Siamo ancora in tempo
La nostra denuncia sistematica, come sul numero di settembre, di una sedicente sinistra molisana, che lavora quasi esclusivamente per l’autoconservazione anziché per il benessere della regione, è stata particolarmente efficace, vista la reazione scomposta in alcuni circoli. Ribadiamo anzitutto che non siamo una rivista di partito e, soprattutto, che non abbiamo né padroni né padrini. Tutti quelli che collaborano hanno come punto di riferimento imprescindibile la Costituzione italiana, i credenti anche il vangelo, e dunque l’angolo di visuale non può che essere la difesa dei più deboli, dalle persone al territorio. L’opposizione alle destre, spesso destracce, è netta proprio ed esclusivamente per questa prevaricazione dell’interesse dei pochi contro il benessere dei più. Preferiamo subire l’accusa di quinte colonne della destra piuttosto che legittimare il fatto che “i politicanti nostrani già si sono spartiti il porco”, come titolavamo sul numero scorso. Dopo il fallimento vergognoso e totale del centro-sinistra alle scorse elezioni regionali ci saremmo aspettati una seria verifica e soprattutto l’autocritica di chi ne fu causa e invece davanti allo specchio continuano a ripetersi: “Chi è il più fico del reame”?
Nel 2023 hanno candidato presidente della giunta regionale Roberto Gravina, non tanto perché era il migliore né per fare una cortesia ai 5Stelle quanto per liberare la poltrona del sindaco di Campobasso, ipotecata da Roberto Ruta, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Vittorino Facciolla, segretario del PD, con il gioco delle tre carte, ha escluso la candidatura di Domenico Iannacone, portato dalla società civile e con buone probabilità di riuscita, per accordarsi su altri tavoli con Massimo Romano, avversario nel 2013. A furia di disastri questi due soggetti hanno l’ardire di riproporsi di nuovo in pista per le prossime politiche.
Per l’alternanza, manco fosse la bocciofila, dopo i 5Stelle, il candidato presidente dovrà essere del PD e non trovano niente di meglio che candidare Micaela Fanelli in consiglio regionale dal 2018. Premesso che dal 2000, per vincere una sola volta le elezioni, il centro-sinistra è dovuto andare in prestito da Forza Italia per un candidato di nome Paolo Di Laura Frattura, in questi anni non hanno fatto crescere nessuno per dare un nuovo slancio al territorio. Già solo per questo dovrebbero andare irrimediabilmente tutti a casa. Sono così avventurieri questi cacicchi che sarebbero capaci di allearsi anche con Aldo Patriciello, attualmente parlamentare europeo leghista, così spregiudicato che la militanza in un partito è solo una quisquiglia, come ha più volte dichiarato. Sarebbe pronto a saltare da una parte all’altra in cambio della gestione della sanità in Molise, disponibile ad appoggiare anche il diavolo, se solo avesse qualche possibilità di raggiungere il suo scopo.
Oggi è in crisi la coscienza politica, individuale e collettiva, per cui il primo pataccaro che si erge a statista trova subito cani famelici pronti a seguirlo. Come si spiegherebbe diversamente l’avanzata di un ex generale come Vannacci che, tra idiozie e luoghi comuni, riesce a crearsi un seguito? Vedremo quanto dura ma intanto coalizza delusi, arrampicatori e nostalgici di un fascismo mai estinto. Un dato, comunque, è purtroppo certo, poiché i programmi oggi lasciano il tempo che trovano, occorrono leader in grado di mobilitare le folle per vincere le elezioni, grazie anche alla pessima legge elettorale che punta tutto sul candidato premier.
Quello che non capisco, perdonate i miei limiti, è come mai noi elettori ci lasciamo abbindolare con un incredibile masochistico piacere. La legge truffa, sicuramente incostituzionale, in via di approvazione, afferma che si torna alle preferenze ma non per i capilista, scelti dai partiti e quindi uomini e donne dell’apparato, che niente hanno a che vedere con il territorio. La destra molisana, oggi, è rappresentata, a livello nazionale, niente meno che da Lorenzo Cesa e Claudio Lotito che il Molise lo hanno visto forse sulla cartina geografica. Certo hanno anche tale Costanzo Della Porta, famoso o famigerato per essere stato il relatore di maggioranza sull’autonomia differenziata che avrebbe reso il Molise la Svizzera dell’Italia, se per fortuna non fosse stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.
Trump agli elettori ha promesso 5.000 dollari in caso di vittoria, la Meloni nazionale ci compra con 150 euro, ammesso che abbiamo un veicolo di bassa cilindrata, cioè, per come stanno lievitando i prezzi della benzina, con un pieno! E noi anziché protestare perché il denaro è sottratto alle regioni, perché la sanità è allo sfascio, perché l’istruzione è sempre più lacunosa, abbiamo anche il coraggio di prostrarci e ringraziare i nostri prodi sgovernanti. Quanto è ancora attuale l’Esaú biblico che continua a vendersi per un piatto di lenticchie!
Mentre il governo annuncia inutili provvedimenti sulla presenza di migranti a scuola, a Roma è accaduto un fatto gravissimo. Un’insegnante è accoltellata da un ragazzino del posto, disarmato da un alunno di origine congolese. Naturalmente Salvini non ha postato nulla perché i fatti non seguono il suo canovaccio: l’immigrato che ferisce e l’italiota che difende. A margine di questa infausta vicenda c’è da segnalare che l’insegnante è una sostenitrice della remigrazione e, francamente, ritengo che le due cose siano incompatibili, perché la scuola di per sé è il luogo preposto per l’accoglienza, l’integrazione, lo scambio culturale e ovviamente l’istruzione. A tale proposito, nelle pagine interne, riportiamo le testimonianze, da parte delle colleghe di seconda generazione, su una maestra di Bonefro, Teresa Labagnara, festeggiata per il compimento di 100 anni e ancora piena di vitalità, che ha dedicato la sua vita ad “accendere fiaccole e non a riempire vasi”.
Dirottiamo questa politica prima che sia troppo tardi.☺
