Vince chi perde!
12 Marzo 2022
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Vince chi perde!

Erano passati circa due anni dalla terribile scossa a San Giuliano di Puglia e in fondo al tunnel, buio assoluto: né case né lavoro. Decidemmo allora di fare da soli. Promuovemmo delle assemblee popolari, costituimmo dei comitati ai quali partecipavano anche i sindaci e spesso a causa del clima rovente ci toccava fare da pompieri in quella immane tragedia. Per esporre le nostre ragioni organizzammo, come rivista, una protesta. Decidemmo così di recarci nel capoluogo, presso la sede della Regione, insieme a giovani, anziani, donne, uomini, amministratori e sindaci del cratere. In verità non ci stesero il tappeto e ne facemmo a meno. Entrammo con uno stratagemma e, una volta dentro, occupammo l’aula del Consiglio, costringendo l’allora presidentessa a starci a sentire. Civilmente esponemmo i nostri problemi, raccontammo le nostre storie e le chiedemmo di farsi latrice delle nostre richieste presso il commissario governatore il quale non si fece attendere e, dopo una filippica sulla presenza irrituale di cittadini qualsiasi non invitati in quel consesso (come dire: ma chi cazzo vi ha invitato a casa mia?), ci ha candidamente confessato, con estrema strafottenza, che tutto quello che aveva fatto in qualità di commissario per la ricostruzione era stato concordato con i sindaci del cratere, uno per uno, elencando anche le opere da realizzare  e le loro priorità. Non faticammo a capire che ciò che Iorio ci aveva comunicato era esattamente la verità. Ci guardammo intorno: i sindaci erano spariti.

Dopo questa esperienza donchisciottesca una cosa ci incuriosì: nessuno dei sindaci del cratere fu riconfermato: coincidenze? La nostra straordinaria storia rivoluzionaria non si esaurisce con questa sconfitta anche perché la rivista non si occupa solo di terremotati ma di emarginati, di scartati, di dimenticati, per farla breve: di sfigati in generale. Non vorrei essere frainteso, il destino non c’entra niente con queste storie, questi disgraziati sono il frutto delle nostre scelte. Sempre sotto l’imperio Iorio ci convincemmo che una zona così vasta come quella del cratere o terra dei laghi come viene definita oggi, avesse bisogno di un presidio ospedaliero che servisse questi territori troppo lontani da altri ospedali, oltre che privi di vie di comunicazione e per questo organizzammo insieme ad altre associazioni una manifestazione per la difesa del Vietri che si avviava invece verso la chiusura. Parteciparono in massa, oltre ai cittadini di Larino e del circondario, anche il sindaco e qualche consigliere regionale larinese. Qualche giorno dopo il governatore manifestò, urbi  et orbi, stupore per l’iniziativa, anche perché, parole sue, insieme al sindaco di Larino, aveva disegnato il futuro del Vietri. L’ospedale oggi di fatto non c’è più forse perché i due, “inconsape- volmente”, avevano pigiato qualche callo di troppo. Inutile dire che né il sindaco né Iorio furono riconfermati nei loro ruoli: coincidenza?

Neanche questo fallimento ci fece arretrare e così preparammo un convegno, nella sede del nucleo industriale di Termoli, per una nuova idea di sviluppo: più che un percorso economico si ridisegnava un modello culturale diverso per una economia più forte e più competitiva, la clean economy. I politici locali e gli imprenditori mostrarono nei loro interventi grandissimo interesse e la risposta delle istituzioni non si fece attendere. Frattura, Fanelli, Facciolla e Petraroia, per fare uscire dall’isolamento i fertili territori dell’agro di San Martino in Pensilis, proposero la realizzazione di un progetto, tutto interamente clean oltre che green, finanziato con fonti CIPE, reperiti dall’On. Ruta, rifiutato dalla vicina Puglia e incentivato dalla regione Emilia Romagna. In buona sostanza l’intera sinistra aveva deciso di allevare dodicimila vacche, tutte in un borgo di poco più di cinquemila anime e di riempire di merda il basso Molise. I cittadini puntualmente informati, anche da questa rivista, non consentirono l’avanzare di questa schifezza. Naturalmente di clean e di green nella nostra regione neanche a parlarne. Anche in questo caso, tre degli ideatori di questa genialata non si occupano più di politica e uno di loro ci ha rimesso un comune, il suo: coincidenze?

E siccome non ci facciamo mancare nulla nella ricerca della prossima sconfitta, ci occupiamo di salute e quindi di pandemia. In questi ultimi due anni siamo riusciti ad essere la peggiore sanità del Paese con un numero di morti covid superiore anche alla Lombardia. Si ipotizza che in un ospedale qualcuno sia deceduto per il mancato funzionamento dell’impianto di ossigenoterapia, eppure non si è lesinato nell’attribuire i premi di risultato alle figure apicali e non parlo dei medici che ce l’hanno messa tutta. L’assenza della medicina territoriale in tutto il Paese ha imposto al governo nazionale di destinare ingenti fondi del PNRR per ridisegnare una sanità che abbia al centro la salute prima della malattia. Abbiamo, a tale proposito, in linea con le indicazioni fornite dal governo nazionale, presentato alcune proposte per un piano territoriale della salute alla quarta commissione consiliare al fine di sollecitare un dibattito pubblico su una materia che cambierà in maniera totale l’approccio sociosanitario con l’istituzione delle Case di Comunità e degli Ospedali di Comunità.

Entro il 28 di Febbraio il presidente commissario dovrà – i termini sono perentori – comunicare al Ministero della Salute le proposte elaborate non si sa da chi e per fare cosa e nessuno è stato messo a conoscenza, né gli amministratori locali né quelli regionali delle decisioni di Toma. O invece sono stati tutti sentiti separatamente? Lo scopriremo leggendo il piano. Visti i precedenti, Toma non ha nulla da preoccuparsi perché non ha nulla da perdere, ma gli altri? Coincidenze?☺

 

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