Viabilità e dintorni
Anche l’estate 2026 è arrivata. E anche quest’anno da Campobasso non partirà nessun treno.
Il capoluogo di regione continua ad essere (unico in Italia) escluso dalla rete ferroviaria nazionale a causa degli interminabili lavori sulla tratta Campobasso-Bojano, a seguito di ulteriori criticità emerse durante gli interventi di elettrificazione e non. Le ultime previsioni indicano che il ritorno alla piena operatività non avverrà prima del 2028. Tradotto: un’altra estate senza treni e, con ogni probabilità, non sarà l’ultima. La ferrovia è soltanto il sintomo evidente di un problema decisamente più grande. L’assenza dei collegamenti ferroviari rappresenta solo l’immagine più efficace di una regione che da anni continua a scontare un gravissimo – ed ormai viene da dire cronico ed irreversibile – deficit infrastrutturale. Una condizione che pesa sulla vita quotidiana dei cittadini, limita le opportunità economiche e rende sempre più difficile immaginare una strategia credibile di sviluppo. Eppure in Molise si continua a parlare di rilancio, con il più classico paradosso della regione che vuole puntare sul turismo.
Si organizzano festival, si investe nella promozione dei borghi, si valorizzano tradizioni, percorsi naturalistici ed eccellenze enogastronomiche. Si guarda con interesse alle opportunità offerte dal nascente Parco Nazionale del Matese e dal già esistente Parco Nazionale d’Abruzzo, nonché alle ricadute che potrebbero derivare dalla valorizzazione dell’intero patrimonio ambientale regionale. Da anni si sostiene che il turismo possa rappresentare uno dei motori del futuro del Molise, ma qui emerge una contraddizione difficile da ignorare, perché mentre si promuove il territorio, lo si rende sempre più difficile da raggiungere.
Il primo requisito di una destinazione turistica non è soltanto la bellezza del paesaggio. È l’accessibilità. Un territorio può vantare montagne, boschi, borghi storici, aree protette e manifestazioni culturali di qualità, ma se arrivarci diventa complicato rischia di perdere gran parte del proprio potenziale.
Al di là dell’emergenza contingente, ciò che preoccupa è l’assenza di una prospettiva infrastrutturale concreta. Il collegamento ferroviario tra Campobasso e la costa adriatica, che avrebbe potuto rappresentare un asse strategico per lo sviluppo turistico e commerciale della regione, è ormai uscito dalle priorità locali e prima ancora nazionali. Verso Foggia non esiste alcun collegamento ferroviario ed i rapporti con la Puglia continuano a dipendere esclusivamente dalla rete stradale. Allo stesso modo, le ipotesi di una linea capace di rafforzare il collegamento con Benevento non fanno parte delle opere concretamente programmate.
A rendere ancora più evidente il problema è il confronto con alcune scelte compiute in passato. Decine di milioni di euro sono stati investiti nella cosiddetta ‘metropolitana leggera’ del Molise, il progetto che avrebbe dovuto collegare Campobasso, Matrice ed i comuni dell’area circostante fino all’area industriale del Matese, rappresentando una svolta per la mobilità del capoluogo e del suo hinterland con uno dei principali distretti dell’industria. A distanza di anni, però, quell’opera, che non ha mai preso vita, continua a dividere il dibattito e viene spesso ricordata come il simbolo di una errata programmazione con ingente sperpero di denaro pubblico. In altre parole, mentre gran parte delle regioni italiane discutono di nuove connessioni, di alta velocità e di integrazione con le principali direttrici nazionali, il Molise continua a confrontarsi con una progressiva marginalizzazione della propria rete su rotaia.
La stessa situazione si riflette sulla rete stradale. Per raggiungere la costa, i collegamenti continuano a presentare limiti evidenti: la Bifernina resta una delle arterie più trafficate della regione e nei mesi estivi non sono rare code e rallentamenti; la Trignina continua ad essere indicata da anni come una delle grandi incompiute del territorio; a Venafro il traffico attraversa ancora il centro cittadino, con buona pace dei cittadini che non hanno mai potuto esprimere una preferenza in merito.
In un Molise che oggi si ritrova in questa situazione, è inevitabile interrogarsi sulle priorità che hanno guidato gli investimenti pubblici degli ultimi decenni da parte dell’ illuminata classe politica locale. Il risultato è un paradosso evidente. Da una parte si cerca di attrarre visitatori, investimenti e nuove opportunità. Dall’altra si continua a trascurare proprio ciò che rende possibile tutto questo: una rete efficiente di collegamenti.
Le infrastrutture non sono un dettaglio tecnico. Sono la base dello sviluppo economico, del turismo e della permanenza delle persone nei territori. Senza strade adeguate e senza una rete ferroviaria moderna, qualsiasi progetto di rilancio rischia di rimanere confinato agli annunci. Per questo, la vicenda della stazione di Campobasso va ben oltre il disagio dei pendolari. È il simbolo di una regione che continua a discutere del proprio futuro senza aver ancora risolto il problema più elementare: quello di essere raggiungibile.
Vogliamo augurare però una buona estate ai lettori de la fonte, concludendo con un messaggio di speranza che nasce da un’ iniziativa dal basso, laddove fortunatamente c’è chi, consapevole del problema, cerca di agire in luogo di chi sembra al contrario completamente disinteressato all’argomento, ai piani alti. L’11 giugno scorso, ad Isernia, è partito il percorso del Comitato Infrastrutture Molise con il fine di promuovere l’approvazione di delibere a sostegno della realizzazione di una strada a quattro corsie che attraversi il territorio molisano. La prima tappa è stata l’incontro con il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, già noto per essere stato il solo primo cittadino ad aver sollevato il problema sanità regionale con il piantonamento in tenda davanti al “Veneziale”. L’iniziativa del Comitato richiama la delibera approvata dal Comune di Campobasso il 23 ottobre 2025, che propone uno studio di fattibilità per il raddoppio delle arterie statali tra Campobasso, Termoli e Isernia, con richiesta di finanziamenti per progettazione ed esecuzione dell’opera. L’ associazione invita tutti i Comuni della regione ad aderire all’iniziativa, sottolineando come il criterio dei soli costi-benefici rischi di penalizzare ulteriormente i territori più svantaggiati. Il Comitato evidenzia inoltre che gli interventi di manutenzione delle strade esistenti, pur necessari, non sono sufficienti a garantire crescita e competitività. I risultati della campagna di sensibilizzazione saranno presentati in un convegno previsto per il prossimo autunno.
Noi saremo qui a seguire gli sviluppi. Con buona pace degli ignavi nei palazzi del potere regionale.☺
