Facimm paura, ma… a chi
Ai negri che si fossero offerti volontari per la guerra di Secessione, un generale sotto la presidenza di Lincoln promise che, a fine guerra, nel 1865, avrebbero ricevuto quaranta acri di terra e un mulo. Sedici ettari di terreno pieno di sterpaglie lungo gli argini ripidi dei fiumi, oppure di pietraie sterili e senz’acqua. I circa diecimila che si salvarono, fra i tantissimi che andarono in guerra, ricevettero meno della metà della terra promessa e solo qualche vecchio mulo dismesso dall’esercito.
Ciononostante, furono in tanti, anche molti bianchi altrettanto poveri, a spaccarsi la schiena su quelle terre impossibili. Quando furono ben ripulite e preparate per la semina, il nuovo Presidente ordinò che quelle terre fossero “restituite” ai ricchi latifondisti bianchi. “Qua- ranta acri e un mulo” è diventato, nel linguaggio popolare, sinonimo di plateale menzogna, di architettata fregatura ai danni dei più poveri.
Questa storia mi è tornata in mente leggendo la pregevole raccolta di scritti, curata da Giuseppe La Serra Simm briganti, facimm paura, ma… a chi.
Da sempre i confini, quelli segnati sulle carte o con i cippi, non sono altro che spartizioni. I Savoia, i più beceri ignoranti fra le case reali europee, avevano però un uomo intelligente e scaltro, Camillo Benso di Cavour che aveva viaggiato e che aveva capito che il regno piemontese non avrebbe retto. L’unica possibilità era quella di annettere il Sud e il Centro della penisola italica per portarsi, con un territorio e un numero di potenziali soldati di leva, alla pari con gli altri Stati del Continente.
Approfittando della debolezza di Ferdinando II e del fatto che all’interno della Chiesa il potere temporale era visto come un confine che relegava, fu facile, con una banda di un migliaio di idealisti avventurieri guidati da un rivoluzionario mercenario di professione, sbarcare in Sicilia e risalire la penisola con facilità. Il terreno era stato ben preparato. Le idee repubblicane diffusesi dopo la Rivoluzione Francese, sostenute da Mazzini, il ruolo della stampa e delle immagini raffiguranti il generale Garibaldi e le sue gesta in Sud America, fecero credere che, eliminati i Borbone tiranni e approfittatori, anche le baronie e lo strapotere sui cafoni sarebbero spariti. La terra a chi la lavora era una possibilità concreta: bastava aiutare i garibaldini per garantirsi un futuro radioso.
Non fu così. I cafoni scoprirono presto che la loro condizione, coi nuovi padroni, era ben peggiore. Al potere della nobiltà latifondista si sommava quello di un esercito razziatore, che parlava una lingua incomprensibile se non quella delle armi. Senza altre possibilità che la ribellione, alcuni provarono ad occupare terre demaniali incolte. Furono sterminati. Quelli che si salvarono si diedero alla macchia e a furti per sopravvivenza, si riunirono in bande di briganti e brigantesse: sporchi miserabili malviventi che attentano, mano armata, alle proprietà altrui! Questo non era contemplato nei piani dei Savoia, di Cavour, di La Marmora, di Bixio, e di Cialdini, e di Cadorna, e di Della Rocca…
Fu la paura – sì, i briganti fecero una gran paura ai nuovi conquistatori – che provocò la grande mattanza. Almeno trentamila uomini, donne e bambini furono massacrati, almeno sei paesi furono incendiati, totalmente distrutti, ogni traccia sparita.
Dal 1860 al 1866 in tutto il Meridione fu una carneficina di esseri innocenti, rei di essere familiari o compaesani dei briganti. Sino alla resa, alla loro totale cattura, incarcerazione, esecuzione spesso sommaria e senza processo. Subito dopo iniziò invece il processo di revisione, di riscrittura della storia e dell’oblio, a favore dei vincitori, come sempre.
Per questo l’idea di Cleto Fuschetto, il lavoro di coordinamento di Giuseppe La Serra relativo ai dodici autori dei fondamentali contributi, la limpida prefazione, le belle e tragiche immagini, fanno riemergere verità abilmente taciute e travisate, falsate. Ancora più significativo è il fatto che questo eccellente lavoro è stato fatto da persone dei luoghi e nei luoghi in cui i fatti sono accaduti. Riscoprire le verità storiche è stato in qualche misura anche una sorpresa per gli stessi autori.
Giuseppe è venuto a trovarmi in terra dei Savoia e mi ha regalato una copia di Simm briganti, facimm paura, ma… a chi. L’ho letta con estremo piacere, anche perché mi ha indotto a riflettere anche su altri accadimenti, altre contrapposizioni allo Stato: Mafia, Resistenza, Brigate Rosse. E come lo Stato abbia reagito in modi molto diversi a seconda degli interessi delle classi dominanti. Ma non voglio suggerire interpretazioni. Vi invito con tutto il cuore a leggere questo libro, fatelo per voi, per i vostri figli. Ignorare la propria Storia è quanto di peggio si possa fare… “ignorare fa male al Re, fa male al Ricco e al Cardinale, loro son tristi se noi ignoriam”.☺
