E’ dall’autunno scorso che il governo Prodi soffre sulla guerra in Afganistan e che soffrono i pacifisti senza se e senza ma, non solo per la stessa guerra ma per l’intera politica militare ed estera di un governo di centro sinistra che anche i pacifisti sono stati costretti a votare, avendo come altra scelta un governo peggiore anche ai fini della questione guerra. I pacifisti soffrono perché i primi accordi militari-industriali tra Italia, Usa e Israele sono del maggio 2006. Perché la guerra del Libano ha utilizzato armi anche nostre. Perché la nuova finanziaria ha fortemente aumentato le spese militari tutte, non solo quelle per le missioni. Perché è stata varata la costruzione di nuovi cacciabombardieri da attacco. Perché si è subita passivamente la trasformazione di Vicenza in base da attacco per le guerre preventive americane. Perché si accetta il nuovo “scudo protettivo” Usa, vale a dire postazioni in Italia di nuove basi per missili in grado di intercettare missili nucleari avversari: cioè per poter impunemente sferrare il primo colpo anche nucleare, poniamo, sull’Iran (o forse sulla Russia, almeno così teme Putin) senza timore di ritorsione nucleare; dunque un sistema da attacco, non certo di difesa, che anzi ci rende meno sicuri. Perché si continua a fingere che quella in Afganistan sia una missione di pace; e infine, in questi giorni, per la vergognosa ambiguità del governo italiano nel coinvolgimento di Emergency nel caso Mastrogiacomo, nel successivo abbandono al suo destino (addirittura criminalizzata) della benemerita organizzazione in seguito all’alto là americano, e nel conseguente maggior coinvolgimento nella guerra dei militari italiani.
Che possono fare i pacifisti veri e in particolare i nonviolenti? Nella piccola realtà di Campobasso il Movimento Nonviolento ha continuato organizzando un incontro pubblico, dal titolo “Missioni di pace missioni di guerra – gli interventi italiani nei conflitti armati”, svoltosi il 24 marzo scorso, e mettendo in calendario un seminario dedicato a militari e funzionari dell’Onu, ma aperto a tutti, a conclusione di un loro corso di diritto internazionale umanitario organizzato dall’associazione “Cablit” (venerdì 11 maggio pomeriggio. “La nonviolenza come alternativa nella gestione dei conflitti”) ed un incontro dedicato agli insegnanti (sabato 12 maggio mattina: “La risoluzione dei conflitti a scuola”).
L’incontro del 24 marzo ha avuto come relatori Maurizio Simoncelli, esperto trentennale di industria bellica e temi affini, dal 1982 in forza all’Istituto di ricerche internazionali “Archivio Disarmo” di Roma, e Nanni Salio, anch’egli studioso di Peace Research di lunga data presso l’Istituto “Sereno Regis” di Torino, affiliato all’International Peace Research Association (IPRA); più i due volontari molisani in Palestina Paolo Cimini e Sergio Calleo.
La modesta ambizione dell’incontro era semplice come argomento: mettere a confronto l’attuale politica di sicurezza dell’Italia con le vittorie della nonviolenza, o comunque con alcuni progetti di solidarietà concreta in atto. Si è rivelata invece ardua come scopo politico: chiamate a parlare di queste cose gli eletti molisani in parlamento, di entrambi gli schieramenti, i segretari locali di partito e i rappresentanti istituzionali militari presenti in regione. C’è stata infatti una buona risposta di un’area di base già da tempo impegnata, di sinistra e/o di associazionismo; è mancato il dialogo con parlamentari e militari.
Sempre al rimorchio della civilissima America, che Nanni Salio ha esaminato come un impero che mostrerebbe evidenti segni di cedimento, per la sua pretesa di difendere un proprio modello di vita insostenibile con una sproporzionata forza delle armi ed il terrorismo della guerra preventiva.
Per contro, nel ‘900 è nata e cresciuta l’antibarbarie della Nonviolenza di Gandhi, che ha le fondamentali caratteristiche di non distruggere l’avversario dandogli sempre una via di uscita, di cercare la giustizia con la forza della ragione e non con la “ragione” della forza, di creare un potere dal basso in grado di mettere in crisi il potere centrale con la disobbedienza civile, la non collaborazione ed altre numerose forme di lotta o resistenza (ne sono state contate 198). Dall’11 settembre 1907, la Nonviolenza ha saputo vincere con tutti i regimi (Gandhi sull’Inghilterra, i neri contro le leggi razziali degli Usa, Mandela contro l’apartheid di origine olandese, la Danimarca e la Norvegia contro Hitler, le popolazioni dell’Est europeo contro il regime sovietico, i cileni contro il dittatore Pinochet).
