Fra grammatica e vita
Ricomincia la scuola. Bambini e ragazzi tornano sui banchi. Penso alle non poche poesie che guardano all’avventura umana dall’angolazione delle categorie grammaticali, per esempio i mirabili testi di Un eterno imperfetto del poeta italo-svizzero Giovanni Orelli (1928-2016), pubblicato da Garzanti nel 2006. Se ne trova qualcuna anche in Nomi di cosa-Nomi di persona, di Margherita Rimi (Venezia, Marsilio, 2015). Dice la sua nota biografica: «è nata a Prizzi (Pa) nel 1957 e risiede in provincia di Agrigento. Poetessa, medico e neuropsichiatra infantile, svolge da anni una intensa attività in prima linea per la cura e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, lavorando in particolare contro le violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap». Ecco una sua Epigrafe psicoterapica, in cui qualcuno (una piccola paziente, l’autrice stessa, il lettore?) rigetta quell’imperativo d’essere ‘infallibili’ che la nostra società sembra imporci, e ‘ricolloca’ l’essere umano nel triangolo dei suoi presenti limiti, della sua storia passata di cui profondamente ‘partecipa’, e di quella futura cui semplicemente si proietta:
Io non voglio essere
perfetta
voglio essere
un imperfetto
un futuro semplice
un participio passato
Questo a p. 117. Tre pagine dopo, bambini cresciuti, diversi imperativi: continua la vita, anche lontano da noi, dove vigono altre usanze e norme a volte, anche crudeli, contro cui una semplice sensibilità ‘umana’ si ribella. Anche questo registra la poesia:
Il divieto di Ankara
Ad Ankara
i giovani turchi si baciano
contro la legge
si fanno legge.
