Una pianta per la notte di natale
15 Dicembre 2021
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Una pianta per la notte di natale

Il ginepro (Juniperus communis), della famiglia delle Cupressacee, è una conifera sempreverde a sviluppo arbustivo, diffusa nelle macchie e negli incolti delle località collinari e di montagna. Predilige le esposizioni soleggiate e rocciose fino a 1.500 metri di altitudine. Nei nostri boschi sono presenti alcune specie di ginepro che producono frutti tossici o comunque sospetti: è molto tossico per esempio il ginepro sabina (Juniperus sabina). Può essere anche coltivato come pianta ornamentale in parchi e giardini. In particolare è usato con successo per creare siepi di confine, perché, grazie alle foglie pungenti, che con la crescita formano un fitto intreccio, costituisce un’ottima barriera difensiva. Si pensa che venga proprio da questa caratteristica l’espressione idiomatica “cac- ciarsi in un ginepraio”, perché da un intrico di piante di ginepro è molto difficile uscire rapidamente e senza danni. Lo stesso nome Juniperus di questa pianta officinale sembra derivare da una parola celtica, juniprus, che significa “aspro, ruvido, acre”, in riferimento non solo al sapore del frutto ma anche alle foglie pungenti.

Il ginepro si presenta come un alberello di 2-3 metri di altezza, talvolta invece come un arbusto cespuglioso di 1-2 metri. Ma il suo portamento varia a seconda dell’età e del sesso: si tratta infatti di una specie dioica, in cui una pianta porta solo fiori maschili e l’altra solo quelli femminili. I soggetti giovani con i fiori maschili hanno forma piramidale; mentre le piante con i fiori femminili, soprattutto se adulte, sono più allargate. Le piante maschili si distinguono inoltre per delle piccole infiorescenze giallastre poco appariscenti, mentre quelle femminili portano tre squame verdastre ognuna con un ovulo che, avvenuta l’impollinazione, si saldano intimamente a formare la caratteristica galbula carnosa, cioè il frutto. Le foglie, in verticilli di tre (ovvero tre su ogni nodo), sono lineari, rigide, sessili, aghiforme, pungenti, persistenti, lunghe fino a 18 mm e segnate da una linea bianca. È curioso notare come questa pianta sia caratterizzata dal numero tre: tre sono le foglie, tre le bacche, tre le brattee, tre i semi. I frutti, presenti solo nelle piante femminili, sono delle bacche globose e tondeggianti di 4-6 mm di diametro (dette anche “galbule” o “coccole”), di un bel colore bluastro quando giungono a maturazione. Se impiegano due anni a maturare, possono però resistere sui rami per tutto l’inverno.

Le bacche del ginepro sono carnose e di sapore dolce e fortemente aromatico, un po’ resinoso ma gradevole e caratteristico. Si impiegano in cucina per insaporire le carni e le zuppe, ma soprattutto per aromatizzare le grappe e per produrre dei liquori speciali, come per esempio il famoso “gin”, previa distillazione.

Sempre le bacche, come pure le altre parti della pianta, hanno poi spiccate proprietà curative, digestive, diuretiche. Possono servire anche per curare le ferite come cataplasma. L’olio essenziale contenuto nelle bacche, per le sue proprietà tonificanti, stimolanti la circolazione e antinfiammatorie, viene impiegato per uso esterno: massaggiato sulla pelle, opportunamente veicolato in un olio vegetale o in una crema, è un valido aiuto in caso di cattiva circolazione, gambe stanche e pesanti, ritenzione idrica, cellulite, dolori artro-muscolari e contusioni. Può provocare, però, irritazioni a livello renale e all’apparato digerente; si raccomanda pertanto di evitarne l’uso prolungato.

Il legno del ginepro, dal colore rosso e dal tipico odore resinoso, viene impiegato per lavori di intaglio.

In tutti i tempi e presso tutti i popoli a questa pianta è stato attribuito il ruolo di protettore contro gli spiriti malvagi e le forze del male. Per questo motivo in diversi paesi si piantavano i ginepri vicino alle abitazioni, oppure se ne appendeva un ramo sulle porte delle case per tenere lontano le streghe. Nell’antichità si riteneva che le sue bacche avessero il potere di risparmiare gli uomini dai morsi dei serpenti. Il ginepro, secondo la tradizione, avrebbe protetto Maria mentre era in fuga dai soldati di Erode. Fino ai primi del Novecento, nelle campagne dell’Italia centrale, si usava bruciare un ramo di ginepro la notte di Natale, di San Silvestro e dell’Epifania, conservando il carbone per poi impiegarlo tutto l’anno in tanti rimedi magici.☺

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