247   di Roberto Roversi
1 Dicembre 2012
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247 di Roberto Roversi

 

Essere con coloro dice Che Guevara

che scendono dal cielo e portano il fuoco sulla terra.

La giovinezza com’è lontana dice il signore D’Aubigné

com’è bella la giovinezza ma

anche la vecchiaia da poco cominciata ha il verde  di un’erba nuova

barbaglio di spade per la gloria del giorno.

Non c’è via di scampo.

Dice il signore D’Aubigné nell’ultima biblioteca  assaltata

nel castello preso bruciato distrutto

s’alzarono civette nere

ali piegate dal fuoco dal fango

senza voce

bruciarono  i libri come teschi di capre

le nere civette affogarono in un lago italiano.

Italia è il paese coperto di lacrime

dove è fiorito tutto poi ogni cosa distrutta.

Sono un guerriero di pietra fermo alle Termopili

la sera è quieta  la sera  non ha voce la luna

è un’ombra aggrappata ai rami  che  chiamano il cielo.

Un rombo  il braccio la testa di Lenin

sull’asfalto e i carri armati appostati.

 Roberto Roversi

Da “ L’Italia sepolta sotto la neve, Parte seconda (164-254). La Natura, la Morte e il Tempo osservano le Parche

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