Termoli: appunti sul piano città
Stupisce piacevolmente che, poco prima di Natale, al Comune di Termoli si sia parlato della riqualificazione dello stabile dell’ex Istituto Nautico per farlo diventare uno spazio culturale per la città. Ancora più interessante che ciò avvenga non come intervento singolo ed isolato, ma all’interno di un Piano Città, cioè (mi pare di poter dire da profano) all’interno di una visione e di una ridefinizione complessiva dello spazio urbano (che, in effetti, coinvolge altre zone e strutture). Una visione che farebbe perno sull’arte, sulla cultura, sulla socialità, insistendo sulla riqualificazione dell’esistente e quindi sulla sostenibilità ambientale di questa trasformazione immaginata, auspicata ed auspicabile.
Verrebbe da dire che i comitati civici che per anni hanno lottato contro il Tunnel, la speculazione edilizia e la privatizzazione di Pozzo Dolce, proponevano già allora un’altra idea di città, che, almeno in parte, sembra emergere anche da questi interventi prospettati. Verrebbe da chiedersi se quelle lotte non abbiano inciso sulla visione urbanistica e sulla sensibilità ambientale della cittadinanza, divenendo, almeno per una parte, patrimonio culturale dell’amministrazione. (A proposito della attuale riqualificazione di Pozzo Dolce, resta il problema dei parcheggi che si realizzeranno andando a congestionare il cuore della città con traffico e smog). Vale la pena ricordare, inoltre, che già nel 2016 un gruppo di persone aveva proposto il progetto “MappiAmo Termoli”, andando ad individuare i luoghi e le strutture abbandonate in città, proponendo di riqualificarle in chiave sociale e culturale: in fondo, qualcosa di molto simile a ciò di cui si sta parlando in questi giorni (solo con 10 anni di ritardo!).
Dentro lo scenario (apparentemen- te favorevole) che il Piano Città schiude, restano aperte alcune questioni su cui pare importante continuare a riflettere, interrogarsi ed agire.
1- La questione sociale e abitativa: la turistificazione (degenerazione del turismo, come unica fonte di sviluppo territoriale) di Termoli e del basso Molise (strettamente connessa ai processi di deindustrializzazione) genera aumento dei prezzi delle case ed esclusione abitativa per le persone residenti del ceto medio e basso. Il disagio abitativo è spesso la punta dell’iceberg di un disagio sociale molto più diffuso. Anche se alcuni progetti di supporto all’abitare per le fasce più deboli della popolazione sono in corso o in cantiere, ciò che serve necessariamente sono politiche pubbliche per la casa e per l’abitare solidale e cooperativo e politiche sociali qualificate e radicate nel tessuto cittadino.
2- Luoghi cerniera ed infrastrutture sociali: mentre si progettano le riqualificazioni, si potrebbe partire dal ripensare il già esistente. Termoli, estesa e frammentata, ha bisogno di luoghi cerniera, spazi in cui generare cultura, ricomposizione e coesione sociale: perché non iniziare sin da ora a pensare, ad esempio, ai cosiddetti centri anziani come spazi intergenerazionali aperti alla cittadinanza per promuovere iniziative e progetti culturali? E che dire delle scuole? E degli spazi diocesani: potrebbero essere cogestiti tra il pubblico e le associazioni di Terzo Settore, formalizzando le collaborazioni?
3- Quale cultura? Non basta dire cultura. La cultura, per essere tale, deve essere critica, e fare avanzare la città verso una maggiore giustizia sociale ed ambientale. Altrimenti non è cultura, è organizzazione di eventi.
In definitiva, sarebbe fondamentale che ogni processo di riqualificazione urbanistica tenga conto della riqualificazione più fondamentale di tutte, quella democratica, basata sul protagonismo e sulla partecipazione diretta degli abitanti. Uno dei luoghi di contrasto alla attuale deriva autoritaria in corso, che è (anche) crisi democratica e istituzionale, è il territorio locale: da qui, dalle città che abitiamo è importante attivare processi di partecipazione democratica, riavvicinare le istituzioni alla società. Verrebbe da chiedersi, a tal proposito, dove e perché si è interrotto il progetto dei consigli di quartiere già annunciato da alcune precedenti amministrazioni comunali.
Bene le riqualificazioni, bene che queste vengano inserite dentro una visione di città. Fondamentale però fare un passo ulteriore: che la visione di città venga a sua volta inserita in una visione di società. Il tema non è rendere la città più “attrattiva”, ma più solidale e democraticamente avanzata, gestita con la partecipazione diretta della cittadinanza. Termoli, non dimentichiamolo, è una cittadina che perde abitanti in una regione assillata da uno spopolamento allarmante … Se non si considera tutto ciò, anche le riqualificazioni annunciate rischiano di essere vettore di un sistema di “messa a profitto della città”, riproducendo e assecondando ancora la marginalizzazione di larghe fasce di popolazione. Senza solidarietà e partecipazione, nessuno sviluppo territoriale è possibile.☺