Dal convegno (ma forse anche prima) è nata tra i presenti l’idea di approfondire con riunioni periodiche specifiche questi temi della nonviolenza e della pace. Potrebbe essere un inizio per un rilancio di un movimento per la pace nel Molise. Sarebbe quanto mai necessario in questa fase di crescente pericolo nucleare e di escalation della guerra che vede il governo italiano incapace di reagire in modo autonomo ai diktat del governo americano che non costituiscono per noi una sicurezza né un’efficace lotta ai terroristi e ai talebani.
Ma intanto puntiamo ancora sul dialogo, questa volta con i militari e i funzionari governativi, con l’appuntamento dell’11 maggio (ore 16,30 al Terzo Spazio di via Mazzini 38/a, a Campobasso). L’associazione organizzatrice Cablit si dichiara per la pace, ma nel corso si apprende che il diritto internazionale umanitario non ha come fine la pace ma solo la limitazione degli effetti della guerra, considerata come un male inevitabile. Con il supporto dei relatori Angela Dogliotti e Beppe Marasso, una coppia di nonviolenti “storici” del Centro “Sereno Regis” di Torino, cercheremo di far comprendere che si può invece puntare alla pace con mezzi di pace: intervenire con successo nei conflitti avendo come obiettivo principale la riconciliazione e una pace stabile, condivisa e non imposta dalla forza delle armi più potenti. Con gli stessi relatori, la mattina dopo, presso la Scuola Media “D’Ovidio” di Campobasso, alle 9,30, si affronterà con gli insegnanti il problema dei rapporti interpersonali, in particolare a scuola, ritenuto la base formativa essenziale per una educazione alla pace. ☺
E’ dall’autunno scorso che il governo Prodi soffre sulla guerra in Afganistan e che soffrono i pacifisti senza se e senza ma, non solo per la stessa guerra ma per l’intera politica militare ed estera di un governo di centro sinistra che anche i pacifisti sono stati costretti a votare, avendo come altra scelta un governo peggiore anche ai fini della questione guerra. I pacifisti soffrono perché i primi accordi militari-industriali tra Italia, Usa e Israele sono del maggio 2006. Perché la guerra del Libano ha utilizzato armi anche nostre. Perché la nuova finanziaria ha fortemente aumentato le spese militari tutte, non solo quelle per le missioni. Perché è stata varata la costruzione di nuovi cacciabombardieri da attacco. Perché si è subita passivamente la trasformazione di Vicenza in base da attacco per le guerre preventive americane. Perché si accetta il nuovo “scudo protettivo” Usa, vale a dire postazioni in Italia di nuove basi per missili in grado di intercettare missili nucleari avversari: cioè per poter impunemente sferrare il primo colpo anche nucleare, poniamo, sull’Iran (o forse sulla Russia, almeno così teme Putin) senza timore di ritorsione nucleare; dunque un sistema da attacco, non certo di difesa, che anzi ci rende meno sicuri. Perché si continua a fingere che quella in Afganistan sia una missione di pace; e infine, in questi giorni, per la vergognosa ambiguità del governo italiano nel coinvolgimento di Emergency nel caso Mastrogiacomo, nel successivo abbandono al suo destino (addirittura criminalizzata) della benemerita organizzazione in seguito all’alto là americano, e nel conseguente maggior coinvolgimento nella guerra dei militari italiani.
Che possono fare i pacifisti veri e in particolare i nonviolenti? Nella piccola realtà di Campobasso il Movimento Nonviolento ha continuato organizzando un incontro pubblico, dal titolo “Missioni di pace missioni di guerra – gli interventi italiani nei conflitti armati”, svoltosi il 24 marzo scorso, e mettendo in calendario un seminario dedicato a militari e funzionari dell’Onu, ma aperto a tutti, a conclusione di un loro corso di diritto internazionale umanitario organizzato dall’associazione “Cablit” (venerdì 11 maggio pomeriggio. “La nonviolenza come alternativa nella gestione dei conflitti”) ed un incontro dedicato agli insegnanti (sabato 12 maggio mattina: “La risoluzione dei conflitti a scuola”).
L’incontro del 24 marzo ha avuto come relatori Maurizio Simoncelli, esperto trentennale di industria bellica e temi affini, dal 1982 in forza all’Istituto di ricerche internazionali “Archivio Disarmo” di Roma, e Nanni Salio, anch’egli studioso di Peace Research di lunga data presso l’Istituto “Sereno Regis” di Torino, affiliato all’International Peace Research Association (IPRA); più i due volontari molisani in Palestina Paolo Cimini e Sergio Calleo.
