Guardo la TV, varie immagini di reportage che documentano storie di immigrazione, guerre civili, sobborghi di città in cui vige povertà e abbandono. E poi, ancora, uomini e donne delusi dal loro modo di vivere, giovani che nei propri occhi hanno smarrito la vivacità e l’ebbrezza della scommessa. Faccio due passi tra le vie della vita e noto, sul viso di molta gente che incontro, un filo di malinconia e frustrazione. Mi chiedo: “Perché tutta questa insoddisfazione?”. La risposta me la concede un ragazzo extracomunitario fuggito dalla guerra in Somalia dicendo: “Sono infelice perché faccio quello che non voglio fare, ma devofarlo anche se non l’ho scelto io”. Ecco la radice del problema, la causa petendi: “scelta”. Molte persone sono infelici perché non hanno potuto o non voluto scegliere. Le conseguenze di ogni cosa sono gli effetti delle nostre scelte ma ancor di più delle nostre non scelte. Cosa significa scegliere? Scelta è una parola formata da sei lettere, priva di contrari, ma che nella sua semplicità cela un substrato di molteplici significati ed espressioni. Scelta come facoltà che si nutre di libertà, intesa in un’accezione più intensa, empatica. Sì, libertà, quella di guardare oltre l’orizzonte che gli altri hanno posto per noi come confine alle idee e volontà.
Ogni giorno ci troviamo di fronte a infinite situazioni in cui dobbiamo scegliere e molte volte, inconsciamente, non comprendiamo l’importanza di questa azione. Spesso, invece la comprendiamo ma lasciamo che le situazioni, gli altri e i loro giudizi scelgano per noi. Quante persone vivono una vita che non li soddisfa e che logora i loro cuori e l’anima, l’estremo opposto dei loro desideri! Gli immigrati, costretti a fuggire dalle guerre e carestie; i giovani che partono dal nostro paese in cerca del “miraggio-lavoro”. Coloro che intraprendono la strada della delinquenza senza volerlo, altri che fanno un lavoro imposto dai propri genitori, sopprimendo il sogno, e infine tutte quelle persone che subiscono il giudizio altrui e rifuggono da se stessi perché hanno paura di essere esclusi dalla società. Quanti di noi dicono cose che non pensano ma che ci permettono di non prendere posizione e responsabilità. Ogni volta che non scegliamo o, peggio, lasciamo farlo ad altri, abdichiamo in favore della rinuncia, ci conformiamo a tutto ciò che è esterno a noi diventando vigliacchi, chiudiamo la porta e ci rifugiamo nella stanza dell’indifferenza lasciando scorrere la nostra vita nelle mani degli altri.
A questo punto mi si dirà che a volte è il caso a determinare la scelta: è vero che ci sono momenti in cui quello che ci accade non riusciamo a controllarlo, in cui il caso appare padrone della nostra esistenza e ci sentiamo impotenti, ma anche in queste circostanze, invece, possiamo decidere e scegliere come agire di contro al torpido e crudele “fato” ed alla tracotanza di coloro che vorrebbero decidere per noi. Insomma si deve scegliere in ogni caso. In soccorso alla mia tesi vi sono esempi come leggende immortali di persone che hanno sacrificato la vita pur di essere liberi nella scelta, vedi Catone nel 46 a.C. che scelse la morte per la libertà, e che Dante Alighieri celebrò nella Divina Commedia con questi versi “Libertà va cercando ch’è si cara/come sa chi perlei vita rifiuta”, oppure nei versi del poeta William Ernest Henley che a 12 anni, malato di tubercolosi, si vide amputare la gamba sinistra e scrisse “Invictus”: “Non importa quanto sia stretta la porta/ quanto pieno di castighi il destino./ Io sono il padrone della mia sorte/ Io sono il capitano della mia anima”.Versi che ci fanno capire perfettamente quanto sia meraviglioso vivere la propria libertà di scelta. Perché in fondo la “scelta” è un atto di coraggio e di allegria, di rispetto per noi stessi e della nostra volontà. Liberarsi dalle catene che la società, gli altri e molte volte noi stessi ci mettiamo. Quindi un atto audace, portatore di novità personali e volano per la costruzione dell’umanità. Vivere, aspirare al meglio, seguire i sogni, rispettare le norme, amare chi vuoi, essere parte attiva della società… tutto, ma farlo sempre “Ad Libitum”.☺
