esploda la collera
6 Marzo 2010 Share

esploda la collera

 

«Se la collera fosse un vizio – scriveva l’Abbé Pierre – bisognerebbe dire che nostro Signore è stato terribilmente vizioso quando gridava: “Guai a voi!” agli ipocriti e ai farisei, quando prendeva delle funi e colpiva le schiene dei mercanti del tempio… e quando egli batteva erano veramente colpi che non avevano nulla di simbolico. Era vera collera.

             Vizio è quando uno volge la sua collera al servizio dei propri interessi. Vizio è non essere capaci di andare in collera di fronte all’ingiustizia, non essere capaci di avere abbastanza fame e sete di giustizia per accendersi di quella che chiamiamo la collera dell’amore.

Finché  non saremo capaci di spezzare quella specie di molle esitazione che troppo sovente ci hanno inculcato perché fosse più facile farci stare tranquilli, fino a quando non saremo capaci di ribellarci davanti all’ingiustizia, prima di tutto davanti alla nostra, non per odio, ma per passione e per amore, noi non saremo uomini civili».

Mercoledì 13 maggio si è discusso alla Camera il cosiddetto DLL Sicurezza, che dovrà poi tornare al Senato per le variazioni già annunciate. Spulciamo cosa contiene seguendo la nota interpretativa della Conferenza Episcopale Italiana – finalmente ha alzato la voce – che rileva i passaggi inquietanti del testo presentato. Il decreto

– alza da sei mesi a due anni (tre per i residenti all’estero) il termine dopo il quale chi ha sposato un italiano può chiedere la cittadinanza italiana (art. 4);

– prevede un contributo di 200 euro per la richiesta di cittadinanza (art. 4);

– obbliga i cittadini stranieri che vogliono sposarsi in Italia a esibire il permesso di soggiorno (gli irregolari, – detti clandestini –  non possono sposarsi) (art. 6);

– introduce il reato di “ingresso e di soggiorno illegale nel territorio dello Stato”; non punito con il carcere ma con ammenda da 5 mila a 10 mila euro ed espulsione (art. 21);

– subordina l’iscrizione dei cittadini stranieri all’anagrafe alla verifica da parte del comune dell’idoneità dell’immobile in cui abitano (art. 42);

– obbliga gli sportelli money transfer a fotocopiare il permesso di soggiorno dei loro clienti e a segnalare alla polizia quelli che non lo hanno (art. 43);

– prevede la presentazione del permesso di soggiorno per gli atti dello stato civile, come la registrazione di nascita o  i riconoscimenti di figli naturali (art. 45);

– introduce un contributo per rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno che andrà da un minimo di 80 al massimo di 200 euro (art. 45);

– prevede il superamento di un test di italiano per chi chiede la carta di soggiorno (art. 45);

– obbliga i cittadini stranieri a sottoscrivere un accordo di integrazione con un punteggio che crescerà o diminuirà in base al loro comportamento. Chi esaurisce i punti, perderà il permesso di soggiorno e  sarà espulso (art. 47).

Potrà tutto questo avere un barlume di razionalità e di equità? Il matrimonio di per sé introduce in una nuova residenza-cittadinanza (magari duplice) ed è un libero diritto della persona mai vincolato. Non risultano certificati gli immobili dove i nostri figli vanno a scuola ogni giorno, ma quello dell’immigrato deve esserlo, quasi fosse sua proprietà. Ogni bambino nato in un territorio deve per legge essere registrato nel comune dove l’evento è accaduto, per innato diritto del bambino ad un nome, residenza e cittadinanza, diritto non dei genitori, i quali ne hanno, invece – per legge italiana – solo l’inderogabile obbligo, entro cinque giorni dalla nascita. Le povere rimesse bancarie degli emigrati irregolari esigono la segnalazione alla polizia mentre i ladri di questa finanza dopata hanno agito e continuano a farlo senza disturbo, usando “codici cifrati” per sfuggire all’identifi- cazione e i governi dei paesi sviluppati non vogliono abolire i paradisi fiscali. Ogni certificazione civile ha solo il costo d’ufficio a cui si può aggiungere, se necessario, il bollo amministrativo per atti di particolare rilevanza, all’immigrato è richiesto un “contributo” extra quasi avesse un maggior valore e non pari a quello di tutti. A nessun italiano emigrato o attualmente emigrante verrà mai fatto il test di lingua perché, se non conosciuta, l’apprenderà proprio nel contesto del popolo in cui vivrà, come a nessuno sarà chiesto un accordo di integrazione, poiché essa scaturisce dalla convivenza rispettosa di norme e costumi della nazione ospitante, assumendosi il carico di comportamenti legali solo in base a quanto codificato per tutti, da una legge “eguale per tutti”. Un italiano che varca una frontiera in modo irregolare rimane irregolare ma se avviene il contrario lo straniero é criminale, ecc… Di fronte a queste conclamate discriminazioni per nuocere alla dignità e libertà dell’altro, ci si chiede dov’è finita la ragione e il senso delle  parole libere o codificate e dei fatti che ne conseguono?

Concludiamo con l’Abbé Pierre che ha fatto della vita parola proprio al servizio dei diversi, autoctoni o stranieri: «Ci sono tanti uomini che non sono cattivi e che sono capaci di addormentarsi senza angoscia, felici, pensando di essere al sicuro, mentre due terzi dell’umanità è nella disperazione. Quale amore potrebbe dirsi vero amore se non ardesse di collera quando l’amato è maltrattato, schernito, distrutto? Una madre che non si incollerisse vedendo picchiato il suo bambino, gli vorrebbe davvero bene? Se noi non andiamo in collera quando vediamo gli altri scherniti, umiliati, è chiaro che non li amiamo. La collera rivelerà quale è il nostro vero amore».

Ai “laici” moderni é necessario rammentare che tutto il loro percorso e messaggio è stato fondato sul valore e dignità di ogni individuo; per i credenti in Cristo, familiari, forse, con la Parola, è doveroso richiamare il monito di S. Paolo: “L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia  di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia”  (Rm 1,18); ad ognuno il dovere ineludibile di misurarsi con la propria coscienza!

Le derive si avviano sempre in sordina: soffocata la verità, spacciando ingiustizia per verità plausibile (sicurezza), si arriva a soffocare i viventi, esito tragico di folle gravidanza, seppure, nell’orgasmo o nelle doglie, sia invocato, blaterando da empi, il nome di Dio. Si squarcia, però, il mistero, si diradano le nebbie: crocifissi e crocifissori, vittime e boia emergono con proprio volto inconfondibile e la giustizia non splende in contrapposti soggetti. La coscienza che immaginasse tale impossibile convivenza potrebbe risultare soltanto “schizoide”: non sarebbe, purtroppo, né il primo né l’ultimo caso possibile. ☺

 

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