in pausa creativa
30 Giugno 2010 Share

in pausa creativa

 

Un puntino luminoso, un orologio che regola la temperatura, uno schermo animato da immagini o frasi: la nostra quotidianità sembra non poter fare a meno di questi “segni”. Il progresso tecnologico ci consente di avere a disposizione le migliori attrezzature per svolgere agevolmente le nostre mansioni: accendere un televisore o un altro elettrodomestico, utilizzare il computer, riscaldare o rinfrescare una stanza; è sufficiente pigiare un tasto del telecomando e ciò che desideriamo ottenere si “avvera”!

Non sto qui a dissertare sui vantaggi della tecnologia, né ad esprimere critiche; suggerisco invece di riflettere sulla denominazione che diamo alla funzione descritta negli esempi. Parliamo semplicemente di stand-by [pronuncia: stend-bai].

Come spesso accade, anche senza rendercene conto, comprendiamo il significato dell’espressione inglese per esperienza: se il puntino luminoso del nostro televisore è acceso e si pigia il tasto del telecomando, si può avviare l’apparecchio ed assistere al programma preferito. Che cosa è successo? Il televisore era in stand-by, vale a dire in attesa di collegamento, pronto ad accendersi, ma fermo.

Il vocabolo stand-by, sia sostantivo che verbo, è una di quelle parole “tipicamente” inglesi formate da un verbo (in questo caso stand, “stare, trovarsi” potremmo tradurre) e da una preposizione (qui by, nel significato di “presso”] – come del resto check-in [formato da check  e in], ad indicare l’accettazione dei passeggeri e dei bagagli in aeroporto! Queste locuzioni – i cosiddetti “verbi frasali” – indicano azioni, eppure il loro significato non sempre è facilmente deducibile dalla somma dei significati dei due termini che compongono la locuzione stessa; nel caso di stand-by il corrispettivo italiano sarebbe “stare nei pressi”, che non traduce appieno il senso del vocabolo inglese. “Essere a disposizione, stare all’erta” è il significato italiano che più gli corrisponde.

Tale espressione è utilizzata in campo tecnologico per indicare la fase di “riposo o di attesa” di un apparecchio elettronico, diversa da quella di “spegnimento”: l’elettrodomestico in stand-by è pronto per funzionare in qualsiasi occasione, agevola le nostre abitudini, ci fa risparmiare tempo ma non energia elettrica.

Non c’è che da essere grati allo sviluppo della tecnica!

Inizio d’estate, prospettiva di un periodo di riposo e di vacanze cui ognuno aspira: stand-by.

La metafora mi inquieta. Perché la pausa estiva non deve trasformarsi esclusivamente in “percezione dell’attimo, del presente senza dimensione futura e dunque senza attesa, senza memoria…”(Vittorino Andreoli). Si potrebbe correre il rischio, come suggerisce ancora lo psicoterapeuta, che “il tempo che deve venire si presenti come un’illusione circondata dal dubbio che il futuro arrivi veramente e dall’incertezza su come sarà. La percezione del futuro si riflette inevitabilmente sul presente rallentandone la corsa e togliendo motivazione all’agire”.

L’accezione positiva del termine stand-by va invece riscoperta ed arricchita. Tra i suoi vari significati non va dimenticato quello di “sostegno” e “riserva, provvista” (come sostantivi) che si legano inscindibilmente al primario significato verbale che è “tenersi pronto”.

Attesa non equivale a rinuncia, come si vuole spesso far intendere, attribuendo al vocabolo stand-by il significato negativo di stagnazione, immobilismo.

La tentazione di vanificare le energie e le potenzialità, di nascondere la testa sotto la sabbia, di chiudere gli occhi di fronte alla vita che ci scorre davanti non è la risposta che siamo chiamati a dare.☺

dario.carlone@tiscali.it

 

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