Guardo la TV, varie immagini di reportage che documentano storie di immigrazione, guerre civili, sobborghi di città in cui vige povertà e abbandono. E poi, ancora, uomini e donne delusi dal loro modo di vivere, giovani che nei propri occhi hanno smarrito la vivacità e l’ebbrezza della scommessa. Faccio due passi tra le vie della vita e noto, sul viso di molta gente che incontro, un filo di malinconia e frustrazione. Mi chiedo: “Perché tutta questa insoddisfazione?”. La risposta me la concede un ragazzo extracomunitario fuggito dalla guerra in Somalia dicendo: “Sono infelice perché faccio quello che non voglio fare, ma devofarlo anche se non l’ho scelto io”. Ecco la radice del problema, la causa petendi: “scelta”. Molte persone sono infelici perché non hanno potuto o non voluto scegliere. Le conseguenze di ogni cosa sono gli effetti delle nostre scelte ma ancor di più delle nostre non scelte. Cosa significa scegliere? Scelta è una parola formata da sei lettere, priva di contrari, ma che nella sua semplicità cela un substrato di molteplici significati ed espressioni. Scelta come facoltà che si nutre di libertà, intesa in un’accezione più intensa, empatica. Sì, libertà, quella di guardare oltre l’orizzonte che gli altri hanno posto per noi come confine alle idee e volontà.
Ogni giorno ci troviamo di fronte a infinite situazioni in cui dobbiamo scegliere e molte volte, inconsciamente, non comprendiamo l’importanza di questa azione. Spesso, invece la comprendiamo ma lasciamo che le situazioni, gli altri e i loro giudizi scelgano per noi. Quante persone vivono una vita che non li soddisfa e che logora i loro cuori e l’anima, l’estremo opposto dei loro desideri! Gli immigrati, costretti a fuggire dalle guerre e carestie; i giovani che partono dal nostro paese in cerca del “miraggio-lavoro”. Coloro che intraprendono la strada della delinquenza senza volerlo, altri che fanno un lavoro imposto dai propri genitori, sopprimendo il sogno, e infine tutte quelle persone che subiscono il giudizio altrui e rifuggono da se stessi perché hanno paura di essere esclusi dalla società. Quanti di noi dicono cose che non pensano ma che ci permettono di non prendere posizione e responsabilità. Ogni volta che non scegliamo o, peggio, lasciamo farlo ad altri, abdichiamo in favore della rinuncia, ci conformiamo a tutto ciò che è esterno a noi diventando vigliacchi, chiudiamo la porta e ci rifugiamo nella stanza dell’indifferenza lasciando scorrere la nostra vita nelle mani degli altri.
A questo punto mi si dirà che a volte è il caso a determinare la scelta: è vero che ci sono momenti in cui quello che ci accade non riusciamo a controllarlo, in cui il caso appare padrone della nostra esistenza e ci sentiamo impotenti, ma anche in queste circostanze, invece, possiamo decidere e scegliere come agire di contro al torpido e crudele “fato” ed alla tracotanza di coloro che vorrebbero decidere per noi. Insomma si deve scegliere in ogni caso. In soccorso alla mia tesi vi sono esempi come leggende immortali di persone che hanno sacrificato la vita pur di essere liberi nella scelta, vedi Catone nel 46 a.C. che scelse la morte per la libertà, e che Dante Alighieri celebrò nella Divina Commedia con questi versi “Libertà va cercando ch’è si cara/come sa chi perlei vita rifiuta”, oppure nei versi del poeta William Ernest Henley che a 12 anni, malato di tubercolosi, si vide amputare la gamba sinistra e scrisse “Invictus”: “Non importa quanto sia stretta la porta/ quanto pieno di castighi il destino./ Io sono il padrone della mia sorte/ Io sono il capitano della mia anima”.Versi che ci fanno capire perfettamente quanto sia meraviglioso vivere la propria libertà di scelta. Perché in fondo la “scelta” è un atto di coraggio e di allegria, di rispetto per noi stessi e della nostra volontà. Liberarsi dalle catene che la società, gli altri e molte volte noi stessi ci mettiamo. Quindi un atto audace, portatore di novità personali e volano per la costruzione dell’umanità. Vivere, aspirare al meglio, seguire i sogni, rispettare le norme, amare chi vuoi, essere parte attiva della società… tutto, ma farlo sempre “Ad Libitum”.☺
