voglia di fare  di Leo Leone
1 Dicembre 2012
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voglia di fare di Leo Leone

 

In questi tempi segnati dal tran tran di convegni, dibattiti, e contumelie che imperversano in ogni angolo della società si affacciano chiari barlumi di… “volontà di potenza” che ci annunciano orizzonti nuovi. Prendiamo nota che si vanno ridestando le nuove generazioni, già esauste, di fronte ai modelli di vita divulgati dai vecchi. E scendono in campo per protestare ma anche per proporre.

Voci e volti nuovi cominciamo a intravedere su diversi fronti. Siamo in tanti che incominciamo a scovare segnali di innovazione, a convincerci che dall’alto non scenderanno misure a salvaguardia del territorio per cui spetta a noi dare spazio di azione alla cultura di comunità. Va affiorando da qualche tempo, ed era l’ora, un’idea nuova che si traduce in proposte innovative volte allo sviluppo di una welfare society che lancia la sfida al welfare state. Una frontiera che delinea un mondo nuovo in cui sono i gruppi, le associazioni che, seguendo il modello cooperativo di taglio solidaristico e di impronta etica, ridisegnano un nuovo modello di stato che si faccia carico della individuazione di scelte strategiche che guardano al futuro per dare spazio all’iniziativa intraprendente della cittadinanza attiva. È tempo di porre fine alle logiche di una finanziaria asservita ai potenti, riducendo e azzerando profitti e sprechi ai danni di una popolazione che sopravvive  nel deserto disseccato della precarietà senza confini.

La società civile assume iniziative di impresa spinta dalla solidarietà che ridona spazio e diritto alla vita, ai deboli sfruttati ed emarginati. Sono segnali chiari e diffusi che vanno traducendosi in itinerari di liberazione e di crescita in un universo rassegnato alla dipendenza e all’asservimento ai ricchi e ai potenti. Si tratta di ampliare questo orizzonte di liberazione che investe i servizi sociali dai livelli più elementari, asili, scuola, assistenza ai deboli e agli emarginati, sanità per approdare ad un rilancio dal basso del diritto al lavoro che vede famiglie intere ridotte alla miseria.

Gli indici di malessere dilagano ed è l’universo mondo che ne è segnato. “La legislazione europea, in cui l’economia è in gran parte controllata dallo Stato, è una sorta di modello di riferimento di tutte le democrazie moderne. Tasse pesanti per tutti coloro che lavorano sodo, corrono rischi e tengono in movimento l’economia, e agevolazioni per tutti quelli di cui è facile comprare il voto”. È l’analisi di Roger Scruton, un pensatore britannico, che ci conferma ciò che, anche tra i meno esperti, ci tocca denunciare giorno dopo giorno. E la conclusione a cui giunge l’autore citato scorre da tempo nella mente e sulle labbra di tutti: “Ciò a cui stiamo assistendo, sia in Europa che in America, è una demoralizzazione della vita economica”.

Proviamo allora a rientrare nel nostro territorio per comprovare che il Molise non è un’eccezione alla… sregolatezza che dilaga in Italia e in molte parti del mondo. I dati presentati nel Rapporto 2011 di Caritas-Fondazione Zancan, tracciano un quadro più che allarmante sull’indice di povertà delle famiglie molisane che risultava in crescita del 23,8% rispetto all’anno precedente e a questo dato di ordine generale se ne aggiungono altri che accentuano disagio e povertà in aumento sul piano del sostegno quotidiano delle spese, sulla difficoltà nell’assicurare il riscaldamento dell’abitazione (aumento del 19,4%) e dell’indice di rischio ad arrivare a fine mese (accresciuto del 18.3%).

Altri dati sconfortanti sulla posizione del Molise in campo di politica e di finanza sono quelli riportati dalla stampa del luglio scorso. L’agenzia di rating Moody’s inquadra, all’interno dell’avvilente panorama italiano, il Molise nell’indice tra i più elevati del debito pubblico, al punto da collocarlo al secondo posto, dietro alla Sicilia, sulle spese per il personale e al terzo posto, dietro Sicilia e Basilicata, per le spese di funzionamento delle regioni. Il tutto a carico del cittadino che dovrà colmare il deficit ricorrendo al prelievo del denaro nelle proprie tasche.

Occorre darsi forza, coraggio e intraprendenza coattiva per tracciare linee di futuro che ridiano valore alle risorse umane e naturali del territorio per seguire la linea tracciata da giovani pionieri dell’intera Italia. È da una indagine di questi giorni che saltano fuori tracce di cambiamento e di iniziativa determinata da parte dei giovani sotto i 35 anni: 40 mila aziende fondate tra gennaio e ottobre di quest’anno; 230 è la media giornaliera di imprese giovanili nate nei primi sei mesi del 2012; il 56% dei giovani  decidono di aprire un’azienda per uscire dal ruolo diffuso di dipendenti.

È di questi giorni la bella notizia del lancio di progetto per la nascita di una cooperativa sociale che promuova il lavoro per i giovani immigrati in Molise e giovani molisani. L’idea è nata all’interno dell’Associazione Primo Marzo di Campobasso. Scopo: l’integrazione dei giovani giunti in Molise da altre terre in simbiosi con giovani molisani nella coltivazione di terreni per l’attivazione di una filiera corta di prodotti agroalimentari. ☺

 le.leone@tiscali.it

 

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