Dittatura della minoranza
Nell’Ottocento il pensatore francese Alexis de Tocqueville aveva messo in guardia dalla “dittatura della maggioranza”, ma ora si rischia di peggio e di giungere a una dittatura della minoranza. Una nuova legge, in corso di approvazione, sta infatti per stravolgere le regole della democrazia italiana: premio di maggioranza esagerato (detto di governabilità), capilista bloccati, indicazione del premier, conferma delle soglie di sbarramento al 3 e 10 per cento, aumento delle firme necessarie per le liste nuove. Si tratta di una forzatura dell’assetto costituzionale, per cui i governi potranno restare in sella anche quando vanno male o diventano impopolari, che esprime una concezione autoritaria e antidemocratica della cosiddetta stabilità e che sostanzialmente finirebbe per attribuire un potere assoluto a una minoranza degli elettori, riducendo il valore dei contrappesi (“il potere freni il potere”, diceva Montesquieu). Un grave pericolo, insomma, si aggira nell’attuale quadro politico italiano, ancora più preoccupante se osservato nella prospettiva storica.
Per questo oltre 100 storici, afferenti a tutte le università italiane, hanno lanciato un appello contro la proposta di legge elettorale all’esame del Parlamento, evidenziando come la sua approvazione altererebbe in modo rilevante gli assetti istituzionali del Paese.
La storia contemporanea – dice il documento – mostra l’importanza della rappresentanza e del Parlamento quali espressioni fondamentali della sovranità popolare. Nel secolo scorso l’affermazione di regimi autoritari e totalitari è quasi sempre passata attraverso lo svuotamento o l’eliminazione di entrambi. In diversi Paesi occidentali, negli ultimi decenni, il loro ruolo si è fortemente ridotto e si rischia di smarrire il senso stesso della loro rilevanza. Una delle espressioni più gravi dell’attuale crisi della democrazia, non solo in Italia, è la crescente polarizzazione delle nostre società, cui sono legati anche crisi dei partiti, crescita del radicalismo antisistemico, concentrazione di potere nelle mani del leader, astensionismo elettorale, frammentazione e volatilità del voto, ecc. Queste tendenze sono state aggravate in Italia da ripetuti mutamenti della legge elettorale, che per la sua rilevanza costituzionale non è una legge ordinaria come le altre. Riguardando le comuni “regole del gioco”, è opportuno che tali leggi non siano presentate dal governo, che siano oggetto di approfondita discussione, che siano il più possibile condivise con l’opposizione, che non siano approvate con voti di fiducia e che siano adottate a distanza dalle elezioni, princìpi più volte violati dalle ultime leggi elettorali e da quella in discussione.
Sono oggi in atto forti spinte per uno spostamento del potere verso l’esecutivo che mettono in discussione la divisione e l’equilibrio dei poteri, essenziali in qualsiasi Stato liberale e democratico, a scapito delle istituzioni di rappresentanza e del potere giudiziario, configurando talvolta esplicite trasformazioni in senso autoritario. Come con altre leggi elettorali degli ultimi anni, anche con la riforma elettorale in discussione si trasformano di fatto le elezioni da momento di designazione dei rappresentanti a mezzo per stabilire chi detiene il potere esecutivo sottraendo questa scelta al Parlamento. Attraverso un sistema proporzionale con premio di maggioranza quasi unico al mondo, la riforma punta ad affidare per un’intera legislatura un grande potere ad una coalizione rappresentativa di una netta minoranza di elettori. Tale trasformazione – accompagnata dall’ obbligo di indicare il candidato Presidente del Consiglio, interferendo con le prerogative del Presidente della Repubblica – introduce un premierato di fatto, in contrasto con la Costituzione e aggirando le garanzie richieste dalle procedure di riforma costituzionale.
Invece di promuovere una maggiore partecipazione degli elettori, il nuovo meccanismo elettorale induce un’ulteriore polarizzazione degli schieramenti, incentiva la competizione tra coalizioni forzate ad essere tali dalla stessa legge elettorale e impone artificiosamente sulle altre una coalizione politica minoritaria, peraltro eterogenea e condizionata dalle sue componenti interne. Tutto ciò vanifica di fatto i presunti benefici della stabilità. La nuova legge penalizza ulteriormente la mediazione politica e inibisce il processo deliberativo attraverso cui istanze diverse – comprese quelle delle minoranze – vengono comunque considerate, entrambi modi tra i più efficaci per contrastare la polarizzazione. Inoltre, il premio di maggioranza porta la coalizione vincente vicino alle “maggioranze di garanzia” permettendole l’elezione in autonomia del Presidente della repubblica, dei giudici costituzionali, dei membri di nomina parlamentare del Consiglio superiore della magistratura e di quelli delle commissioni parlamentari e delle Autorità amministrative indipendenti, senza un concorso dell’opposizione, essenziale per evitare forme di “dittatura della maggioranza”. Non è questo il futuro che vogliamo per la nostra democrazia repubblicana – conclude l’appello degli storici -, non è questo l’esito cui indirizzare la storia del nostro Paese e per questo, nel richiamo ai princìpi della Carta costituzionale, esprimiamo la nostra netta contrarietà al disegno di legge elettorale in discussione.
In democrazia i governi dovrebbero essere fatti perché cambino e si alternino, con un ruolo sempre preminente del Parlamento; invece questa riforma punta a favorire la conservazione del potere da parte di coloro che già lo detengono, anche se votati da una minoranza degli elettori.☺
