la collina
2 Marzo 2011 Share

la collina

 

Ci sono cose che volano:

uccelli, ore, calabroni

ma di loro non mi importa,

poi ci sono le cose che restano:

dolore, colline, eternità…

(E.Dichinson).

La collina è là davanti a me, immutabile e diversa. La vedo ogni volta che mi siedo a questo tavolo per scrivere o per lavorare. La sento respirare, gemere, ridere; ne indovino i sentieri dolci o  arcigni, le radure pietrose, le cascatelle saltellanti. È il punto di riferimento da cui librarmi in volo o da cui tornare al centro di me stessa.

In questo pomeriggio d’inverno la collina è un controluce nero appena orlato d’oro; è una linea dell’orizzonte frastagliata come un découpage cinese, è un ricamo di alberi che segnano il cielo tormentato dal tramonto come ideogrammi di una lingua sconosciuta.
La guardo nuda e raccolta come un’anima e la percepisco carica di Dio. In questa contemplazione il tempo non ha più importanza, il dolore si stempera, la vita si mescola a inattese visioni di eternità.

Aspetto che la collina rinverdisca, che risuoni ancora della musica degli uccelli, che i cespugli di caprifoglio tornino a fiorire, che sboccino pervinche e ciclamini… e mi esilio in un desiderio di primavera dopo un troppo lungo inverno, una primavera che canta ancora nel mio cuore.

Carolina

 

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