Sisma: le beffe proseguono
31 Ottobre 2024
laFonteTV (4253 articles)
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Sisma: le beffe proseguono

“Non abbiamo saputo difendere i nostri figli”: così espresse il suo rammarico il presidente Ciampi nel giorno in cui fu celebrato il rito funebre, dal vescovo Valentinetti, per la morte dei 27 bambini e della maestra della scuola ‘Jovine’ di San Giuliano di Puglia, crollata il 31 Ottobre del 2002, in occasione della scossa sismica del sesto grado della scala Richter. Ma oggi, dopo 22 anni dal tragico evento, siamo veramente sicuri che quello che accadde allora non possa più ripetersi?
Sono tanti i motivi che ci inducono a pensare male. A leggere i dati delle agenzie indipendenti il problema non sembrerebbe risolto. Nel nostro Paese, circa 20.000 scuole sono costruite in zona sismica e di esse solo il 10% sono state adeguate alla normativa antisismica. Nel 90% dei casi quindi potrebbe ancora ripetersi la tragedia. Lo sappiamo tutti: lo sanno i media, i politici, i ministri competenti, la Protezione Civile, il presidente del Consiglio, eppure, quando si tratta di stanziare dei fondi per mettere in sicurezza il territorio, nessuno ci sente. Bertolaso, ogni tanto, nelle sue interviste, ripete che con 5 miliardi di euro all’anno, per 10 anni, il problema potrebbe essere risolto. Purtroppo, non trattandosi di una misura identitaria portavoti, non ci resta che aspettare il prossimo funerale. A noi, tuttavia, sorge un dubbio che inquieta e non trova risposte.
A seguito dell’evento sismico di 22 anni fa, nel comune dove abito, venne costruita una palestra a servizio della scuola primaria, anch’essa nuova di zecca, regolarmente collaudata e molto frequentata dai bambini. A novembre dell’anno scorso, due pareti di quell’edificio sono crollate, fortunatamente di notte e senza presenze umane all’interno di esso. La vicenda, speriamo unica, non ci tranquillizza se solo pensiamo alle numerose scuole ricostruite nel cratere allargato. Non sappiamo se l’Autorità Giudiziaria, oltre a sequestrare l’immobile, peraltro non ancora dissequestrato, ha disposto accertamenti anche su altri edifici scolastici ristrutturati o ricostruiti a seguito del sisma, così come non si conoscono le cause del crollo; di certo sappiamo che ancora oggi i bambini della scuola primaria sono privi di quell’impianto necessario, che in ogni caso va messo in sicurezza, speriamo al più presto.
Col nostro periodico dei terremotati, nato anche per vigilare sulla ricostruzione sin dall’inizio di questa triste vicenda, abbiamo contrastato una scelta fondamentale fatta dal Commissario Delegato che da sempre ha prodotto consensi sia nel mondo politico che in quello dell’informazione oltre ad aver alimentato l’idea, nell’immaginario collettivo, di averne tratto profitto, nell’intera comunità molisana, la qual cosa in seguito si rivelò ambigua perché in realtà nascondeva un insopportabile cinismo: l’allargamento del cratere sismico da 14 a 83 comuni della provincia di Campobasso identificata non come area del cratere sismico ma come area del danneggiamento. Questa scelta e quella analoga dell’art. 15 (fondi per lo sviluppo) hanno consentito al presidente Iorio di restare in sella per ben 12 anni: anche quando cadde, non furono i molisani a mandarlo a casa ma i giudici del TAR.
