Sul modo di concepire la difesa, la sicurezza, la pace, e dunque la politica estera e militare, c’è ormai un’evidente profonda divergenza tra una maggioranza di forze politiche italiane (intero centro-destra più larga parte di Margherita, Ds e partitini di centro) e una minoranza non trascurabile formata dalla cosiddetta sinistra radicale (Prc, Pdci e Verdi) più gruppi di dissidenti di Ds e Margherita più l’area dell’arcipelago pacifista prevalentemente indipendente dai partiti. Non so dire se l’opinione pubblica è suddivisa allo stesso modo.
Questa divergenza sembra insanabile e rischia da un momento all’altro di far cadere il governo Prodi. Ma poiché l’ alternativa di destra è peggiore e poiché la situazione mondiale è drammaticamente pericolosa, un compito importante di chi si impegna per la pace è cercare a tutti i costi un confronto serio con il mondo politico, militare, industriale ed economico che esprime quella maggioranza.
Il movimento che si è sviluppato a Vicenza e in tutta Italia contro l’allargamento della base militare americana non è localistico, ma contro la guerra. Non chiede che “l’opera” venga realizzata altrove: chiede che non venga realizzata da nessuna parte perché è un’opera di guerra, e di una guerra che il nostro più potente alleato ha scatenato basandosi su menzogne e che si è dimostrata del tutto inutile, anzi controproducente, rispetto agli obiettivi dichiarati: non giova alla lotta al terrorismo, né alla sicurezza americana, italiana e mondiale, né tanto meno alla difesa dei territori o dell’economia dei cittadini occidentali, e ovviamente lede il diritto alla vita dei cittadini medio-orientali colpiti. I pacifisti dunque dicono un fermo e convinto no alla base di Vicenza, alla guerra in Afganistan, alle altre missioni militari, alla costruzione in Italia del nuovo micidiale bombardiere nucleare F-35. Lo dicono con pieno senso di responsabilità.
Numerose iniziative faranno seguito alla manifestazione di Vicenza del 17 febbraio. Una di queste è l’incontro dibattito fissato dal Movimento Nonviolento per il 24 marzo a Campobasso, per analizzare gli interventi italiani, militari e civili, nelle zone di conflitto armato (vedi riquadro). In questa ed in altre occasioni puntiamo a “costringere” al confronto i nostri parlamentari, quelli che possono votare sì o no alle missioni militari e possono proporre qualcosa di alternativo e innovativo, in sede di governo, per risolvere con la giustizia, e non con la forza, i conflitti internazionali.
Abbiamo già cercato il dialogo via e-mail con Prodi e il centro sinistra e dalle loro stesse risposte ricaviamo la conferma delle nostre preoccupazioni. La base di Vicenza (caserma Ederle) è già una cittadella interdetta agli italiani, soggetta al comando americano e non è certo un luogo di vacanze; la si vuole ingrandire per fare le nuove guerre preventive americane; sulla questione Vicenza il governo Usa ha controllato chi è filo e chi anti-americano e ha misurato l’affidabilità e la fedeltà dell’Italia, che dunque non è alleata ma schiava degli Usa. Tutti i governi italiani hanno un timore reverenziale nei confronti degli Usa, temono di innervosire, di apparire inaffidabili, di perdere la “dignità” e la “sovranità” nazionale. Allora, o nei segreti militari con gli americani c’è una minaccia esplicita verso l’Italia (in caso di rottura sono mazzate) e in tal caso sarebbe bene dirlo chiaramente agli italiani. Oppure, dopo 60 anni dalla liberazione dai tedeschi, è ora di far valere una nostra sovranità nazionale che dica ancora grazie, ma anche basta alla guerra, perché esistono e vanno ricercati sistemi non armati per la difesa e per la diffusione della vera democrazia. Perché la stessa America non sembra molto democratica quando impone la democrazia con le armi o quando tortura i prigionieri; perché la politica di guerra di Bush è criminale e sbagliata, per niente democratica; perché proprio per mantenere una corretta alleanza e per il bene dell’America e del mondo intero diciamo che è ora di fermare la spaventosa macchina da guerra americana che coinvolge l’Italia; perché non è così che ci difendiamo dal terrorismo, anzi, le guerre dal 2001 ad oggi hanno causato più morti di quelli delle Torri Gemelle e causano la corsa al riarmo anche nucleare.
