Tempo di bilanci
Accadono così tante cose nella regione che non c’è – e altrettante vengono taciute o passano in sordina – da risultare un’impresa ardua racchiudere in un pezzo il bilancio dell’anno appena trascorso. Per non tediare il povero lettore, mi cimenterò in un genere che non mi è affatto familiare: le classifiche. Partiamo con ciò ch’è andato storto nel 2015.
3° posto – tutela del territorio
Se è vero che sviluppo e occupazione sono importanti, i molisani dovrebbero iniziare a ribellarsi a questo subdolo ricatto che li vuole possibili solo a danno della salute e dell’ambiente. Dietro queste farse, recitate con tanto di spallucce, si celano sempre le peggiori fregature. Quella che ha animato migliaia di attivisti nel 2015 è stata il ritorno al petrolio. Ogni volta che lo scrivo, un brivido mi percorre la schiena: il 65% del territorio molisano è a rischio trivellazioni. E per cosa poi? Per i pochi spiccioli versati dalle multinazionali con le irrisorie royalties. O per sondare quanto siamo diventati bravi a fronteggiare i probabili fenomeni sismici? Quando vi dicono che non è scientificamente provato, vi supplico, citate al tronfio interlocutore il caso dell’Olanda ed intimategli di chiudere il becco! Abbiamo già i nostri bei problemi nella gestione post-sisma, che meriterebbe un capitolo a parte. Va detto, ad onor di cronaca, che il nostro consiglio regionale ha aderito alla protesta delle dieci regioni contro la deriva petrolifera imposta dal governo nazionale. Ma teniamo bene aperti gli occhi, perché la campagna mediatica di disinformazione è già partita, spacciando il dietrofront renziano sulla questione delle dodici miglia con un cambio di rotta tout court sulle politiche energetiche. Menzogne. O parziali verità, se preferite.
2° posto – lotta alla disoccupazione
C’è chi, come dicevamo, si nasconde dietro il dito dell’occupazione per promuovere un’idea di sviluppo vetusta e senza futuro. Mi sembra di rivedere i volti dei lavoratori dello Zuccherificio, tanto contenti quando chiamati alla mini campagna, quanto disperati se domandi loro del futuro: anche la nona asta è andata deserta. Ripenso al nostro Governatore, che parla di occasioni mancate per i cinquanta posti di lavoro sfumati con lo stop all’ampliamento della chimica. Riguardo un’intervista ai dipendenti della Gtm, che dignitosamente si recano a lavorare da mesi senza stipendio. Il contentino di due mensilità, poi di nuovo senza “portare il pane a casa”. Una storia che ha il volto di Fabio, che si è trasferito a Termoli per guidare il bus, ha preso in affitto un appartamentino, ha imparato a badare a sé stesso, per poi continuare a chiedere aiuto ai genitori, non ricevendo retribuzione per la sua prestazione lavorativa. Perché ciò che altrove è un diritto, in Molise è un piacere concesso, da richiedere rigorosamente a voce bassa, “tanto in giro non c’è altro”. La disoccupazione è senz’ombra di dubbio una delle ferite aperte che fanno della nostra regione una terra di lotte “moderate”, perché chi non ha la dignità di un lavoro è un uomo ricattabile e sfiancato dai soprusi.
1° posto – classe politica locale
Con un assessore tratto in arresto e un presidente più conosciuto per le vicende personali (la storia della villa al mare, le centrali a biomasse, l’affaire delle torri) che per le scelte coraggiose e coi fantasmi del “sistema Iorio” che aleggiano nell’aria a ricordarci l’alternativa statisticamente più concreta la qualità della classe politica nostrana merita il gradino più alto del podio. Flebili le proposte per risolvere problemi spesso “creati da altri”, i nostri politici – speriamo in buona fede – tirano fuori conigli dal cilindro dal sapore finto liberal. Grandi opere, metropolitane leggere, tunnel vari. Ma nessuno che si preoccupi di rendere praticabili le poche strade che abbiamo, di ripensare il traffico cittadino con piani semplici e coraggiosi anziché improbabili e costosi, di rivolgersi alle regioni limitrofe e poi all’Europa per risolvere insieme l’annosa vicenda del corridoio adriatico. Nei giorni scorsi, a Termoli, la classe politica ha rinunciato ancora una volta al confronto con i cittadini, mettendo in congelatore il primo referendum della storia molisana. Un’occasione persa per agire democraticamente e dimostrare che i cittadini vengono prima degli imprenditori, prima del denaro, prima delle opere megalomani.
Eppure, in questi dodici mesi, ho conosciuto così tanti volti puliti, onesti, volenterosi, da non essere ancora rassegnato al gioco del meno peggio. e qui veniamo alle buone notizie. Un bel ricordo del 2015 me lo lasciano i ragazzi ghanesi che, per ringraziare dell’ospitalità ricevuta, si sono armati di scopa e paletta ed hanno fatto delle ronde pacifiche contro la sporcizia. Un sorriso me lo strappano i ragazzi della Caritas e delle tante cooperative, che quotidianamente lavorano contro l’indifferenza, il pregiudizio, l’isolamento. Sono diverse le iniziative studiate per combattere la povertà e l’odio interrazziale e le seguiremo insieme nel corso del nuovo anno. Un pizzico di soddisfazione mi è venuta quando ho incontrato due giovani imprenditrici che, venute in contatto con un cliente giapponese, hanno pensato di presentarlo anche ad altri piccoli produttori locali, in un’ottica di rete, di distretto, che da tempo la fonte promuove con la Clean Economy ma che la politica (ancora lei!) non è in grado di fare sua. Dulcis in fundo, veniamo a noi. Da quando sono entrato a far parte della “famiglia” che porta avanti con dedizione e sacrificio questo foglio libero, tante cose sono cambiate. Stiamo sperimentando una forma tutta nostra ed originale di crowd funding, finanziando dal basso un progetto socio – editoriale ambizioso e nell’anno che sta iniziando daremo il benvenuto alla fonte.tv, con un solo sogno da inseguire: contribuire ad informare dei cittadini consapevoli, così che la prossima classifica possa essere un elenco di buone iniziative messe a segno.☺
