Acqua, una priorità
La raccolta, l’accesso e la gestione dell’acqua, la tutela del mare, delle acque dolci e della biodiversità degli ambienti, marini o lacustri, sono elementi imprescindibili per lo sviluppo. L’acqua è un tema trasversale al quale l’Agenda 2030, ad esempio, dedica due obiettivi specifici (sulla gestione delle risorse e sulla salvaguardia dei mari) ma che ispira tutti i 17 Obiettivi, da quelli ambientali e sociali a quelli politici.
Siamo di fronte a un fenomeno ormai globale: da un lato c’è un forte aumento del consumo mondiale di acqua (quasi decuplicato nell’ultimo secolo), dall’altro la disponibilità di acqua diminuisce sempre di più. La scarsità di acqua non è più una minaccia lontana ma una crescente realtà.
Dal rapporto ISTAT 2020 sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile, in Italia, la quasi totalità della popolazione ha accesso all’acqua potabile e dispone di servizi igienici nelle abitazioni. Sempre più frequentemente, però, si manifestano criticità, con conseguenti problemi nella regolarità e nella qualità della distribuzione dell’acqua, soprattutto in alcune zone del Paese e in alcuni periodi dell’anno. Per alcuni dei principali corsi d’acqua italiani, negli ultimi 19 anni (dal 2001 al 2019) si registra, rispetto al valore medio del trentennio di riferimento 1971-2000, una significativa riduzione dei volumi defluiti a mare: 15% per il Tevere e oltre l’11% per il Po. L’analisi a scala stagionale e mensile dell’andamento dei deflussi rileva un incremento degli eventi di siccità e delle ondate di piena, anche a causa del mutamento in intensità e frequenza dei fenomeni estremi meteo-climatici.
Nel 2018 l’acqua prelevata per uso potabile destinata agli usi domestici, pubblici, commerciali e produttivi ammonta a 9,2 miliardi di metri cubi. Quotidianamente vengono prelevati 25 milioni di metri cubi di acqua, corrispondenti a 419 litri per abitante. L’approvvigionamento deriva per l’84,8% dal prelievo da acque sotterranee (48,9% da pozzo e 35,9% da sorgente), per il 15,1% da acque superficiali (9,8% da bacino artificiale, 4,8% da corso d’acqua superficiale e 0,5% da lago naturale) e per il restante 0,1% da acque marine o salmastre.
Nel Mezzogiorno vi sono consistenti scambi idrici tra regioni, necessari a soddisfare le esigenze idropotabili dei territori in cui è minore la disponibilità della risorsa. Nel 2018, per la prima volta negli ultimi vent’anni, i prelievi per uso potabile si contraggono (-2,7% rispetto al 2015) a riflesso di una riduzione dei prelievi da sorgente e invaso e di un aumento delle captazioni da pozzo. La riduzione dei volumi è generalizzata sia a livello di distretto idrografico sia a livello regionale, con l’ eccezione (indovinate un po’!?) della regione Molise, dove si registra un marcato incremento dei prelievi (+27,4% rispetto al 2015) venuto principalmente per fronteggiare le esigenze idropotabili delle vicine regioni, in particolare della Campania, a seguito delle difficoltà derivanti dalla crisi idrica del 2017. Il Molise è sempre stata una regione generosa in tal senso!
Secondo un sondaggio IPSOS, condotto in occasione della pubblicazione del Rapporto ASviS 2023, tra i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile il Goal 6, “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, si colloca al settimo posto nella scala delle priorità su cui intervenire, con il 19% delle persone che ritiene l’acqua tra le più rilevanti questioni presenti nell’Agenda 2030.
L’accesso all’acqua, un elemento in passato dato per scontato, negli ultimi anni sta diventando una questione che interroga sempre più italiani. Le recenti crisi idriche hanno infatti portato al 41% la quota degli italiani che ritiene che la scarsità d’acqua stia diventando un problema con cui fare i conti, anche per via del cambiamento climatico che mette sotto stress le nostre riserve di acqua dolce. Per il 37% degli intervistati, poi, la siccità prolungata rappresenterà il fenomeno più preoccupante per i prossimi dieci anni tra quelli legati alla crisi climatica.
I due rapporti citati mostrano uno scenario preoccupante che richiede lungimiranza programmatica e responsabilità politica nei confronti di un interesse comune. Tuttavia, mentre i cittadini chiedono una gestione democratica e trasparente della risorsa, la classe politica di centrodestra guarda ancora alla cessione dell’acqua molisana alle altre regioni come a un’opportunità di sviluppo della nostra terra. Una classe politica che non vuole affrontare problemi atavici del Molise, quali ad esempio la diga di Occhito, la diga di Chiauci, la diga di Arcichiaro. Così, di fronte al riscaldamento globale, che continua a produrre riflessi visibili nei bacini idrici del Molise, la maggioranza del governo regionale e i parlamentari eletti in Molise non hanno uno straccio di idea su come conciliare l’uso dell’acqua alla nostra sopravvivenza e si inchinano alle richieste pressanti di chi, da decenni, ci chiede acqua. Fino a quando il pozzo sarà pieno? Quale sviluppo per il nostro Molise?☺
