Una volta una mamma, preoccupata per la figlia che aveva preso la brutta abitudine di abbuffarsi di dolci, si recò da Gandhi. Lo scongiurò: “Per favore, Mahatma, parla tu con mia figlia in modo da persuaderla a smettere con questo vizio. Accetti?”. Gandhi rimase un attimo in silenzio, un po’ imbarazzato, poi concluse: “Riporta qui tua figlia fra tre settimane, e allora parlerò con lei, non prima”. La donna se ne andò perplessa, ma senza replicare. Tornò, come le era stato proposto, tre settimane dopo, rimorchiandosi dietro la figlia, golosa, insaziabile. Stavolta Gandhi prese in disparte la ragazza e le parlò dolcemente, con parole semplici e assai persuasive. Le prospettò gli effetti dannosi che possono causare i troppi dolci. Quindi le raccomandò una maggiore sobrietà. La madre, allora, dopo averlo ringraziato, nell’accomiatarsi, gli domandò: “Toglimi una curiosità, Mahatma… Mi piacerebbe sapere perché non hai detto queste cose a mia figlia tre settimane fa”. “Tre settimane fa” rispose tranquillamente Gandhi, “il vizio di mangiare i dolci l’avevo anch’io!”.
La credibilità passa attraverso scelte di vita. È quello che mi ripeto in questi giorni di fronte a fatti sconcertanti che sono accaduti nella nostra regione. Non si può ignorare la violenza gratuita nei confronti di un adolescente, perpetrata da altri adolescenti, con ragazzine che riprendevano e mettevano in rete il pestaggio ignobile al quale assistevano partecipi. Eravamo abituati a vedere scene simili nelle grandi periferie urbane sotto il controllo di bande criminali ma che potesse accadere a Santa Croce di Magliano, tra ragazzi che frequentano l’Istituto Agrario a Larino, noi non ce lo saremmo mai aspettato. Al di là delle responsabilità individuali, dovremmo cominciare a chiederci se abbiamo l’autorità morale per stigmatizzare episodi simili. Se in famiglia difendiamo i figli a prescindere dalle ragioni e dai torti, se usiamo con facilità un linguaggio violento, se crediamo che le persone non sono tutte uguali ma anzi alcune non meritano gli stessi diritti delle altre, se basta un evento sportivo per tirar fuori di noi il peggio, se legittimiamo il ricorso alla guerra come soluzione dei conflitti, se preferiamo spendere in armi anziché in istruzione e sanità, se… che potremo attenderci dalle nuove generazioni? Esse hanno solo il coraggio, o meglio la spudoratezza, di portare a compimento quanto è insito nel nostro modo di essere.
Come non pensare allo stile di Gandhi ora che è stato chiesto il rinvio a giudizio per il presidente della giunta regionale molisana Francesco Roberti? Non siamo forcaioli e ci interessa relativamente l’aspetto legale, anche se è giusto che chi sbaglia paghi. Se Gandhi smette di mangiare dolci prima di fare un predicozzo ad una ragazzina golosa, può chi amministra la cosa pubblica avere scheletri nell’armadio? Nel partito di appartenenza, fondato da uno che di delinquenza e di condanne se ne intendeva, tanto da essere stato addirittura espulso dal Parlamento, probabilmente si sentiva fuori posto senza almeno un rinvio a giudizio! Se all’assenza di specchiata moralità si aggiunge anche l’incapacità di governare allora il quadro molisano è completo. E questa maggioranza è quella che ha rivinto le elezioni, dopo il precedente mandato catastrofico dei loro compagni di partito. Se la minoranza della scorsa legislatura è diminuita ulteriormente, ciò la dice lunga sull’affidabilità. Si sono ridotti a comitati elettorali per tutelare i loro scranni, senza alcuna passione per la cosa pubblica. Non hanno grinta, lungimiranza, capacità di coinvolgimento. Sono bravissimi a lavorare sottobanco, su più tavoli, in modo tale che, mischia e rimischia le carte, escono dal mazzo sempre le stesse figure. In assenza di credibilità, le persone, sempre di più, rinunciano al diritto di voto perché purtroppo si è stanchi di dover continuare a scegliere il meno peggio. Vorremmo uno scatto di orgoglio. Che si torni a votare presto o a fine legislatura è necessario individuare da subito programma, leader e candidati di specchiata onestà e ragguardevole competenza, mettendo da parte tutti quelli, in qualche modo compromessi, che hanno miseramente fallito. Altrimenti non si va da nessuna parte.
A livello nazionale le cose non vanno meglio né per la maggioranza né purtroppo per le minoranze. Rispetto al secolo scorso c’è da dire che allora chi veniva pescato con le mani sporche di marmellata almeno si vergognava, oggi invece è diventato titolo di merito! Spudorati fino a negare anche quello che hanno appena pubblicamente affermato. Il Paese affonda e loro continuano a ballare, sarebbe meglio dire a raccontare barzellette, visto che, ogni volta che parlano, fanno ridere. Mentre la povertà aumenta, le persone non sanno come arrivare a fine mese, la disoccupazione è in crescita, la preoccupazione della maggioranza è la separazione delle carriere dei magistrati. Spero proprio che un NO, convinto, collettivo, li seppellisca definitivamente.
A livello internazionale l’Occidente sta consegnandosi nelle mani di uno sceriffo americano sempre più interessato a curare unicamente i suoi interessi per cui in Palestina si può continuare a morire, l’importante è che non si faccia rumore, in America Latina spetta solo a lui scegliere i governi, con il resto del mondo è forte con i deboli e remissivo con i forti. Per l’Ucraina basta l’Europa ad impedire una pace necessaria, urgente, per favorire i fabbricanti di armi.
Il quadro purtroppo è negativo ma non possiamo demordere. All’inizio del nuovo anno possiamo, come Gandhi, impegnarci ad essere coerenti nel nostro piccolo, a far sentire la nostra flebile voce, tutti insieme. Diventerà un urlo assordante che spaccherà i timpani di tutti quelli che si ostinano ad essere sordi al rinnovamento.☺