E veniamo al punto fondamentale di divergenza tra l’area pacifista e nonviolenta e l’opinione dominante. Noi abbiamo condiviso il dolore degli statunitensi per l’11 settembre, ma non il pretesto con il quale il loro governo ha incrementato la politica di guerra; distinguiamo tra popolo Usa e governo. Lo stesso dolore abbiamo sentito per i cileni l’11 settembre 1973, per gli iracheni dopo i bombardamenti delle guerre Iraq 1 e Iraq 2, per gli afgani, somali, palestinesi, ceceni, bosniaci, serbi ecc. dopo ogni attentato o strage di guerra o di terrorismo di qualsiasi colore. Sfatiamo un luogo comune: siamo contro tutte le guerre (il terrorismo è una forma di guerra e la guerra è una forma di terrorismo: che altro è bombardare i civili a Belgrado, Kabul, Bagdad?), ma non ci dimentichiamo della sicurezza internazionale e della difesa dei “valori” delle democrazie occidentali. Sosteniamo però che questa difesa, come le azioni per liberare dagli oppressori, vanno attuate innanzi tutto con la massima coerenza (le nostre democrazie occidentali troppo spesso non la dimostrano) e poi con l’organizzazione dei corpi civili di pace per una difesa non armata e con tutti i metodi di azione nonviolenta. Non sono utopie perché esistono numerosi casi storici di vittorie nonviolente sotto tutti i regimi. Al contrario è fin troppo facile osservare che le vittorie militari non portano necessariamente la giustizia; vince infatti chi ha le armi migliori, non chi ha ragione, e si creano le pre-condizioni per violenze e guerre future.
Queste sono le responsabilità che vogliamo assumerci: riconoscere il “male” quando sta dalla “nostra” parte e risolvere i conflitti senza guerra e senza violenza. E’ la miglior difesa dal terrorismo e contro le oppressioni. E’ semmai la maggioranza militarista che deve dimostrarci l’efficacia del riarmo, delle missioni militari e dell’ “unica politica estera” esistente secondo Rutelli. Non i pacifisti, dunque, sono irrazionali e irresponsabili, ma i governi e le maggioranze che credono ciecamente nella forza delle armi piuttosto che nella ragione della democrazia e della nonviolenza. ☺
Sul modo di concepire la difesa, la sicurezza, la pace, e dunque la politica estera e militare, c’è ormai un’evidente profonda divergenza tra una maggioranza di forze politiche italiane (intero centro-destra più larga parte di Margherita, Ds e partitini di centro) e una minoranza non trascurabile formata dalla cosiddetta sinistra radicale (Prc, Pdci e Verdi) più gruppi di dissidenti di Ds e Margherita più l’area dell’arcipelago pacifista prevalentemente indipendente dai partiti. Non so dire se l’opinione pubblica è suddivisa allo stesso modo.
Questa divergenza sembra insanabile e rischia da un momento all’altro di far cadere il governo Prodi. Ma poiché l’ alternativa di destra è peggiore e poiché la situazione mondiale è drammaticamente pericolosa, un compito importante di chi si impegna per la pace è cercare a tutti i costi un confronto serio con il mondo politico, militare, industriale ed economico che esprime quella maggioranza.