La modesta ambizione dell’incontro era semplice come argomento: mettere a confronto l’attuale politica di sicurezza dell’Italia con le vittorie della nonviolenza, o comunque con alcuni progetti di solidarietà concreta in atto. Si è rivelata invece ardua come scopo politico: chiamate a parlare di queste cose gli eletti molisani in parlamento, di entrambi gli schieramenti, i segretari locali di partito e i rappresentanti istituzionali militari presenti in regione. C’è stata infatti una buona risposta di un’area di base già da tempo impegnata, di sinistra e/o di associazionismo; è mancato il dialogo con parlamentari e militari.
Sempre al rimorchio della civilissima America, che Nanni Salio ha esaminato come un impero che mostrerebbe evidenti segni di cedimento, per la sua pretesa di difendere un proprio modello di vita insostenibile con una sproporzionata forza delle armi ed il terrorismo della guerra preventiva.
Per contro, nel ‘900 è nata e cresciuta l’antibarbarie della Nonviolenza di Gandhi, che ha le fondamentali caratteristiche di non distruggere l’avversario dandogli sempre una via di uscita, di cercare la giustizia con la forza della ragione e non con la “ragione” della forza, di creare un potere dal basso in grado di mettere in crisi il potere centrale con la disobbedienza civile, la non collaborazione ed altre numerose forme di lotta o resistenza (ne sono state contate 198). Dall’11 settembre 1907, la Nonviolenza ha saputo vincere con tutti i regimi (Gandhi sull’Inghilterra, i neri contro le leggi razziali degli Usa, Mandela contro l’apartheid di origine olandese, la Danimarca e la Norvegia contro Hitler, le popolazioni dell’Est europeo contro il regime sovietico, i cileni contro il dittatore Pinochet).
Dal convegno (ma forse anche prima) è nata tra i presenti l’idea di approfondire con riunioni periodiche specifiche questi temi della nonviolenza e della pace. Potrebbe essere un inizio per un rilancio di un movimento per la pace nel Molise. Sarebbe quanto mai necessario in questa fase di crescente pericolo nucleare e di escalation della guerra che vede il governo italiano incapace di reagire in modo autonomo ai diktat del governo americano che non costituiscono per noi una sicurezza né un’efficace lotta ai terroristi e ai talebani.
Ma intanto puntiamo ancora sul dialogo, questa volta con i militari e i funzionari governativi, con l’appuntamento dell’11 maggio (ore 16,30 al Terzo Spazio di via Mazzini 38/a, a Campobasso). L’associazione organizzatrice Cablit si dichiara per la pace, ma nel corso si apprende che il diritto internazionale umanitario non ha come fine la pace ma solo la limitazione degli effetti della guerra, considerata come un male inevitabile. Con il supporto dei relatori Angela Dogliotti e Beppe Marasso, una coppia di nonviolenti “storici” del Centro “Sereno Regis” di Torino, cercheremo di far comprendere che si può invece puntare alla pace con mezzi di pace: intervenire con successo nei conflitti avendo come obiettivo principale la riconciliazione e una pace stabile, condivisa e non imposta dalla forza delle armi più potenti. Con gli stessi relatori, la mattina dopo, presso la Scuola Media “D’Ovidio” di Campobasso, alle 9,30, si affronterà con gli insegnanti il problema dei rapporti interpersonali, in particolare a scuola, ritenuto la base formativa essenziale per una educazione alla pace. ☺
E’ dall’autunno scorso che il governo Prodi soffre sulla guerra in Afganistan e che soffrono i pacifisti senza se e senza ma, non solo per la stessa guerra ma per l’intera politica militare ed estera di un governo di centro sinistra che anche i pacifisti sono stati costretti a votare, avendo come altra scelta un governo peggiore anche ai fini della questione guerra. I pacifisti soffrono perché i primi accordi militari-industriali tra Italia, Usa e Israele sono del maggio 2006. Perché la guerra del Libano ha utilizzato armi anche nostre. Perché la nuova finanziaria ha fortemente aumentato le spese militari tutte, non solo quelle per le missioni. Perché è stata varata la costruzione di nuovi cacciabombardieri da attacco. Perché si è subita passivamente la trasformazione di Vicenza in base da attacco per le guerre preventive americane. Perché si accetta il nuovo “scudo protettivo” Usa, vale a dire postazioni in Italia di nuove basi per missili in grado di intercettare missili nucleari avversari: cioè per poter impunemente sferrare il primo colpo anche nucleare, poniamo, sull’Iran (o forse sulla Russia, almeno così teme Putin) senza timore di ritorsione nucleare; dunque un sistema da attacco, non certo di difesa, che anzi ci rende meno sicuri. Perché si continua a fingere che quella in Afganistan sia una missione di pace; e infine, in questi giorni, per la vergognosa ambiguità del governo italiano nel coinvolgimento di Emergency nel caso Mastrogiacomo, nel successivo abbandono al suo destino (addirittura criminalizzata) della benemerita organizzazione in seguito all’alto là americano, e nel conseguente maggior coinvolgimento nella guerra dei militari italiani.
