La grande manifestazione del 4 aprile indetta dalla Cgil ha messo in evidenza l’immagine di un’Italia che non si rassegna: un Paese che rifiuta l’idea di subire silenziosamente gli effetti di una crisi gravissima e senza precedenti. Solo nei primi due mesi del 2009 i lavoratori coinvolti dalla CIG risultano essere 483.000; nello stesso Molise la cassa integrazione ordinaria è aumentata del 538,96%. Ma il ricorso alla CIG presenta percentuali elevate anche in Umbria +999,32%, in Basilicata +552,07%, nelle Marche +299,32%, nell’Abruzzo +293,04%, in Piemonte +272,99%, in Trentino +276,89%, in Lombardia +263,20%.
Il calo della produzione industriale investe l’esistenza di migliaia di uomini e di donne, appartenenti alle grandi aziende, ma anche alle tante imprese dell’indotto dislocate sul territorio nazionale e locale. Milioni di ore di cassa integrazione e di mobilità stanno stremando la vita e l’equilibrio sociale dei lavoratori e delle loro famiglie: la CIG, con oltre 201,63% su febbraio 2008, fa registrare un volume di 38.754.180 milioni di ore.
Il rallentamento delle attività tende a coinvolgere tutti i principali settori produttivi: dall’edilizia alla meccanica, dalla chimica al tessile. Uno scenario dinanzi al quale le iniziative del governo risultano essere insufficienti rispetto ad un percorso progettuale capace di sostenere un vero e duraturo processo di sviluppo.
La stessa riforma degli assetti contrattuali non difende il salario e non allarga la contrattazione; una criticità che ha indotto la Cgil a far esprimere i lavoratori e le lavoratrici attraverso lo strumento referendario: la consultazione, che ha consentito di organizzare 59.337 assemblee e di far votare 3.643.836 persone, si è conclusa con il 97% di voti contrari all’accordo siglato il 22 gennaio 2009.
Un dato che evidenzia il limite di una riforma valutata non idonea a costruire una società più giusta e più equa rispetto agli attuali squilibri sociali. Criticità che, nel loro insieme, vanno ricercate non solo nel mutamento degli attuali assetti contrattuali, ma in una più ampia ed articolata crisi di sistema. In tale ottica vale la pena ricordare come in pochi anni vi sia stato un trasferimento di ricchezza dal lavoro al profitto, per un importo pari a 10 punti di Pil, mentre la scarsità delle risorse finanziarie ha indebolito in modo strutturale la capacità di salvaguardare la tenuta dello stato sociale.
Il nostro Paese merita più risorse per l’innovazione e la ricerca, per la scuola e l’Università, per le pensioni e i salari. Per questo risultano fondamentali: finanziare la ricerca sulle fonti rinnovabili alternative onde ridurre la dipendenza dal petrolio; avviare con urgenza un grande processo di messa in sicurezza delle scuole rispetto ad una Nazione che continua a piangere i propri morti tra quanti dovrebbero essere maggiormente tutelati; ampliare gli ammortizzatori sociali a tutte le figure contrattuali; aumentare da subito il tetto che riduce a 750 euro la retribuzione netta mensile a quanti si trovano in cassa integrazione; emanare un provvedimento per i lavoratori precari pubblici che non hanno nessuna tutela; aumentare le pensioni ed estendere la quattordicesima alle pensioni povere; garantire le risorse per la non autosufficienza; diminuire le tasse sul lavoro dipendente e contrastare nel contempo l’evasione fiscale.
Queste sono solo alcune delle necessità che andrebbero soddisfatte: si tratta, soprattutto, di rimodellare un sistema sociale ed economico in grado di guardare al futuro e di porre al centro il diritto a vivere un’esistenza centrata su diritti di cittadinanza certi ed esigibili. ☺
a.miccoli@cgilmolise.it
La grande manifestazione del 4 aprile indetta dalla Cgil ha messo in evidenza l’immagine di un’Italia che non si rassegna: un Paese che rifiuta l’idea di subire silenziosamente gli effetti di una crisi gravissima e senza precedenti. Solo nei primi due mesi del 2009 i lavoratori coinvolti dalla CIG risultano essere 483.000; nello stesso Molise la cassa integrazione ordinaria è aumentata del 538,96%. Ma il ricorso alla CIG presenta percentuali elevate anche in Umbria +999,32%, in Basilicata +552,07%, nelle Marche +299,32%, nell’Abruzzo +293,04%, in Piemonte +272,99%, in Trentino +276,89%, in Lombardia +263,20%.
Il calo della produzione industriale investe l’esistenza di migliaia di uomini e di donne, appartenenti alle grandi aziende, ma anche alle tante imprese dell’indotto dislocate sul territorio nazionale e locale. Milioni di ore di cassa integrazione e di mobilità stanno stremando la vita e l’equilibrio sociale dei lavoratori e delle loro famiglie: la CIG, con oltre 201,63% su febbraio 2008, fa registrare un volume di 38.754.180 milioni di ore.
Il rallentamento delle attività tende a coinvolgere tutti i principali settori produttivi: dall’edilizia alla meccanica, dalla chimica al tessile. Uno scenario dinanzi al quale le iniziative del governo risultano essere insufficienti rispetto ad un percorso progettuale capace di sostenere un vero e duraturo processo di sviluppo.
La stessa riforma degli assetti contrattuali non difende il salario e non allarga la contrattazione; una criticità che ha indotto la Cgil a far esprimere i lavoratori e le lavoratrici attraverso lo strumento referendario: la consultazione, che ha consentito di organizzare 59.337 assemblee e di far votare 3.643.836 persone, si è conclusa con il 97% di voti contrari all’accordo siglato il 22 gennaio 2009.