Il movimento che si è sviluppato a Vicenza e in tutta Italia contro l’allargamento della base militare americana non è localistico, ma contro la guerra. Non chiede che “l’opera” venga realizzata altrove: chiede che non venga realizzata da nessuna parte perché è un’opera di guerra, e di una guerra che il nostro più potente alleato ha scatenato basandosi su menzogne e che si è dimostrata del tutto inutile, anzi controproducente, rispetto agli obiettivi dichiarati: non giova alla lotta al terrorismo, né alla sicurezza americana, italiana e mondiale, né tanto meno alla difesa dei territori o dell’economia dei cittadini occidentali, e ovviamente lede il diritto alla vita dei cittadini medio-orientali colpiti. I pacifisti dunque dicono un fermo e convinto no alla base di Vicenza, alla guerra in Afganistan, alle altre missioni militari, alla costruzione in Italia del nuovo micidiale bombardiere nucleare F-35. Lo dicono con pieno senso di responsabilità.
Numerose iniziative faranno seguito alla manifestazione di Vicenza del 17 febbraio. Una di queste è l’incontro dibattito fissato dal Movimento Nonviolento per il 24 marzo a Campobasso, per analizzare gli interventi italiani, militari e civili, nelle zone di conflitto armato (vedi riquadro). In questa ed in altre occasioni puntiamo a “costringere” al confronto i nostri parlamentari, quelli che possono votare sì o no alle missioni militari e possono proporre qualcosa di alternativo e innovativo, in sede di governo, per risolvere con la giustizia, e non con la forza, i conflitti internazionali.
Abbiamo già cercato il dialogo via e-mail con Prodi e il centro sinistra e dalle loro stesse risposte ricaviamo la conferma delle nostre preoccupazioni. La base di Vicenza (caserma Ederle) è già una cittadella interdetta agli italiani, soggetta al comando americano e non è certo un luogo di vacanze; la si vuole ingrandire per fare le nuove guerre preventive americane; sulla questione Vicenza il governo Usa ha controllato chi è filo e chi anti-americano e ha misurato l’affidabilità e la fedeltà dell’Italia, che dunque non è alleata ma schiava degli Usa. Tutti i governi italiani hanno un timore reverenziale nei confronti degli Usa, temono di innervosire, di apparire inaffidabili, di perdere la “dignità” e la “sovranità” nazionale. Allora, o nei segreti militari con gli americani c’è una minaccia esplicita verso l’Italia (in caso di rottura sono mazzate) e in tal caso sarebbe bene dirlo chiaramente agli italiani. Oppure, dopo 60 anni dalla liberazione dai tedeschi, è ora di far valere una nostra sovranità nazionale che dica ancora grazie, ma anche basta alla guerra, perché esistono e vanno ricercati sistemi non armati per la difesa e per la diffusione della vera democrazia. Perché la stessa America non sembra molto democratica quando impone la democrazia con le armi o quando tortura i prigionieri; perché la politica di guerra di Bush è criminale e sbagliata, per niente democratica; perché proprio per mantenere una corretta alleanza e per il bene dell’America e del mondo intero diciamo che è ora di fermare la spaventosa macchina da guerra americana che coinvolge l’Italia; perché non è così che ci difendiamo dal terrorismo, anzi, le guerre dal 2001 ad oggi hanno causato più morti di quelli delle Torri Gemelle e causano la corsa al riarmo anche nucleare.
E veniamo al punto fondamentale di divergenza tra l’area pacifista e nonviolenta e l’opinione dominante. Noi abbiamo condiviso il dolore degli statunitensi per l’11 settembre, ma non il pretesto con il quale il loro governo ha incrementato la politica di guerra; distinguiamo tra popolo Usa e governo. Lo stesso dolore abbiamo sentito per i cileni l’11 settembre 1973, per gli iracheni dopo i bombardamenti delle guerre Iraq 1 e Iraq 2, per gli afgani, somali, palestinesi, ceceni, bosniaci, serbi ecc. dopo ogni attentato o strage di guerra o di terrorismo di qualsiasi colore. Sfatiamo un luogo comune: siamo contro tutte le guerre (il terrorismo è una forma di guerra e la guerra è una forma di terrorismo: che altro è bombardare i civili a Belgrado, Kabul, Bagdad?), ma non ci dimentichiamo della sicurezza internazionale e della difesa dei “valori” delle democrazie occidentali. Sosteniamo però che questa difesa, come le azioni per liberare dagli oppressori, vanno attuate innanzi tutto con la massima coerenza (le nostre democrazie occidentali troppo spesso non la dimostrano) e poi con l’organizzazione dei corpi civili di pace per una difesa non armata e con tutti i metodi di azione nonviolenta. Non sono utopie perché esistono numerosi casi storici di vittorie nonviolente sotto tutti i regimi. Al contrario è fin troppo facile osservare che le vittorie militari non portano necessariamente la giustizia; vince infatti chi ha le armi migliori, non chi ha ragione, e si creano le pre-condizioni per violenze e guerre future.
