Sorpresa nel carrello della spesa
5 Settembre 2024
laFonteTV (4175 articles)
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Sorpresa nel carrello della spesa

A metà degli anni ‘50, il mio papà tentò l’avventura del commercio, aprendo un negozietto in via Cluenzio, a Larino. Le vendite fatte a credito senza le risorse per sostenerlo determinarono la rapida cessazione dell’iniziativa. Nella memoria sono rimasti i cassetti con la pasta sfusa, la grezza carta gialla, la sessola d’alluminio, la bilancia rossa, la carta da zucchero in una tonalità di blu che non sono mai riuscito a ricostruire con precisione.
Le merci sfuse non esistono più. Da tempo facciamo la spesa self-service mettendo nel carrello ciò che preleviamo dagli scaffali. Poi passiamo alla cassa e paghiamo. Nessun credito, nessun “paghiamo alla raccolta delle olive o alla mietitura”. Ma cosa abbiamo acquistato? E com’è composto il prezzo? Fate la spesa e guardate nel carrello: su 50 euro pagate potete notare lì in fondo, costo 3-4 euro, il contributo Conai. Se avete comperato dolciumi e merendine, oppure cosmetici e prodotti da bagno, da 20 a 35 euro li avete investiti in imballaggi. Con 8-10 euro avete comperato il trasporto, dalle materie prime al prodotto finito. Circa 3,50 euro per la paga lorda degli operai impegnati nella produzione (ma guarda: questi sfigati non contano quasi niente neanche per la composizione dei costi industriali!).
Nei prodotti dolciari per l’infanzia (vi viene in mente un noto marchio, uno dei maggiori investitori pubblicitari italiani?) la parte mangiabile è mediamente inferiore al 30% in valore del costo di produzione. Si aggiungono le spese verso vendita, il margine di contribuzione…, tutto il resto è imballo primario singolo, espositore in cartone più valva pp, imballo multiplo, imballo logistico, imballo di composizione dell’ordine, pallet in legno e nastratura pe, a cui si sommano il giochino messo nel prodotto, cucchiaino, istruzioni, adesivi…
Per i cosmetici intervengono le specifiche del canale di distribuzione. Ad esempio, nelle profumerie e farmacie, il prodotto è inferiore al 30-35% del costo, mentre il resto è barattolo, tappo, scatola, espositore, imballi logistici. Il ricarico dal produttore al punto vendita raggiunge il 500-600% del prezzo iniziale franco fabbrica. Nella Grande Distribuzione Organizzata e nelle Catene specializzate il prodotto (di scarsissima qualità ma con tanta pubblicità) è meno del 30-50% in valore, mentre il ricarico è del 200-400%.
I prodotti per l’igiene della casa, per il bucato, per l’auto o l’agricoltura, le bibite gasate, le acque minerali, i farmaci, i cosmetici… sono tutti messi in flaconi o bottiglie in plastica pe, pp, hdpe, pet, pvc… costruite in due fasi: stampaggio e soffiaggio. Si inizia dalle preforme (cilindretti pieni, completi di filettatura dove si avviterà il tappo). Sono fatte con stampi da 128 e sino a 256 preforme contemporanee, tempo ciclo circa 3 secondi, 24 ore su 24 con un fermo macchina di poche ore ogni tre mesi. Provate a dire: “chiudi-inietta-apri-togli” ed ecco, ogni 3 secondi, 128 palloncini pronti da gonfiare per farne bottiglie.
La maggiore azienda delle preforme è canadese. Ha oltre 350 sedi nel mondo e un bilancio pari a quello dell’Austria. Le preforme diventano bottiglie in presse di soffiaggio nello stabilimento di riempimento. Le acque minerali hanno costi di bottiglia, imbottigliamento e trasporto. Il costo dell’acqua per litro è prossimo a zero. Cosa vendono le società di acque minerali?
Altro settore: il caffè passa da circa 35-38 euro/kg del caffè macinato per moka a 55-85 euro del caffè in cialde. Da 80% a 40% in valore. Cosa vendono le multinazionali del caffè? E noi, cosa acquistiamo? Una montagna di rifiuti. Lo avevano già capito Vance Packard nel 1960 con il libro I produttori di rifiuti, e il profetico Fausto Amodei, che nel 1974 cantava Dal produttore al consumatore che vi invito caldamente ad ascoltare su YouTube o su www.ildeposito.org
E veniamo ai consorzi per il riciclo e al succitato Conai, consorzio obbligatorio nazionale degli imballaggi, che riceve il contributo (da 15 a 55 euro/tonnellata), circa il 5-6% in valore, pagato dalle aziende e che si somma alle voci che compongono il prezzo di vendita. Il Conai coordina i consorzi specializzati: acciaio Ricrea, alluminio Cial, vetro Coreve, carta e cartone Comieco, legno Rilegno, plastica Corepla, bioplastica Biorepack, lampadine Ecolamp, batterie Sinab, Consibat eu…
Nel caso di prodotti elettrici ed elettronici si aggiunge il contributo per i consorzio RAEE che si paga al momento dell’acquisto e obbliga il venditore a ritirare l’apparecchio a fine vita.I Comuni, a cui paghiamo la TARI, si occupano della raccolta domestica e del trasporto ai centri di raccolta, dove passano la palla al Conai che conferisce alle ditte specializzate del riciclaggio.
È evidente che il sistema delle merci è degenerato oltre ogni misura e che molto più della metà di quello che comperiamo lo gettiamo via senza neppure averne coscienza. Ora, sapendone qualcosa in più, abbiamo idea di cosa mettiamo nel carrello e perché ci conviene raccogliere bene, separare, riciclare. E fare innanzitutto acquisti più consapevoli.☺

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