Un grande esodo
È in atto da tempo, sia pure in forma strisciante ma incessante, un grande esodo (vi è chi parla di esodo biblico) che ha contribuito e che continua a contribuire, accanto ad altre pesanti carenze, a impoverire il Sistema Sanitario Nazionale, già pesantemente depauperato dalla pandemia. Sono usciti dal servizio sanitario, tra il 2019 e il 2021, 22mila medici e si prevede che costoro saranno a fine 2025 quasi 40mila. Si ipotizza una contrazione di uscite a partire dal 2020 per, poi, tornare a livelli fisiologici solo nel 2030. È un esodo anche verso altri Stati. Interessa soprattutto i giovani laureati. Sono alla ricerca di un lavoro stabile, professionalmente arricchente e correttamente remunerato. L’Ordine dei medici segnala che almeno 20mila medici emigreranno all’estero nel 2024. Si tratta di medici che hanno meno di 40 anni. È un esodo quasi sempre più spesso ‘senza ritorno’.
È una ‘fuga’ preoccupante poiché incide negativamente sulla tutela della salute della popolazione: una risorsa primaria di un Paese da cui tutto dipende, economia compresa. Trattasi di una ‘fuga’ imputabile a vari fattori. Ha peso la retribuzione. È largamente inadeguata se questa viene posta a confronto con il lavoro che viene richiesto, specie ai medici specialistici. Costoro rappresentano la parte più consistente degli esodati. I dati OCSE mostrano che gli stipendi di tali medici si collocano al 36° posto. Sono al di sopra solo della retribuzione percepita dai medici del Portogallo e della Grecia. Un medico, in Europa, guadagna da 40mila a 200mila euro in più all’anno. Al di fuori dell’Europa la retribuzione mensile nei Paesi arabi va dai 14mila ai 20mila euro, unitamente a una serie di benefit fiscali e abitativi. Rilevante è il fardello burocratico: ai doveri in corsia si assommano compilazioni burocratiche astruse, utili solo a fare statistiche non utilizzabili o quasi mai utilizzate. Sottraggono tempo a quello che, invece, dovrebbe essere dedicato al paziente. Pesano le cause giudiziarie intentate ogni anno. Sono oltre 35mila, a cui vanno aggiunte quelle arretrate, pari a 350mila. Il 95% delle stesse si conclude con assoluzioni. I medici devono, nel frattempo, sobbarcarsi il peso del procedimento giudiziario, compreso quello economico dovendo stipulare, a propria tutela, polizze assicurative il cui onere può arrivare fino a 35mila euro all’anno. Ha peso la perdita di ruolo e di prestigio goduti, con conseguenze deleterie sul lavoro di cura. Le aggressioni al personale sanitario sono state, nel 2023, oltre 16mila – quelle denunciate.
Sono situazioni, quelle accennate, che spingono i giovani medici ad emigrare. Si guadagna di più, si hanno maggiori opportunità di crescita professionale, minori sono i vincoli burocratici, maggiori sono le gratificazioni professionali ed economiche. E per gli italiani, invece, minori possibilità di essere ben curati. Forse si deve ripensare la Sanità recuperando i princìpi sanciti dalla Carta costituzionale e dalla legge n. 883/1978 “Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale”, che sanciscono il diritto alla salute, e costruire una rete di servizi socio-sanitari garantenti il diritto di scegliere dove e come “potersi curare” e recuperare il territorio, inteso come spazio di vita, come ambito privilegiato di cura della salute della persona. Si deve investire sulla formazione culturale e tecnica del personale sanitario e convincere concretamente i giovani medici e quelli che si laureeranno a rimanere a lavorare in Italia e nel Servizio Sanitario Nazionale. Non basta però solo “qualche soldo in più”. Si deve ridare ruolo e prestigio alle professioni sanitarie e fiducia nel Sistema Sanitario Nazionale.☺
