Con occhi diversi
Manca poco alla festa più dolce e luminosa dell’anno. Inizia il fermento degli addobbi. In alcune vetrine le zucche non hanno del tutto fatto spazio ai nastri, alle luci e a simpatici paffuti angioletti. È bello tutto questo perché rende i bambini felici e noi adulti nostalgici della nostra infanzia. Ma davvero può essere solo questo il Natale?
Come sempre vogliamo vedere ciò che ci piace e non ciò che veramente appare ai nostri occhi. Eppure ogni giorno i nostri occhi sono testimoni di immagini di guerre fratricide e assurde e il futuro lascia col fiato sospeso. Non credo che ci sia una logica o un diritto ad uccidere e a difendersi uccidendo. C’è una sofferenza di popoli che dura da tanto tempo. Troppo.
C’è chi ha avuto e c’è a chi è stato tolto. Chi ha lottato e non ha ottenuto. Il torto e la ragione si intrecciano in affari sporchi, corsa alla produzione e vendita di armi. Manovre economiche ed affariste con l’ausilio di Stati colossi che tengono le sorti del mondo. E noi ci stiamo abituando alla guerra. Guardiamo le immagini, ci preoccupiamo senza porci molte domande e poi passato l’attimo di sconforto e di pena per i morti, ritorniamo alle nostre faccende, alla nostra quotidianità con una buona dose di indifferenza.
La nostra vita ci assorbe a tal punto che i nostri occhi continuano a ‘non veramente vedere’. Onestamente non so cosa possa o possiamo fare ma sento molto forte che posso partire da me. Da noi.
Non abbiamo forze o capacità tali da impedire ciò che sta accadendo nel mondo ma possiamo iniziare dalla nostra famiglia, dal nostro lavoro, dalla nostra comunità. Possiamo impegnarci a trasmettere una cultura del dare e non dell’avere. Avere a cuore tutto ciò che fa parte della nostra vita. Avere a cuore la comunità dove viviamo. Senza favoritismi o individualismi. Senza chiudere la porta di casa. Abbiamo vissuto la pandemia e non vedevamo l’ora di riaprire le porte, abbracciarci, godere della libertà. Tanti gesti di solidarietà… e poi? Abbiamo dimenticato tutto di nuovo. Come prima.
Bisogna creare una cultura di controtendenza e di pace partendo anche dal nostro piccolo angolo di mondo. In oratorio con i ragazzi stiamo preparando un cartellone che ci rappresenti e una delle bimbe, musulmana, sempre presente e molto attenta, ha scritto di suo pugno “Ama il prossimo come te stesso”. I giovani imparano in fretta. Diamo loro, attraverso il nostro esempio, la possibilità di un futuro migliore.
Non possiamo restare indifferenti a tutto quello che sta accadendo nel mondo e aspettare di vivere il Natale come se niente fosse. Nessun pericolo è così lontano. Non è l’angoscia a sconfiggere le ingiustizie. È invece il lottare per ciò in cui si crede con la pace nel cuore.
Sperando con certezza la libertà, la diversità, l’amore.☺
