali, anche perché sanno bene che quegli 800 miliardi di euro non verranno pagati da chi fa utili sulle armi ma da tutti quelli che pagano le tasse. E sanno anche un’altra cosa, sanno che a fare le guerre non ci vanno i rampolli delle famiglie stellate, ma in genere ci vanno i poveri che solo in questa occasione diventano necessari allo sforzo bellico.
Cari amici de la fonte lo sapete dove vive il figlio del premier israeliano Benjamin Netanyahu, Yair Netanyahu di anni 33? Vive a Miami in Florida: mentre gli altri schiattano, lui prende il sole. Ciò che ha consegnato all’Europa un lungo periodo di pace dopo due guerre mondiali e milioni di morti non è il Rearm EU ma quell’esile argine ai nazionalismi fatto da un sistema di regole democratiche atte a garantire un ordinato processo di integrazione da sempre picconato dai nostalgici del “Dio, Patria e Famiglia”, conditi in salsa sovranista; oscenità che sono state causa di barbarie, distruzioni e lutti. I nostalgici dell’Europa delle nazioni, senza pudore alcuno, ripropongono ancora una volta, di riarmare gli eserciti nazionali al solo scopo, neanche troppo nascosto, di rimuovere le fondamenta sulle quali è stata costruita l’Unione Europea.
La nostra Premier non ha mai cambiato idea sull’Unione Europea, (era contraria prima ancora di diventare Premier e lo è ancora di più adesso che ha giocato a burraco col Manifesto di Ventotene) così come non lo ha mai fatto sul Fascismo e sul drammatico ventennio, scegliendo di stare dalla parte dei carnefici, e non delle vittime: è il caso di ricordare che Eugenio Colorni, uno dei tre estensori del Manifesto venne ucciso dai fascisti alla fine di maggio del ‘44. Oggi possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che il suo giuramento sulla Costituzione Italiana è quantomeno viziato tra quello che dice e quello che giura. Bisogna che ce ne facciamo una ragione senza piangerci addosso, spiegando agli italiani che la nostra Presidente del Consiglio è Fascista e nemica dell’Europa, che vuole demolire insieme a Trump, un Presidente degli Stati Uniti d’America, il quale avrebbe bisogno di Trattamenti Sanitari Obbligatori costanti e continuativi. Agli stessi vorremmo inviare un consiglio anch’esso in latinorum “si vis bellum para culum”.☺