Guardo la TV, varie immagini di reportage che documentano storie di immigrazione, guerre civili, sobborghi di città in cui vige povertà e abbandono. E poi, ancora, uomini e donne delusi dal loro modo di vivere, giovani che nei propri occhi hanno smarrito la vivacità e l’ebbrezza della scommessa. Faccio due passi tra le vie della vita e noto, sul viso di molta gente che incontro, un filo di malinconia e frustrazione. Mi chiedo: “Perché tutta questa insoddisfazione?”. La risposta me la concede un ragazzo extracomunitario fuggito dalla guerra in Somalia dicendo: “Sono infelice perché faccio quello che non voglio fare, ma devofarlo anche se non l’ho scelto io”. Ecco la radice del problema, la causa petendi: “scelta”. Molte persone sono infelici perché non hanno potuto o non voluto scegliere. Le conseguenze di ogni cosa sono gli effetti delle nostre scelte ma ancor di più delle nostre non scelte. Cosa significa scegliere? Scelta è una parola formata da sei lettere, priva di contrari, ma che nella sua semplicità cela un substrato di molteplici significati ed espressioni. Scelta come facoltà che si nutre di libertà, intesa in un’accezione più intensa, empatica. Sì, libertà, quella di guardare oltre l’orizzonte che gli altri hanno posto per noi come confine alle idee e volontà.
Ogni giorno ci troviamo di fronte a infinite situazioni in cui dobbiamo scegliere e molte volte, inconsciamente, non comprendiamo l’importanza di questa azione. Spesso, invece la comprendiamo ma lasciamo che le situazioni, gli altri e i loro giudizi scelgano per noi. Quante persone vivono una vita che non li soddisfa e che logora i loro cuori e l’anima, l’estremo opposto dei loro desideri! Gli immigrati, costretti a fuggire dalle guerre e carestie; i giovani che partono dal nostro paese in cerca del “miraggio-lavoro”. Coloro che intraprendono la strada della delinquenza senza volerlo, altri che fanno un lavoro imposto dai propri genitori, sopprimendo il sogno, e infine tutte quelle persone che subiscono il giudizio altrui e rifuggono da se stessi perché hanno paura di essere esclusi dalla società. Quanti di noi dicono cose che non pensano ma che ci permettono di non prendere posizione e responsabilità. Ogni volta che non scegliamo o, peggio, lasciamo farlo ad altri, abdichiamo in favore della rinuncia, ci conformiamo a tutto ciò che è esterno a noi diventando vigliacchi, chiudiamo la porta e ci rifugiamo nella stanza dell’indifferenza lasciando scorrere la nostra vita nelle mani degli altri.
A questo punto mi si dirà che a volte è il caso a determinare la scelta: è vero che ci sono momenti in cui quello che ci accade non riusciamo a controllarlo, in cui il caso appare padrone della nostra esistenza e ci sentiamo impotenti, ma anche in queste circostanze, invece, possiamo decidere e scegliere come agire di contro al torpido e crudele “fato” ed alla tracotanza di coloro che vorrebbero decidere per noi. Insomma si deve scegliere in ogni caso. In soccorso alla mia tesi vi sono esempi come leggende immortali di persone che hanno sacrificato la vita pur di essere liberi nella scelta, vedi Catone nel 46 a.C. che scelse la morte per la libertà, e che Dante Alighieri celebrò nella Divina Commedia con questi versi “Libertà va cercando ch’è si cara/come sa chi perlei vita rifiuta”, oppure nei versi del poeta William Ernest Henley che a 12 anni, malato di tubercolosi, si vide amputare la gamba sinistra e scrisse “Invictus”: “Non importa quanto sia stretta la porta/ quanto pieno di castighi il destino./ Io sono il padrone della mia sorte/ Io sono il capitano della mia anima”.Versi che ci fanno capire perfettamente quanto sia meraviglioso vivere la propria libertà di scelta. Perché in fondo la “scelta” è un atto di coraggio e di allegria, di rispetto per noi stessi e della nostra volontà. Liberarsi dalle catene che la società, gli altri e molte volte noi stessi ci mettiamo. Quindi un atto audace, portatore di novità personali e volano per la costruzione dell’umanità. Vivere, aspirare al meglio, seguire i sogni, rispettare le norme, amare chi vuoi, essere parte attiva della società… tutto, ma farlo sempre “Ad Libitum”.☺
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