L’idea di proporre spunti critici sull’argomento del fedaralismo fiscale nasce dalla consapevolezza che, trattandosi di materia squisitamente tecnica e, forse, anche un po’ noiosa, può risultare utile ed efficace esaminarne gli aspetti salienti attraverso un breve approfondimento.
Il disegno di legge delega, già approvato in prima lettura al Senato lo scorso gennaio, costituisce attuazione dell’art. 119 della Costituzione e si pone l’obiettivo di assicurare autonomia di entrata e di spesa a Comuni, Province ed enti locali in genere, rispettando i principi di solidarietà e coesione sociale. Dal breve richiamo all’art. 1 del testo di legge emerge con chiarezza quale siano i principi fondamentali posti alla base del provvedimento, quello dell’efficienza e della solidarietà, quali variabili di un metaforico asse cartesiano, su cui rappresentare la sintesi di un sistema che ambisce a ritrovare l’efficienza di un’azione amministrativa responsabile, non disgiunta però da una componente di solidarietà. Quindi autonomia dell’entrata, efficienza della spesa, responsabilizzazione nella gestione, perequazione costituiscono gli elementi tra cui trovare il giusto equilibrio e su cui abituarsi a ragionare.
L’autonomia finanziaria degli enti locali dovrebbe basarsi su l’entrata derivante da un tributo proprio maggiore, che oggi in realtà già esiste, ed è rappresentato per i comuni dall’ICI mentre per le province dall’Imposta Provinciale di Trascrizione. Dunque il principio dell’autono- mia finanziaria riconosciuto dalla Costituzione, richiamato nel disegno di legge delega sul federalismo, riconosce ai vari livelli di governo locale, equiordinati tra loro, l’autonomia nel reperimento delle risorse finanziarie attraverso l’esercizio prevalente dell’autonomia impositiva. Quindi la realizzazione del passaggio graduale dal sistema di finanza derivata, basata principalmente sui trasferimenti dello Stato, a quello del reperimento di risorse finanziarie proprie, da gestire per la realizzazione di servizi in favore dei cittadini, i quali, attraverso la relazione tra i tributi che pagano ed i servizi che ricevono, potranno direttamente valutare la bontà e l’efficacia dell’azione amministrativa con responsabilità di chi governa.
Ma quanto appena detto risulta in aperto contrasto con i provvedimenti adottati dal nuovo Governo, in particolare per quanto attiene la scelta di depotenziare il gettito ICI, con l’esenzione dal pagamento sulla prima casa e la sostituzione del gettito perduto con trasferimenti erariali. Orbene, dai dati disponibili a fine 2008, risulta che l’operazione è costata ai comuni circa 3,3 miliardi, con conseguente decurtazione delle entrate tributarie proprie di questi enti. La scelta comporta evidentemente una mortificazione dell’autonomia tributaria dei comuni con un conseguente riavvicinamento al sistema di finanza locale derivata, in contrasto con la tendenza federalista iniziata con la riforma del Titolo V della Costituzione.
Inoltre, le difficoltà per i comuni derivano anche dalle modalità per la determinazione della misura della compensazione e dai tempi dei trasferimenti, basti pensare che solo alla fine del 2008, con la conversione in legge del Dl 154/2008, sono stati quantificati i fondi che verranno effettivamente destinati ai comuni per compensare la minore entrata dell’ICI.
Tali flussi di entrata, mancati nel corso del 2008 alle casse comunali, arriveranno con ogni evidenza solo nel 2009. ☺
normaper@alice.it
L’idea di proporre spunti critici sull’argomento del fedaralismo fiscale nasce dalla consapevolezza che, trattandosi di materia squisitamente tecnica e, forse, anche un po’ noiosa, può risultare utile ed efficace esaminarne gli aspetti salienti attraverso un breve approfondimento.
Il disegno di legge delega, già approvato in prima lettura al Senato lo scorso gennaio, costituisce attuazione dell’art. 119 della Costituzione e si pone l’obiettivo di assicurare autonomia di entrata e di spesa a Comuni, Province ed enti locali in genere, rispettando i principi di solidarietà e coesione sociale. Dal breve richiamo all’art. 1 del testo di legge emerge con chiarezza quale siano i principi fondamentali posti alla base del provvedimento, quello dell’efficienza e della solidarietà, quali variabili di un metaforico asse cartesiano, su cui rappresentare la sintesi di un sistema che ambisce a ritrovare l’efficienza di un’azione amministrativa responsabile, non disgiunta però da una componente di solidarietà. Quindi autonomia dell’entrata, efficienza della spesa, responsabilizzazione nella gestione, perequazione costituiscono gli elementi tra cui trovare il giusto equilibrio e su cui abituarsi a ragionare.