Queste sono le responsabilità che vogliamo assumerci: riconoscere il “male” quando sta dalla “nostra” parte e risolvere i conflitti senza guerra e senza violenza. E’ la miglior difesa dal terrorismo e contro le oppressioni. E’ semmai la maggioranza militarista che deve dimostrarci l’efficacia del riarmo, delle missioni militari e dell’ “unica politica estera” esistente secondo Rutelli. Non i pacifisti, dunque, sono irrazionali e irresponsabili, ma i governi e le maggioranze che credono ciecamente nella forza delle armi piuttosto che nella ragione della democrazia e della nonviolenza. ☺
Sul modo di concepire la difesa, la sicurezza, la pace, e dunque la politica estera e militare, c’è ormai un’evidente profonda divergenza tra una maggioranza di forze politiche italiane (intero centro-destra più larga parte di Margherita, Ds e partitini di centro) e una minoranza non trascurabile formata dalla cosiddetta sinistra radicale (Prc, Pdci e Verdi) più gruppi di dissidenti di Ds e Margherita più l’area dell’arcipelago pacifista prevalentemente indipendente dai partiti. Non so dire se l’opinione pubblica è suddivisa allo stesso modo.
Questa divergenza sembra insanabile e rischia da un momento all’altro di far cadere il governo Prodi. Ma poiché l’ alternativa di destra è peggiore e poiché la situazione mondiale è drammaticamente pericolosa, un compito importante di chi si impegna per la pace è cercare a tutti i costi un confronto serio con il mondo politico, militare, industriale ed economico che esprime quella maggioranza.
Il movimento che si è sviluppato a Vicenza e in tutta Italia contro l’allargamento della base militare americana non è localistico, ma contro la guerra. Non chiede che “l’opera” venga realizzata altrove: chiede che non venga realizzata da nessuna parte perché è un’opera di guerra, e di una guerra che il nostro più potente alleato ha scatenato basandosi su menzogne e che si è dimostrata del tutto inutile, anzi controproducente, rispetto agli obiettivi dichiarati: non giova alla lotta al terrorismo, né alla sicurezza americana, italiana e mondiale, né tanto meno alla difesa dei territori o dell’economia dei cittadini occidentali, e ovviamente lede il diritto alla vita dei cittadini medio-orientali colpiti. I pacifisti dunque dicono un fermo e convinto no alla base di Vicenza, alla guerra in Afganistan, alle altre missioni militari, alla costruzione in Italia del nuovo micidiale bombardiere nucleare F-35. Lo dicono con pieno senso di responsabilità.
Numerose iniziative faranno seguito alla manifestazione di Vicenza del 17 febbraio. Una di queste è l’incontro dibattito fissato dal Movimento Nonviolento per il 24 marzo a Campobasso, per analizzare gli interventi italiani, militari e civili, nelle zone di conflitto armato (vedi riquadro). In questa ed in altre occasioni puntiamo a “costringere” al confronto i nostri parlamentari, quelli che possono votare sì o no alle missioni militari e possono proporre qualcosa di alternativo e innovativo, in sede di governo, per risolvere con la giustizia, e non con la forza, i conflitti internazionali.
