Il posto dei santi
Bianca Favale è uno di quei nomi destinati ad essere ricordati. Parliamo infatti di un’autrice che ha fatto del suo modo di essere il proprio modus vivendi e così si è fatta strada, a testa alta: negli studi, laureandosi in Legge; in ambito lavorativo, ricoprendo un posto importante in un noto istituto di credito; nella vita, diventando scrittrice con la S maiuscola.
Per le tematiche trattate e per la delicatezza con cui lo ha fatto, le siamo grati e lo siamo ancor di più, poiché nel suo viaggio nel Mezzogiorno ha scelto la nostra regione, dopo la sua città natale, Bari, per raccontare la sua vera opera prima Il posto dei Santi. Un libro scomodo per certi versi, dalle tematiche ancora complicate da affrontare e che narra la storia di Alma, la quale da sempre porta avanti in gran segreto una relazione con Nina, la sua prima fidanzata, che è anche moglie e madre di famiglia. L’esistenza della protagonista è fatta di bugie, nell’attesa del momento in cui potrà vivere il suo amore con Nina alla luce del sole.
Bianca Favale è giunta in Molise in punta di piedi, inserita all’interno della programmazione di Sonika Poietika, il fortunato esperimento riuscito anche in quest’anno un po’ particolare e che ha visto questa edizione dedicata al Sud ed alla musica d’autore. Bianca è stata accompagnata nel suo viaggio da Letizia Bognanni, giornalista campobassana che scrive sul mensile musicale Rumore.
A margine di Sonika Poietika, abbiamo avvicinato l’autrice ed a lei affidiamo questo breve racconto del Molise, così come lo ha vissuto da spettatrice interessata, prima nel viaggio che l’ha portata in treno a Campobasso, durante il quale non ha potuto trattenere lo stupore guardando fuori dal finestrino, colpita da un paesaggio dal verde a perdita d’occhio. Bianca ha mantenuto un costante stupore lungo tutto il viaggio, soprattutto per l’accoglienza ricevuta dai molisani, in cui ha visto “altruismo, protezione, generosità, ospitalità, spontaneità”.
Durante la conversazione tra Molise e letteratura, Bianca ci ha raccontato come Il Posto dei Santi nasca dal titolo di una canzone dei Negramaro, un testo che parla di legami indissolubili, di morte e di vita (Sangiorgi l’ha scritta per il padre morto) ed in un verso parla di santi “troppo comodi, troppo distanti” e ben esprime la prospettiva da cui Alma osserva la sua vita che scorre senza fare nulla. “La protagonista di questa storia – ci spiega Bianca – è spettatrice della sua vita, guarda tutto dall’esterno come se non le interessasse, poi ad un certo punto decide di riprenderla in mano”.
Fugati i dubbi circa un canovaccio autobiografico, anche se per sua stessa ammissione i riferimenti ci sono: “Quella non è la mia storia, non è la mia famiglia, non è quello che mi è successo”. Contestualizzare è tuttavia d’obbligo. Quante Alma e Nina esistono, al giorno d’oggi? “Tantissime. È una situazione di comodo molto più diffusa di quanto si immagini, purtroppo”. Quindi rinunciare a vivere la propria quotidianità è una scelta migliore oggi rispetto alla vita vera? “Per me no, – spiega – ma capisco anche quanto possa essere difficile venire allo scoperto. Per me è stato difficile e anche molto doloroso, ho dovuto scegliere per me e non per il bene degli altri”. Scrivere questo libro ti ha aiutata in qualche modo a superare il conflitto che avevi dentro di te o è stato un modo per far emergere una tematica che viene troppo spesso sottaciuta? “Questa storia è nata quando avevo già fatto pace con me stessa, più che altro ho sentito l’esigenza di dare la voce a chi non ce l’ha”.
Quali sono i santi di Alma? “È lei la santa comoda e distante, evita di affrontare la realtà sperando che le cose possano andare come desidera senza dover dare troppi strappi alla sua routine, i suoi santi protettori sono sicuramente i suoi genitori e suo fratello”.
Infine, arriva la pubblicazione del libro, un passaggio non necessariamente felice. Ecco perché: “Per me non è stato facile decidere di inoltrare il manoscritto alle case editrici, ero entrata talmente in simbiosi con questa storia da trovare davvero tanto doloroso separarmene. Alessandra Minervini (geniale scrittrice, ndr) mi ha dato il coraggio per farlo ed ho iniziato a cercare delle case editrici che potessero accogliere Alma con amore e Scatole parlanti si è rivelata una scelta meravigliosa. Hanno voglia di investire negli esordienti, cosa non facile soprattutto in un momento come questo. Appena ho parlato con loro ho capito di aver affidato Alma nelle mani giuste. Tengo perciò moltissimo a ringraziare Alessandra Minervini e Letizia Bognanni. Ho conosciuto Alessandra a Bari nel 2013 e l’ho seguita in numerosi laboratori; è stata fondamentale nello sviluppo di questa storia e nella scoperta della mia voce e di ciò che davvero voglio raccontare”.
Il saluto di Bianca non può che essere una summa dell’esperienza vissuta nella nostra Regione: “Il confronto con i molisani è stato molto tecnico. Poter parlare di storie anche un po’ scomode come quelle di questo libro, in una realtà piccola dove di solito crediamo che si faccia più fatica, ha trovato smentita durante questo viaggio. Ho ricevuto il più bel complimento, quando mi è stato detto che io parlo di queste cose con un tale trasporto da farle vivere e le vivo a mia volta. Ed è effettivamente così. Domande di questo tipo non mi sono state fatte neppure a Bari, dove non ho trovato la stessa la volontà di comprendere”.
Bianca ha espresso l’auspicio e la speranza di poter tornare, soprattutto per andare nelle scuole, dove sarebbe importante trattare tematiche ancora tabù per l’opinione pubblica. “Ma se io -conclude – attraverso la mia storia, parlandone, posso cambiare le sorti anche di una sola persona, allora il mio libro è arrivato dove volevo”. Grazie Bianca.☺