Un dato che evidenzia il limite di una riforma valutata non idonea a costruire una società più giusta e più equa rispetto agli attuali squilibri sociali. Criticità che, nel loro insieme, vanno ricercate non solo nel mutamento degli attuali assetti contrattuali, ma in una più ampia ed articolata crisi di sistema. In tale ottica vale la pena ricordare come in pochi anni vi sia stato un trasferimento di ricchezza dal lavoro al profitto, per un importo pari a 10 punti di Pil, mentre la scarsità delle risorse finanziarie ha indebolito in modo strutturale la capacità di salvaguardare la tenuta dello stato sociale.
Il nostro Paese merita più risorse per l’innovazione e la ricerca, per la scuola e l’Università, per le pensioni e i salari. Per questo risultano fondamentali: finanziare la ricerca sulle fonti rinnovabili alternative onde ridurre la dipendenza dal petrolio; avviare con urgenza un grande processo di messa in sicurezza delle scuole rispetto ad una Nazione che continua a piangere i propri morti tra quanti dovrebbero essere maggiormente tutelati; ampliare gli ammortizzatori sociali a tutte le figure contrattuali; aumentare da subito il tetto che riduce a 750 euro la retribuzione netta mensile a quanti si trovano in cassa integrazione; emanare un provvedimento per i lavoratori precari pubblici che non hanno nessuna tutela; aumentare le pensioni ed estendere la quattordicesima alle pensioni povere; garantire le risorse per la non autosufficienza; diminuire le tasse sul lavoro dipendente e contrastare nel contempo l’evasione fiscale.
Queste sono solo alcune delle necessità che andrebbero soddisfatte: si tratta, soprattutto, di rimodellare un sistema sociale ed economico in grado di guardare al futuro e di porre al centro il diritto a vivere un’esistenza centrata su diritti di cittadinanza certi ed esigibili. ☺
La grande manifestazione del 4 aprile indetta dalla Cgil ha messo in evidenza l’immagine di un’Italia che non si rassegna: un Paese che rifiuta l’idea di subire silenziosamente gli effetti di una crisi gravissima e senza precedenti. Solo nei primi due mesi del 2009 i lavoratori coinvolti dalla CIG risultano essere 483.000; nello stesso Molise la cassa integrazione ordinaria è aumentata del 538,96%. Ma il ricorso alla CIG presenta percentuali elevate anche in Umbria +999,32%, in Basilicata +552,07%, nelle Marche +299,32%, nell’Abruzzo +293,04%, in Piemonte +272,99%, in Trentino +276,89%, in Lombardia +263,20%.
Il calo della produzione industriale investe l’esistenza di migliaia di uomini e di donne, appartenenti alle grandi aziende, ma anche alle tante imprese dell’indotto dislocate sul territorio nazionale e locale. Milioni di ore di cassa integrazione e di mobilità stanno stremando la vita e l’equilibrio sociale dei lavoratori e delle loro famiglie: la CIG, con oltre 201,63% su febbraio 2008, fa registrare un volume di 38.754.180 milioni di ore.
Il rallentamento delle attività tende a coinvolgere tutti i principali settori produttivi: dall’edilizia alla meccanica, dalla chimica al tessile. Uno scenario dinanzi al quale le iniziative del governo risultano essere insufficienti rispetto ad un percorso progettuale capace di sostenere un vero e duraturo processo di sviluppo.
La stessa riforma degli assetti contrattuali non difende il salario e non allarga la contrattazione; una criticità che ha indotto la Cgil a far esprimere i lavoratori e le lavoratrici attraverso lo strumento referendario: la consultazione, che ha consentito di organizzare 59.337 assemblee e di far votare 3.643.836 persone, si è conclusa con il 97% di voti contrari all’accordo siglato il 22 gennaio 2009.
Un dato che evidenzia il limite di una riforma valutata non idonea a costruire una società più giusta e più equa rispetto agli attuali squilibri sociali. Criticità che, nel loro insieme, vanno ricercate non solo nel mutamento degli attuali assetti contrattuali, ma in una più ampia ed articolata crisi di sistema. In tale ottica vale la pena ricordare come in pochi anni vi sia stato un trasferimento di ricchezza dal lavoro al profitto, per un importo pari a 10 punti di Pil, mentre la scarsità delle risorse finanziarie ha indebolito in modo strutturale la capacità di salvaguardare la tenuta dello stato sociale.
Il nostro Paese merita più risorse per l’innovazione e la ricerca, per la scuola e l’Università, per le pensioni e i salari. Per questo risultano fondamentali: finanziare la ricerca sulle fonti rinnovabili alternative onde ridurre la dipendenza dal petrolio; avviare con urgenza un grande processo di messa in sicurezza delle scuole rispetto ad una Nazione che continua a piangere i propri morti tra quanti dovrebbero essere maggiormente tutelati; ampliare gli ammortizzatori sociali a tutte le figure contrattuali; aumentare da subito il tetto che riduce a 750 euro la retribuzione netta mensile a quanti si trovano in cassa integrazione; emanare un provvedimento per i lavoratori precari pubblici che non hanno nessuna tutela; aumentare le pensioni ed estendere la quattordicesima alle pensioni povere; garantire le risorse per la non autosufficienza; diminuire le tasse sul lavoro dipendente e contrastare nel contempo l’evasione fiscale.
Queste sono solo alcune delle necessità che andrebbero soddisfatte: si tratta, soprattutto, di rimodellare un sistema sociale ed economico in grado di guardare al futuro e di porre al centro il diritto a vivere un’esistenza centrata su diritti di cittadinanza certi ed esigibili. ☺
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