Dieci minuti di solitudini
Lo splendido titolo Per gente sola della recente raccolta di Fabio Dainotti (classe 1948), pubblicata da Book Editore, evoca la consolazione che un buon libro di poesia può arrecare a chi si trovi in condizione di solitudine. Ma contemporaneamente è una galleria di molte differenti circostanze di esclusione. Con la discrezione del vero poeta che rifugge da ciò che è scontato, Dainotti evita la parola «solitudine»: essa ricorre solo, 3 volte, nella prefazione di Luigi Fontanella (che ha anche 2 occorrenze dell’inglese solitude) e per 2 volte al plurale nella postfazione di Vincenzo Guarracino, Attraversando una mappa di solitudini. In una sorta di poetica pioggia, invece, il poeta sfrutta gli aggettivi «solo» e «sola», che nel libro, compresi i penetranti paratesti, ricorrono rispettivamente 47 e 21 volte (più 5 casi del plurale «sole»).
Si tratta – citate qui nella loro interezza – di lancinanti captazioni dal quotidiano: «S’infila in un locale, solo, e tutti/ si voltano a guardare./ “È da solo, signore?” Sì./ Da solo»; «L’uomo si siede sulla panca, è solo;/ e si prende la testa fra le mani»; «L’uomo solo si infila in una chiesa,/ quando fa caldo; piange, prega»; «La gente sola pensa a quel ch’è stato/ e a quel che poteva essere. In passato». Fatalmente l’ opposizione solitudine/compagnia si riversa in un’opposizione interno/esterno: «La gente (people) si riversa fuori./ L’uomo che è solo/ rientra con la borsa della spesa,/chiude la porta, lascia il mondo fuori».
Senza esibizionismo, la collezione abbraccia solitudini ‘letterarie’: «L’uomo rimane al buio un’ora intera/ solo, guarda la casa/ di fronte, illuminata/ a sera, e la famiglia radunata» è un prelievo dalla novella di Pirandello Il lume dell’altra casa. Altrove, una certa situazione discende da un romanzo di Paolo Volponi (nella poesia «La vecchina s’affaccia sulla soglia»…), o riscrive un dialogo del Gabbiano di Čechov («Questo è, disse il vecchio in carrozzella»…) Čechov… con i suoi personaggi grondanti malinconico isolamento ed esposti al crudo ludibrio di chi, la solitudine, la canzona… (lo insegna Angelo Maria Ripellino, in Letteratura come itinerario nel meraviglioso e Saggi in forma di ballate: Einaudi 1968 e 1978).
Desta commozione lo spaccato d’ipocrisia secondo cui «Il vecchio è solo, nella casa avita,/ per la fuga di stanze del passato;/ le nipoti lo dicono eremita». E così pure quest’altra situazione: «Più sola è l’ora e silenziosa dietro/ le mura meste/ del cimitero, sul vialetto/ dalla ghiaia celeste» (so di una madre in lacrime, in questi giorni a Niscemi, perché le nuove frane non le consentono di visitare la tomba del suo figlioletto). Uno ‘scatto’ può intervenire a rompere il guscio: «L’impiegato s’affaccia alla finestra/ del vecchio casamento;/ vede vivere gli altri, camminare,/ mentre pensa allo scatto/ dello stipendio: si potrà sposare». Ma non è detto che le nozze non si risolvano poi in una ‘morte civile’ a due: «Persone sole, anche se sposate,/ negli alveari dormono, d’estate,/ un piede spunta fuori dal sudario».
Una seconda sezione del libro si intitola Remedia. Cose da fare, che potresti fare. Sono però soluzioni sconsolatamente fragili. Per esempio: «Aprite le finestre, gente sola:/ nelle crepe del muro c’è la prima/ vïola». O «Cercare lo sguardo dell’altro./ Mendicare un sorriso, un soldino/ d’amore, che illumini il suo,/ ma anche il tuo, viso»; qui potrebbe magari trattarsi di «Qualcuno che ti chiami per la strada,/ ti riconosca, agiti le braccia./ Qualcuno che ti tolga la patente/ di nullità sociale dalla mente». Se no, «Inventarti una storia appassionata/ se appena ti sorride la barista» o «Ascoltare/ nelle sere d’estate le orchestrine./ E le estati lontane ricordare./ Poi ricordarti di dimenticare». Tuttavia questi sono i consigli che si possono dare. Ma forse sai sbagliare anche da solo.
Nel suo discorso di accettazione del Nobel, Iosif Brodskij afferma che un libro «è un mezzo di trasporto attraverso lo spazio dell’esperienza, alla velocità della pagina voltata» e che in esso si avvia «una conversazione tra uno scrittore e un lettore[…] del tutto privata, che esclude tutti gli altri – un atto, se si vuole, di reciproca misantropia» (Il profilo di Clio, Adelphi 2003, pp. 64-65). A beneficio dei potenziali conversatori pigri, torno a sottolineare come queste poesie siano tutte brevi e fulminanti. E per loro, anzi, per la prima volta in vita mia, dopo avere centellinato le melodie con la dovuta lentezza, ho voluto fare l’esperimento di cronometrare il tempo di una lettura, non frettolosa, ma continuativa da cima a fondo: questi ‘cento metri’ di poesia (112 pagine, per 18 euro) si percorrono in 10’:40’’. Sia detto non già perché questa densa raccolta ne debba risultare sminuita, ma per invitare il potenziale pubblico a un acquisto che ripagherà in abbondanza il lettore con la sua ricca profondità, anche senza richiedergli una grande disponibilità di tempo. Dieci minuti di eccellente compagnia.☺
