Shahrazad
11 Giugno 2026
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Shahrazad

In relazione all’Iran e al suo attuale contesto geopolitico di profonda sofferenza, meritano di essere affrontate due considerevoli questioni. La prima è l’informazione, pubblica e privata, che viene quotidianamente porta all’ opinione pubblica italiana e non; la seconda è il nodo cruciale della contestazione che gli USA e Israele fanno all’Iran in relazione alla dotazione dell’arma atomica, che il governo iraniano nega di possedere, come è stato dimostrato dall’ agenzia internazionale AIEA, nonché dagli stessi servizi segreti americani.
Vorrei, in prima battuta, soffermarmi sul tema dell’informazione radio/televisiva nazionale, vergognosamente orientata ad una sola interpretazione, pilotata, come ben sappiamo, da oltre oceano Atlantico, che, peraltro, ascoltiamo con un malcelato sentimento di rabbia.
Per esempio, il 18 maggio, nel corso del Tg delle ore 13.00 è stata data la notizia dell’arresto di diverse centinaia di attivisti della Global Sumud Flottilla, quella nuovamente partita da Barcellona e dalle coste turche. Questi attivisti hanno subìto un abbordaggio piratesco, prima, e poi una prevaricazione violenta e probabili e illegali torture nelle carceri israeliane, dopo che le barche sono state bloccate dalla marina israeliana in acque internazionali, distanti dalle coste israeliane all’incirca tra 500/600 km, senza che venisse fatta dal giornalista di turno in TV alcuna critica osservazione rispetto all’azione di pirateria marittima, consumata alla luce del sole e in barba ad ogni norma internazionale, come pure al diritto del mare.
Questa servile e volgare sudditanza dei media nazionali a quelli statunitensi e israeliani ci fa davvero mandare in bestia e ci umilia al contempo, in quanto avvertiamo che non c’è alcun cambio di indirizzo nella lettura interpretativa di questo genere di comportamento. Tanto gli USA quanto Israele ormai sono i pirati del mare e gli aguzzini delle regole internazionali. Il genocidio a danno del popolo palestinese, come pure l’assalto al fortino iraniano, fatto nell’ ultimo mese da questi Stati ormai ex lege – Israele lo è dal 1948 – ne sono l’esempio davvero pericoloso, in quanto la sudditanza e la complicità della UE e del nostro Paese appaiono irreversibili allo stato attuale e, quindi, davvero pericolosi, se guardiamo all’immediato futuro. Quest’ultimo si è tinto del colore scuro e impenetrabile del kaos – brutale reclusione di ogni regola internazionale, la cui tragicomica rappresentazione potremmo indicarla in quella che è la caricatura, ovvero la scimmiottatura beffarda di ogni organo internazionale qual è il Board of peace trumpiano, dove compaiono marionette e zimbelli, icone internazionali dello svenamento di ogni savoire faire e del collasso sventurato di ogni regola sovranazionale, condivisa fino a poco tempo addietro.
Vorrei a questo punto indugiare un po’, sottolineando con forza quanto sia assurdamente irriguardoso aggredire Stati e nazioni la cui cultura plurimillenaria è stata di grande e indiscusso splendore fino a quando non sono apparsi i nuovi barbari, che possiamo indicare nei governi che oggi stanno aggredendo illegalmente una delle nazioni storicamente e artisticamente più rilevanti nel panorama internazionale, quale l’Iran e in estrema sintesi l’intero Medio Oriente non ancora occidentalizzato. Pensiamo, in particolare, appunto, all’Iran e al conflitto illegale e razzistico che gli USA e Israele hanno scatenato a danno di questa nobile nazione, che si vede aggredita da due Stati sedicenti democratici allo scopo di portare la democrazia in questo storico Paese persiano. Oggi, poi, in Iran alla mancanza di democrazia si è aggiunta la sciagura delle sofferenze che il conflitto militare in corso procura all’intera popolazione.
Ma voltiamo pagina e immergiamoci nell’universo storico/letterario persiano/irania- no. Shahrazad, ecco un nome che vorrei evocare a quanti oggi scrivono o leggono sull’Iran, sull’Iraq, sull’Egitto, sulla Siria, sull’India, in sostanza sul vicino Oriente mesopotamico, come sui rapporti che ha l’Occidente con le nazioni, i popoli che vivono da sempre in quest’area geopolitica, allo stato attuale destabilizzata, violentata, pericolosamente minacciata di essere completamente distrutta come civiltà. Infatti, lo stiamo dolorosamente verificando dinanzi alla tragedia della Palestina e all’assalto alla dirigenza iraniana da parte di uno Stato suprematista e razzista, che si pregia di dichiararsi l’unica democrazia del vicino Oriente, alleato del pavone americano e sodale dello stesso sceriffo statunitense, espressione della vorace finanza americana che tutto ingloba e assoggetta a sé e ai suoi crudi e volgari interessi.
Shahrazad è la narratrice dei racconti de Le mille e una notte, il libro favolistico probabilmente più noto al mondo. È lei la fanciulla, la donna, che sottomette, grazie alla sua intelligenza, il re di Persia, Shahriar, che uccideva, appena fatta l’alba, le sue spose dopo la prima notte di nozze. Infatti, Shahrazad, grazie alla sua voce suasivamente melica e alla sua fervida intelligenza – non raccontava mai il finale delle storie al marito/re e questi protraeva di notte in notte l’uccisione della giovane sposa, che gli raccontava storie sempre più attraenti al punto di farlo innamorare perdutamente. Quindi, è l’universo femminile a vincere sulla tracotanza e la volgarità maschile, intendendo tale volgarità come la personificazione del potere politico e militare insieme. È l’universo femminile che prevale ne Le mille e una notte rispetto all’ uomo. Infatti, varia ne è la rappresentazione. Ci sono, sì, le principesse, come pure partecipi appaiono le fanciulle che appartengono ai ceti meno possidenti. Le donne ricche vivono come segregate nel loro harem. Ma ci sono le schiave che, solitamente, rappresentano l’educazione culturale femminile, come l’arte del canto e della musica, la seduzione d’amore… Di qui, sospiri, languori, struggimenti, rapimenti della passione d’amore, che spingono gli innamorati a cadere nelle braccia l’una dell’altro. Difatti, sulla falsariga dell’innamoramento, il canovaccio è quello solito: ai dinieghi iniziali della donna, seguono gli abbracci e poi…
Cito, da Le Mille e una notte, sorvolando su tutto il resto, un racconto che ricordo di più, forse per la sua essenziale brevità e per il suo significato (che, peraltro, non condivido); ed è il racconto dal titolo Il passero e il pavone. L’inizio è quello a noi caramente conosciuto: “C’era una volta un passerotto che tutti i giorni soleva recarsi presso uno dei re degli uccelli (…)”. Questo re è un pavone, che invita il passerotto a non allontanarsi dal gruppo. Un giorno il passerotto vede altri due uccelletti che stanno per cadere nella rete di un cacciatore e, mentre li invita ad allontanarsi, finisce anche lui nel cadere preda del cacciatore nella rete tesa sul terreno. Cosa insegna il racconto? Lo immaginiamo…☺

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