Iorio, in sostanza, sa bene che per mettere in sicurezza un immobile deve adeguarlo simicamente; il progetto “Scuola Sicura”, pagato con i fondi regionali propri, chiarisce le idee al Commissario che ormai ha già disposto di estendere l’area del danneggiamento e sa anche che con i fondi stanziati dal governo nazionale non potrà far fronte all’adeguamento sismico di tutti gli immobili danneggiati negli 83 comuni. La scelta a quel punto oltre a essere obbligata è senza dubbio spregiudicata: scegliere una ricostruzione meno costosa, con il semplice miglioramento sismico è l’unica soluzione. Che tradotto significa: se i bambini, a causa di un evento calamitoso, muoiono a scuola sono problemi nostri, se invece muoiono in casa, magari insieme ai genitori sono problemi loro. Oggi dopo le scelte spregiudicate del Commissario siamo sicuri che le nostre abitazioni ricostruite con il protocollo previsto dal Modello Molise resisteranno ad un eventuale fenomeno sismico di media intensità? Per questa decisione il presidente Iorio incappò in una richiesta di rinvio a giudizio, avanzata dal sostituto procuratore dr. Papa, che all’udienza penale davanti al Gip il procuratore capo trasformò in richiesta di archiviazione.
Le vie del Signore sono infinite, probabilmente decidere del destino delle persone è compito della politica, tuttavia quella scelta fu contestata anche dal capo della Protezione Civile, a voce e per iscritto, senza esito alcuno. Successivamente, quando il danno era già fatto, la Commissione ispettiva nominata dal presidente Prodi rilevò che le contestazioni sollevate dal capo della Protezione Civile, dr. Bertolaso, al commissario Iorio erano pertinenti ma prive di determinazioni, mancava infatti la procedura per la revoca dell’incarico di commissario.
In tutti gli eventi sismici successivi non è mai accaduto che il commissario delegato alla ricostruzione decidesse sul numero dei comuni da includere nel cratere sismico. Nel sisma che nel 2009 colpì l’Abruzzo, i comuni inclusi nel cratere furono 57, i morti 309, gli sfollati 85mila; da noi in Molise 14 comuni lievitati a 83, 30 i morti, 2.925 gli sfollati. Queste cose non sono scritte nel libro bianco Il percorso della ricostruzione vero esercizio di propaganda, edito dalla struttura commissariale, realizzato da un nutrito gruppo di funzionari della detta struttura, sotto la direzione attenta del Sub-commissario, e per la precisione non c’è scritto neanche il giudizio finale della commissione ispettiva del CRO – Dipartimento della Protezione Civile – che ancora una volta dà ragione a noi e che per completezza riportiamo: “la struttura commissariale molisana non sembra aver operato sulla base di una visione programmatica, ma si è ispirata ad una policy attenta al contingente”, ragione per cui, il CRO suggerisce di assumere in capo al Dipartimento di Protezione Civile l’alta regia della Ricostruzione, imponendo precise destinazioni delle somme da assegnare con le future ordinanze; il CRO conclude infine proponendo di “dichiarare, alla stato e nei termini dei rilievi formulati, l’irregolarità della gestione dei fondi stanziati per la ricostruzione o riparazione dei danni conseguenti il terremoto del 31/10 – 2/11/2002 che ha Colpito il Molise.
Alcuni giorni fa il Comitato cittadini terremotati di Bonefro ha inviato una nota a dir poco allarmata al loro Comune e alla Regione: una richiesta di aiuto alle istituzioni. Dopo tanto tempo di precarietà abitativa, chiedono di rientrare nelle proprie abitazioni, che definiscono “Povere Case” lasciate per ultimo nella ricostruzione post sisma, così come da tradizione. “Che insolenti!!! Dopotutto sono passati solo 22 anni, ma cosa pretendono?”. Questi Signori, perché si tratta sicuramente di Signori, altrimenti avrebbero preso i forconi e non la penna, con grande civiltà, nell’imminente scadenza dei termini per il completamento dei lavori (31/12/24) si sono preoccupati di informare le istituzioni preposte al fine di risolvere i problemi sollevati, non per farsi dire che la metà dei progetti finanziati a Bonefro sono ancora incompleti – questo lo sanno – e neanche per essere informati che in tutto il cratere sono 250 i progetti da completare; questo in verità non lo sanno e né gliene frega nulla, soprattutto non si attendono di essere minacciati per eventuali provvedimenti di definanziamento. Questi Signori, dopo 22 anni di attesa, vogliono tornare a casa. Quindi è il caso che qualcuno alzi il culo dalla sedia dove è seduto da tanto tempo e corra. E poi parlano di “Modello Molise”!☺

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