Abbiamo già cercato il dialogo via e-mail con Prodi e il centro sinistra e dalle loro stesse risposte ricaviamo la conferma delle nostre preoccupazioni. La base di Vicenza (caserma Ederle) è già una cittadella interdetta agli italiani, soggetta al comando americano e non è certo un luogo di vacanze; la si vuole ingrandire per fare le nuove guerre preventive americane; sulla questione Vicenza il governo Usa ha controllato chi è filo e chi anti-americano e ha misurato l’affidabilità e la fedeltà dell’Italia, che dunque non è alleata ma schiava degli Usa. Tutti i governi italiani hanno un timore reverenziale nei confronti degli Usa, temono di innervosire, di apparire inaffidabili, di perdere la “dignità” e la “sovranità” nazionale. Allora, o nei segreti militari con gli americani c’è una minaccia esplicita verso l’Italia (in caso di rottura sono mazzate) e in tal caso sarebbe bene dirlo chiaramente agli italiani. Oppure, dopo 60 anni dalla liberazione dai tedeschi, è ora di far valere una nostra sovranità nazionale che dica ancora grazie, ma anche basta alla guerra, perché esistono e vanno ricercati sistemi non armati per la difesa e per la diffusione della vera democrazia. Perché la stessa America non sembra molto democratica quando impone la democrazia con le armi o quando tortura i prigionieri; perché la politica di guerra di Bush è criminale e sbagliata, per niente democratica; perché proprio per mantenere una corretta alleanza e per il bene dell’America e del mondo intero diciamo che è ora di fermare la spaventosa macchina da guerra americana che coinvolge l’Italia; perché non è così che ci difendiamo dal terrorismo, anzi, le guerre dal 2001 ad oggi hanno causato più morti di quelli delle Torri Gemelle e causano la corsa al riarmo anche nucleare.
E veniamo al punto fondamentale di divergenza tra l’area pacifista e nonviolenta e l’opinione dominante. Noi abbiamo condiviso il dolore degli statunitensi per l’11 settembre, ma non il pretesto con il quale il loro governo ha incrementato la politica di guerra; distinguiamo tra popolo Usa e governo. Lo stesso dolore abbiamo sentito per i cileni l’11 settembre 1973, per gli iracheni dopo i bombardamenti delle guerre Iraq 1 e Iraq 2, per gli afgani, somali, palestinesi, ceceni, bosniaci, serbi ecc. dopo ogni attentato o strage di guerra o di terrorismo di qualsiasi colore. Sfatiamo un luogo comune: siamo contro tutte le guerre (il terrorismo è una forma di guerra e la guerra è una forma di terrorismo: che altro è bombardare i civili a Belgrado, Kabul, Bagdad?), ma non ci dimentichiamo della sicurezza internazionale e della difesa dei “valori” delle democrazie occidentali. Sosteniamo però che questa difesa, come le azioni per liberare dagli oppressori, vanno attuate innanzi tutto con la massima coerenza (le nostre democrazie occidentali troppo spesso non la dimostrano) e poi con l’organizzazione dei corpi civili di pace per una difesa non armata e con tutti i metodi di azione nonviolenta. Non sono utopie perché esistono numerosi casi storici di vittorie nonviolente sotto tutti i regimi. Al contrario è fin troppo facile osservare che le vittorie militari non portano necessariamente la giustizia; vince infatti chi ha le armi migliori, non chi ha ragione, e si creano le pre-condizioni per violenze e guerre future.
Queste sono le responsabilità che vogliamo assumerci: riconoscere il “male” quando sta dalla “nostra” parte e risolvere i conflitti senza guerra e senza violenza. E’ la miglior difesa dal terrorismo e contro le oppressioni. E’ semmai la maggioranza militarista che deve dimostrarci l’efficacia del riarmo, delle missioni militari e dell’ “unica politica estera” esistente secondo Rutelli. Non i pacifisti, dunque, sono irrazionali e irresponsabili, ma i governi e le maggioranze che credono ciecamente nella forza delle armi piuttosto che nella ragione della democrazia e della nonviolenza. ☺
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