Si legge poco
31 Gennaio 2014
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Si legge poco

“In Italia si legge troppo poco”, è l’opinione, oggi più che mai, condivisa e consolidata nella coscienza sociale degli italiani. Gli ipotetici motivi di questo “degrado culturale” sono tanti: l’Italia è un paese pieno di distrazioni; è un popolo di pigri; non si ha tempo; la gente preferisce dedicarsi ad altro: internet, cellulare, palestra, hobby; non si comprende il linguaggio di ciò che si legge; la scuola non ha saputo suscitare il gusto della lettura; i libri costano troppo…

Non che manchino del tutto i libri nelle case degli italiani, ma molto spesso essi giacciono su mensole e scaffali, accostati alla rinfusa, con l’unica funzione di oggetti da arredamento magari da intonare al colore dei mobili e della tappezzeria.

I grandi gruppi editoriali cominciano a mutare l’approccio al consumatore presentandosi in piattaforme on line con contenuti immediati e di facile fruizione, ma sebbene gli e-book registrino una costante crescita di titoli messi a disposizione e il pdf e i libri formato kindle costituiscano un’alternativa all’insegna del risparmio, anche in campo digitale non si legge abbastanza.

Riguardo al fatto che gli italiani siano “allergici” ai libri, un interessante articolo, convalidato da rigorosi dati statistici (che non riporto integralmente) ci è stato proposto sul Quotidiano del Molise dal giornalista molisano Giuseppe Tabasso: la lettura resta un comportamento nazionale debole; a livello territoriale c’è il solito spread tra nord e sud: nel nord legge almeno un libro il 50,6% della popolazione; nel centro siamo al 48%;  nel sud la media è intorno al 30%. Nel Molise i non lettori toccano quota 67%. Il rapporto Istat, rileva che l’incidenza negativa dei non-lettori è maggiore in centri di minore ampiezza demografica e supera il 63% nei comuni fino a 2000 abitanti. Questa è un’altra causa del “molisolamento”: zone con possibilità di ascesa culturale e altre in speculare recessione dando luogo ad una disuguaglianza sociale inaccettabile sulla quale dovrebbero concentrarsi istituzioni scolastiche, culturali, mediatiche e soprattutto pubbliche, cui spetta ripensare coraggiosamente a tutte le politiche culturali finora perseguite e mettere mano finalmente a un vero sistema bibliotecario regionale.

Per spiegare il dilagante fenomeno della diminuzione dei lettori e del conseguente calo delle vendite di libri, quotidiani, riviste… andrebbero studiati meglio i comportamenti collettivi nei riguardi del libro: certo i rapporti con esso sono mutati; non si tratta solo di una questione di fine del libro-oggetto di carta e passaggio digitale nello stesso formato, né dell’inversione di tendenza del lettore dal modo tradizionale a quello alternativo. È il concetto di libro ad attraversare una trasformazione e la sua centralità, nella costruzione della cultura contemporanea, sta accelerando il proprio declino.

Non saranno i libri a scomparire, ma il nostro interesse per loro. Magari i libri fossero sostituiti con la lettura! (J. Shafer).☺

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