Che possono fare i pacifisti veri e in particolare i nonviolenti? Nella piccola realtà di Campobasso il Movimento Nonviolento ha continuato organizzando un incontro pubblico, dal titolo “Missioni di pace missioni di guerra – gli interventi italiani nei conflitti armati”, svoltosi il 24 marzo scorso, e mettendo in calendario un seminario dedicato a militari e funzionari dell’Onu, ma aperto a tutti, a conclusione di un loro corso di diritto internazionale umanitario organizzato dall’associazione “Cablit” (venerdì 11 maggio pomeriggio. “La nonviolenza come alternativa nella gestione dei conflitti”) ed un incontro dedicato agli insegnanti (sabato 12 maggio mattina: “La risoluzione dei conflitti a scuola”).
L’incontro del 24 marzo ha avuto come relatori Maurizio Simoncelli, esperto trentennale di industria bellica e temi affini, dal 1982 in forza all’Istituto di ricerche internazionali “Archivio Disarmo” di Roma, e Nanni Salio, anch’egli studioso di Peace Research di lunga data presso l’Istituto “Sereno Regis” di Torino, affiliato all’International Peace Research Association (IPRA); più i due volontari molisani in Palestina Paolo Cimini e Sergio Calleo.
La modesta ambizione dell’incontro era semplice come argomento: mettere a confronto l’attuale politica di sicurezza dell’Italia con le vittorie della nonviolenza, o comunque con alcuni progetti di solidarietà concreta in atto. Si è rivelata invece ardua come scopo politico: chiamate a parlare di queste cose gli eletti molisani in parlamento, di entrambi gli schieramenti, i segretari locali di partito e i rappresentanti istituzionali militari presenti in regione. C’è stata infatti una buona risposta di un’area di base già da tempo impegnata, di sinistra e/o di associazionismo; è mancato il dialogo con parlamentari e militari.
Sempre al rimorchio della civilissima America, che Nanni Salio ha esaminato come un impero che mostrerebbe evidenti segni di cedimento, per la sua pretesa di difendere un proprio modello di vita insostenibile con una sproporzionata forza delle armi ed il terrorismo della guerra preventiva.
Per contro, nel ‘900 è nata e cresciuta l’antibarbarie della Nonviolenza di Gandhi, che ha le fondamentali caratteristiche di non distruggere l’avversario dandogli sempre una via di uscita, di cercare la giustizia con la forza della ragione e non con la “ragione” della forza, di creare un potere dal basso in grado di mettere in crisi il potere centrale con la disobbedienza civile, la non collaborazione ed altre numerose forme di lotta o resistenza (ne sono state contate 198). Dall’11 settembre 1907, la Nonviolenza ha saputo vincere con tutti i regimi (Gandhi sull’Inghilterra, i neri contro le leggi razziali degli Usa, Mandela contro l’apartheid di origine olandese, la Danimarca e la Norvegia contro Hitler, le popolazioni dell’Est europeo contro il regime sovietico, i cileni contro il dittatore Pinochet).
Dal convegno (ma forse anche prima) è nata tra i presenti l’idea di approfondire con riunioni periodiche specifiche questi temi della nonviolenza e della pace. Potrebbe essere un inizio per un rilancio di un movimento per la pace nel Molise. Sarebbe quanto mai necessario in questa fase di crescente pericolo nucleare e di escalation della guerra che vede il governo italiano incapace di reagire in modo autonomo ai diktat del governo americano che non costituiscono per noi una sicurezza né un’efficace lotta ai terroristi e ai talebani.
Ma intanto puntiamo ancora sul dialogo, questa volta con i militari e i funzionari governativi, con l’appuntamento dell’11 maggio (ore 16,30 al Terzo Spazio di via Mazzini 38/a, a Campobasso). L’associazione organizzatrice Cablit si dichiara per la pace, ma nel corso si apprende che il diritto internazionale umanitario non ha come fine la pace ma solo la limitazione degli effetti della guerra, considerata come un male inevitabile. Con il supporto dei relatori Angela Dogliotti e Beppe Marasso, una coppia di nonviolenti “storici” del Centro “Sereno Regis” di Torino, cercheremo di far comprendere che si può invece puntare alla pace con mezzi di pace: intervenire con successo nei conflitti avendo come obiettivo principale la riconciliazione e una pace stabile, condivisa e non imposta dalla forza delle armi più potenti. Con gli stessi relatori, la mattina dopo, presso la Scuola Media “D’Ovidio” di Campobasso, alle 9,30, si affronterà con gli insegnanti il problema dei rapporti interpersonali, in particolare a scuola, ritenuto la base formativa essenziale per una educazione alla pace. ☺
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