Un cibo da fate
5 Maggio 2015
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Un cibo da fate

“La fragola, che cresce sotto l’ortica, rappresenta l’eccezione più bella alla regola, poiché innocenza e fragranza sono i suoi nomi. Essa è cibo da fate”. Così scriveva William Shakespeare a proposito della fragola più conosciuta fin dall’antichità, quella di bosco, un tempo diffusa ovunque, oggi confinata solo in qualche orto suburbano per la delizia degli amatori.

Si tratta di una Rosacea spontanea dal frutto piccolo e profumatissimo, detta Fragaria vesca: Fragaria proviene dal latino fragrans, che vuol dire “fragrante”, per via dell’intenso profumo, mentre vescus denota ciò che è molle (ossia il frutto). Il poeta Virgilio, nella terza egloga, avvertiva i fanciulli affinché, recandosi nei boschi a raccogliere le nascentia fragra, cioè le fragole appena spuntate, stessero attenti ai serpenti nascosti nell’erba.

Da questa specie, attraverso incroci, sono state selezionate varietà ibride a frutto grosso, dolce e gradevole, che hanno avuto una rapida diffusione in tutto il mondo grazie anche alla capacità di moltiplicarsi per via vegetativa. La fragola, infatti, è una pianta erbacea perenne provvista di stoloni, fusti striscianti capaci di radicare e germogliare dando origine a nuove piantine collegate per il primo periodo alla pianta madre e poi autonome. Ma oggi, per avere maggiori garanzie sanitarie ed ottenere piante esenti da malattie virotiche, i vivaisti praticano la moltiplicazione “in vitro”, cioè prelevano piccole parti di gemme apicali e le fanno radicare in provetta, ambiente totalmente asettico. La riproduzione per seme è utilizzata esclusivamente per il miglioramento genetico.

Il frutto della fragola, botanicamente un falso frutto, il sorosio, è un ricettacolo carnoso che sostiene esternamente i semi o le piccole drupe. La varietà e le condizioni di coltura possono influire sulla forma, che può essere conica, cilindrica, cuoriforme, ecc., e sul peso, che può variare da pochi grammi fino a raggiungere i 100 grammi.

Le fragole sono dotate di un buon contenuto calorico per il loro elevato tenore zuccherino. Se non provocano fenomeni di allergia (orticaria e rash cutanei), hanno proprietà digestive e ipotensive. Rappresentano una eccellente fonte di potassio, vitamina C (cinque fragole contengono lo stesso quantitativo di un’arancia) e di flavonoidi, in particolare gli antociani, che sembra siano responsabili delle potenziali caratteristiche anti-infiammatorie. Producono inoltre una bevanda che facilita la riduzione della febbre. Consumate fresche, eliminano il tartaro, la placca dentale e le macchie dai denti; alleviano altresì le ustioni solari e fanno scomparire le lentiggini; erano utilizzate, in passato, dalle donne, anche come maschera di bellezza per la pelle.

Per il loro gusto delizioso, questi frutti sono tra i più apprezzati in svariate preparazioni, soprattutto gelati, liquori, dolci e marmellate o squisite macedonie, senza trascurare la surgelazione e il consumo fresco, anche con la panna.  Non possiamo non citare l’attuale tendenza della nouvelle cousine ad utilizzare questo frutto non solo per macedonie e dolci, ma anche nei risotti e nelle insalate, condite con aceto balsamico.

Le foglie essiccate si aggiungono al pot-pourri; sempre le foglie, oltre che  per ottenere un surrogato del tè, vengono usate per effettuare gargarismi e per preparare tisane, calmanti e un tonico per la pelle grassa. I rizomi invece forniscono decotti per curare affezioni delle vie urinarie.

Il celebre naturalista svedese Linneo definiva la fragola “un bene di Dio”: proprio grazie ad essa sarebbe infatti guarito da una forma dolorosa di gotta. Ma la fragola era già nota ai Romani, che la apprezzavano tanto da non farla mancare mai sulle mense dei ricchi patrizi e la consumavano in occasione delle feste di Adone. Secondo il mito, infatti, le lacrime della dea Venere, cadute sulla terra dopo la sua morte, si sarebbero trasformate in cuori rossi, dando origine, appunto, a questi gustosi frutti.

Ancora oggi alla fragola sono dedicate varie feste. Ad esempio la sagra “storica” di Cassibile, in provincia di Siracusa, nella quale si promuove questo meraviglioso frutto proponendolo a cassette, in dolci, in salsiccia, con la cioccolata fondente e perfino dentro la mozzarella. Un altro appuntamento imperdibile è la sagra di Nemi, nella zona dei Castelli Romani: una enorme coppa viene riempita di fragole locali innaffiate con spumante fragolino; nei bar della piazza del paese si può gustare la coppa di gelato alla crema con fragoline, mentre lungo il corso della città si possono assaggiare vini e liquori a base di fragole.

E sarà per la forma a cuore, per il colore acceso o per l’inebriante profumo, certo è che la fragola invita, in questa stagione, a piacevoli scorpacciate. Noi consigliamo un’ antica ricetta della nonna: il sorbetto alla fragola. Il sorbetto si differenzia dal gelato perché non contiene grassi, ma solo frutta, zucchero e acqua, nelle seguenti proporzioni:

– 500 g di fragole

– 300 ml di acqua

– 200 g di zucchero

Sciogliere lo zucchero nell’acqua facendolo scaldare in un pentolino. Togliere il pentolino dal fuoco e lasciare intiepidire l’acqua zuccherata. Frullare le fragole con un frullatore ad immersione. Unire il frullato allo sciroppo e amalgamare. Versare nella gelatiera e mantecare per circa 50 minuti. Una volta raggiunta la giusta consistenza, togliere il sorbetto dalla gelatiera e metterlo nel freezer per almeno tre ore prima di consumare. A piacere aggiungere succo di limone. Guarnire con foglioline di menta. ☺

 

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