L’autonomia finanziaria degli enti locali dovrebbe basarsi su l’entrata derivante da un tributo proprio maggiore, che oggi in realtà già esiste, ed è rappresentato per i comuni dall’ICI mentre per le province dall’Imposta Provinciale di Trascrizione. Dunque il principio dell’autono- mia finanziaria riconosciuto dalla Costituzione, richiamato nel disegno di legge delega sul federalismo, riconosce ai vari livelli di governo locale, equiordinati tra loro, l’autonomia nel reperimento delle risorse finanziarie attraverso l’esercizio prevalente dell’autonomia impositiva. Quindi la realizzazione del passaggio graduale dal sistema di finanza derivata, basata principalmente sui trasferimenti dello Stato, a quello del reperimento di risorse finanziarie proprie, da gestire per la realizzazione di servizi in favore dei cittadini, i quali, attraverso la relazione tra i tributi che pagano ed i servizi che ricevono, potranno direttamente valutare la bontà e l’efficacia dell’azione amministrativa con responsabilità di chi governa.
Ma quanto appena detto risulta in aperto contrasto con i provvedimenti adottati dal nuovo Governo, in particolare per quanto attiene la scelta di depotenziare il gettito ICI, con l’esenzione dal pagamento sulla prima casa e la sostituzione del gettito perduto con trasferimenti erariali. Orbene, dai dati disponibili a fine 2008, risulta che l’operazione è costata ai comuni circa 3,3 miliardi, con conseguente decurtazione delle entrate tributarie proprie di questi enti. La scelta comporta evidentemente una mortificazione dell’autonomia tributaria dei comuni con un conseguente riavvicinamento al sistema di finanza locale derivata, in contrasto con la tendenza federalista iniziata con la riforma del Titolo V della Costituzione.
Inoltre, le difficoltà per i comuni derivano anche dalle modalità per la determinazione della misura della compensazione e dai tempi dei trasferimenti, basti pensare che solo alla fine del 2008, con la conversione in legge del Dl 154/2008, sono stati quantificati i fondi che verranno effettivamente destinati ai comuni per compensare la minore entrata dell’ICI.
Tali flussi di entrata, mancati nel corso del 2008 alle casse comunali, arriveranno con ogni evidenza solo nel 2009. ☺
L’idea di proporre spunti critici sull’argomento del fedaralismo fiscale nasce dalla consapevolezza che, trattandosi di materia squisitamente tecnica e, forse, anche un po’ noiosa, può risultare utile ed efficace esaminarne gli aspetti salienti attraverso un breve approfondimento.
Il disegno di legge delega, già approvato in prima lettura al Senato lo scorso gennaio, costituisce attuazione dell’art. 119 della Costituzione e si pone l’obiettivo di assicurare autonomia di entrata e di spesa a Comuni, Province ed enti locali in genere, rispettando i principi di solidarietà e coesione sociale. Dal breve richiamo all’art. 1 del testo di legge emerge con chiarezza quale siano i principi fondamentali posti alla base del provvedimento, quello dell’efficienza e della solidarietà, quali variabili di un metaforico asse cartesiano, su cui rappresentare la sintesi di un sistema che ambisce a ritrovare l’efficienza di un’azione amministrativa responsabile, non disgiunta però da una componente di solidarietà. Quindi autonomia dell’entrata, efficienza della spesa, responsabilizzazione nella gestione, perequazione costituiscono gli elementi tra cui trovare il giusto equilibrio e su cui abituarsi a ragionare.
L’autonomia finanziaria degli enti locali dovrebbe basarsi su l’entrata derivante da un tributo proprio maggiore, che oggi in realtà già esiste, ed è rappresentato per i comuni dall’ICI mentre per le province dall’Imposta Provinciale di Trascrizione. Dunque il principio dell’autono- mia finanziaria riconosciuto dalla Costituzione, richiamato nel disegno di legge delega sul federalismo, riconosce ai vari livelli di governo locale, equiordinati tra loro, l’autonomia nel reperimento delle risorse finanziarie attraverso l’esercizio prevalente dell’autonomia impositiva. Quindi la realizzazione del passaggio graduale dal sistema di finanza derivata, basata principalmente sui trasferimenti dello Stato, a quello del reperimento di risorse finanziarie proprie, da gestire per la realizzazione di servizi in favore dei cittadini, i quali, attraverso la relazione tra i tributi che pagano ed i servizi che ricevono, potranno direttamente valutare la bontà e l’efficacia dell’azione amministrativa con responsabilità di chi governa.
Ma quanto appena detto risulta in aperto contrasto con i provvedimenti adottati dal nuovo Governo, in particolare per quanto attiene la scelta di depotenziare il gettito ICI, con l’esenzione dal pagamento sulla prima casa e la sostituzione del gettito perduto con trasferimenti erariali. Orbene, dai dati disponibili a fine 2008, risulta che l’operazione è costata ai comuni circa 3,3 miliardi, con conseguente decurtazione delle entrate tributarie proprie di questi enti. La scelta comporta evidentemente una mortificazione dell’autonomia tributaria dei comuni con un conseguente riavvicinamento al sistema di finanza locale derivata, in contrasto con la tendenza federalista iniziata con la riforma del Titolo V della Costituzione.
Inoltre, le difficoltà per i comuni derivano anche dalle modalità per la determinazione della misura della compensazione e dai tempi dei trasferimenti, basti pensare che solo alla fine del 2008, con la conversione in legge del Dl 154/2008, sono stati quantificati i fondi che verranno effettivamente destinati ai comuni per compensare la minore entrata dell’ICI.
Tali flussi di entrata, mancati nel corso del 2008 alle casse comunali, arriveranno con ogni evidenza solo nel 2009. ☺
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